Piccolo weekend fuori porta, di quelli che dovevano portare altrove, ma che in tempi di pandemia, alla fin fine, ci regalano un po’ di scoperta del nostro paese d’adozione. E che scoperta.
Che la natura in Svezia fosse splendida, questo ormai negli anni l’ho capito, che le città fossero belle e ricche di storia, anche, che la combinazione di questi due elementi con mare e laghi sparsi qua e là, fosse vincente, beh anche questa era storia nota, ma ogni volta mi colpisce vedere quanto sia vero.
Siamo atterrati a Visby con un rapidissimo volo da Stoccolma, alle 9:40 di venerdì mattina, con davanti a noi praticamente due giornate e mezzo di scoperte.
Da dove incominciare? Tutto è bello, non c’è stato un angolo dell’isola, da nord a sud che non ci abbia fatto sognare ad occhi aperti, paesaggi mozzafiato, chiesette diroccate di epoca medievale sparse qua e la, spiagge deserte, mare limpidissimo.
Visby, il capoluogo di regione, circondata dalle sue mura ha un fascino tutto suo, una piccola Saint Tropez del Nord, tantissime boutique e ristoranti, tutto molto chiuso in questo periodo, un po’ per la stagione non ancora agli inizi, un po’ per le restrizioni covid, che non aiutano i ristoranti a rimanere aperti per pochi clienti e con orari ridotti. Comunque c’è la siamo goduta passeggiando dopo cena nei suoi vicoli e godendo di tramonti spettacolari.
Fuori Visby, da Nord a sud, abbiamo visitato quasi tutto quello che leggendo in rete era consigliato. Venerdì e sabato ci siamo dedicati più alla parte nord dell’isola, iniziando dal parco nazionale di Junfrung a circa 30 minuti da Visby. Primo assaggio delle bellezze naturali presenti sull’isola. Dal parcheggio passeggiata brevissima con una bella vista che culmina nel suo punto più alto a 27 metri sul livello del mare.
Da qui ci siamo spostati a visitare una delle tantissime chiesette di epoca medioevale che si trovano sull’isola, moltissime anche abbastanza di grandi di dimensioni, nella stessa Visby. La chiesa di Enlighes Ödekyrka e della fine del XIII secolo, utilizzata fino al XVII. Molto particolare con un transetto quasi quadrato, notato poi qui in altre chiese della stessa epoca. al suo interno ancora il fonte battesimale e l’altare. Da qui ci siamo spostati al Blå lagunen, con la sua acqua cristallina, posto ideale per un bagno d’estate e per un picnic con vista, peccato il freddo polare che ci ha frenati in qualsiasi tipo di attività all’aria aperta che andasse oltre i 10 minuti.
Sabato ci siamo spinti all’estremo nord di Gotland, sull’isola di Fårö, una vera perla, a circa un’ora e trenta da Visby con un giretto finale in traghetto (gratuito). Qui di posti belli c’è solo l’imbarazzo della scelta, dal villaggetto di pescatori Helgumannens, particolarmente suggestivo, al parco naturale di Digerhuvud, fino al faro di Fårö, la cui costruzione fu importantissima per la presenza di una secca a qualche miglio dalla costa, che aveva nei secoli mietuto vittime tra le navi di passaggio. 
E tra un posto e l’altro tutto è bello, mulini abbandonati, foresta incontaminata, pecore che passeggiano nelle praterie, cavalli e mucche che abbiamo incrociato in numero molto maggiore dei bipedi.
Lasciandoci Fårö alle spalle per tornare verso sud abbiamo fatto la costa est, leggermente più protetta, scendendo al parco naturale di Furilden e successivamente a quello di Asundens. Un po’ di strada sterrata per arrivare al primo, ma non ci siamo lasciati frenare e ne valeva la pena, una piccola passeggiata nel vento per arrivare al secondo, ma tutto di facilissimo accesso.
La parte sud dell’isola l’abbiamo tenuta per domenica, dovendo essere in aeroporto verso le 4 del pomeriggio abbiamo preferito non allontanarci tantissimo. Nettamente più abitata la parte sud di Gotland, ma con altrettanti piacevolissimi scorci a cominciare da un paio di villaggi di pescatori, tutti con un grande charme, con le loro casette di legno di pochi metri quadrati, ordinatamente disposte, le strutture per appendere le reti ad asciugare, le toilette comuni, tipo campeggio, i piccoli pontili, le barche rovesciate in attesa della bella stagione. Grunge strand e Folhammar, entrambi sulla costa est.
Risalendo verso Visby ancora un giretto a Tofta strand e un bel colpo d’occhio sul mare da Högklint.
Tutto semplicemente perfetto. Piccolo neo il tempo, sembravano le 4 stagioni in un colpo solo, un alternarsi di vento, sole, cielo coperto e diverse nevicate.
Fuori stagione tantissimi ristoranti chiusi soprattutto a Nord, ma qualche interessante scoperta. Proprio a Fårö, dove eravamo quasi sul punto di rassegnarci ad un digiuno forzato intervallato da qualche vasa ( pane secco svedese), siamo capitati molto per caso in un ristorantino delizioso, sia per il quadro che molto carino che per la cucina. Fårögården. d’obbligo assaggiare l’agnello di Gotland.
A Visby due buone cene, la prima in un ristorantino che definirei charmant, Tuppens Krog, ambiente piacevolissimo, pochi tavoli, cucina veramente buona, un solo menù con scelta di carne o pesce per il piatto principale, tutto ottimo, compreso il servizio sorridente della proprietaria che lavora in tandem con il fratello in cucina.
Seconda cena in un ristorante più classico per cucina e decorazione, ma con cucina altrettanto buona, Värdhuset Lindgården. Un po’ decalé il tutto, compreso il servizio, ma molto piacevole.
Visby è comunque piena di ristorantini, molti purtroppo ancora chiusi in questo periodo, e tanti nei quali visti gli orari ridotti dei ristoranti in questo periodo covid, era difficile trovare un tavolo, comunque il bilancio globale è super positivo.
Ultimo, ma non meno importante l’hotel, anche qui siamo cascati perfettamente, stanza molto carina con bellissima vista e ottima colazione, location perfetta.
35 minuti di volo dal piccolo aeroporto di Bromma, praticamente il tempo di decollare ed atterrare, senza storia, perfetto per un week end.
Opzione traghetto possibile ma due ore e mezzo più lunga, noi abbiamo optato per quella più rapida, perfetta per un weekend lungo e direi che abbiamo fatto bene.
Affitto auto indispensabile per poter visitare l’isola.








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