Espatriando s’impara!

Espatriando si impara, potrebbe diventare il motto di chi, dopo anni all’estero a cambiare paese e accettare sfide, mantiene l’entusiasmo.

Se ci penso 24 anni fa preparavo la mia prima partenza, una cosa tranquilla, andavo poi solo a Parigi. Parigi però all’epoca sembrava ancora lontana, una specie di “dall’altra parte del mondo”, almeno del mio mondo, era prima di Skype, di FB, e di tutti i social media che di colpo da 15 anni a questa parte hanno reso la nostra vita lontano molto, ma molto meno “lontano”.

Mi sembrava già di andare chissà dove, non sapevo nulla del vivere all’estero e le mie paure avevano praticamente zero valvola di sfogo.v

In un certo senso ringrazio quasi di essere partita prima dei social, prima dei mille blog ricchi di ogni virgola, che già ti svelano tutto prima ancora dell’atterraggio, prima dei gruppi FB gioia e dolore del tuo nuovo paese d’accoglienza. Praticamente adesso arrivi, sai quasi tutto, hai anche magari due amiche conosciute on line, che ti faranno da guida o da spalla o tutte e due. Arrivi e hai già l’impressione di esserti installato da una vita. Prima invece ci mettevi mesi e mesi, e questo solo per capire dove comperare il pane, le amicizie poi, beh quelle te le andavi a cercare, bava alla bocca e occhio voglioso. La mia primogenita ha la sfiga di essere nata all’inizio di tutto questo cammino, era in pancia quando sono atterrata in terra francese, e per fortuna pare che i primi ricordi siano legati ai due anni in su e non ai due in giù, perché  si riporterebbe lei alla maternità pur di scampare alle giornate uggiose passate ai giardinetti con lei costretta, povero cucciolo, a subire scivoli e altalene, mentre io fissavo da lontano i gruppetti di mamme sperando che anche solo per sbaglio una mi rivolgesse la parola. È stata dura ma il risultato grandioso, la bambina è sopravvissuta e, visto anche che avevo subito capito il valore aggiunto dei figlioletti in espatrio per creare contatti, le ho fatto due sorelle che, per ovvie ragioni, al ritmo di un paese dietro l’altro, hanno subito la stessa sorte. Sarà per questo che adesso tutte studiano lontano, per scampare alle mie voglie di giardinetto nordico ricoperto di neve fino a maggio?

Comunque farsi le ossa serve perché poi ogni passaggio successivo pare quasi più semplice, conosci i fondamentali e anche i tuoi figli sono pronti a seguirti di buon grado la dove c’è odore di mamme con le quali socializzare, che poi si traducono in bambini anche per loro.

Farsi le ossa all’antica ha una sua ragione di esistere, già solo perché le volte successive mi sembrava una passeggiata: tutto in discesa. Ovviamente ben venga tutto questo tripudio di modernità, nessuna malinconia dei tempi passati perché comunque anche così, con tutto il trallalà di internet, l’esperienza da una gran mano, almeno nel cercare le informazioni giuste e passar sopra a tutte le altre. In rete infatti, oggi come oggi, c’è fin troppo ed è quasi difficile capire cos’è vero, cosa no e chi ha ragione. Troppa informazione ammazza l’iniziativa e ci può rendere passivi all’arrivo e anche prevenuti. Se avessi dato retta a tutto quello che ho letto sulla vita in Svezia non avrei lasciato con così tanto entusiasmo la mia amata California.

Ogni mese che passa all’estero ci regala quella sacrosanta esperienze che  serve tantissimo a rimanere a galla quando il gioco si fa duro, a allontanare la nostalgia, a trovare le nastrini del mulino bianco….  Io dopo 24 anni a sognarmi la nastrino calda appena rientrata a Torino, finalmente me le sono regalate con un giga ordine scaricato davanti a casa qui a Stoccolma. 10 anni fa non avrei saputo che fare, oggi invece non mi tengo neanche più le voglie.

Ma anche il desiderio irrefrenabile di qualcosa negli anni mi è servito a fare di me l’espatriata che sono, quella che vive il momento, quella che accetta con rassegnazione quello che passa il convento, adotta usi e costumi locali. Negli anni ne ho avute di uscite da simil supermercati con un nodo alla gola a chiedermi perché, perché sottopormi a tutto questo, perché tenermi dentro la voglia di mozzarella, perché cercare di capire come usare quello strano vegetale dal colore insolito, perché? Oggi  mi dico che se non fossi passata dal mio Five stars di indiana memoria, il mini market che sapeva di naftalina, dal quale la prima volta che sono uscita ne sono uscita con le lacrime agli occhi, ma quelle vere, non sarei quella di oggi, che accetta di non trovare le cose, che accetta di adattarsi e lo fa con la curiosità necessaria. 

Espatriando si impara da questo punto di vista, tantissimo e, aggiungerei, più il paese è complesso più la lezione è utile. Non per girare intorno al cibo, ma a me le spese on line impacchettate che arrivano dirette dall’Italia ai quattro angoli del mondo, fanno sorridere, fanno sorridere nei paesi del primo mondo, dove alla fin fine si trova tutto, forse diverso ma tutto. Capisco riempirsi la valigia al rientro a casa con tutti quei sapori che ci ricordano l’altra di casa, ma proprio ordinare il burro o ancor peggio il detersivo (lo sapevate che noi italiani puliamo con prodotti più top del resto del pianeta?), a me sembrano capricci che non porteranno tanto lontano nella necessaria integrazione nel nuovo paese, che si si  psssa anche attraverso cif e amuchina locali!

Passano gli anni e più ci si adegua e sempre più in fretta, forse anche perché  la memoria del prima si allontana, diventa meno netta e ci permette di guardare più avanti che indietro.

Tra pochi anni, tre esattamente, saranno più gli anni di vita trascorsi a percorrere strade in lingue diverse che quelli in cui ho camminato nelle piazze del mio paese, questo, sommato a tutte le fatiche fatte, aiuta sicuramente a sentirmi a casa in fretta, con quel bagaglio di prove, rinunce e entusiasmanti scoperte.

24 anni fa avrei pensato che il mio percorso all’estero si sarebbe risolto in una vita francese, con le sue difficoltà ma nulla di insormontabile. Si forse mi vedevo ferma li, nella ville lumiere, per i 24 anni successivi. In fretta però una volta risolti i problemi e adottato un’andatura di crociera, ho capito che una vita tutta lineare, nelle stesse stradine, accerchiata dagli stessi palazzi, mi sarebbe stata stretta, ho capito che mi piaceva ritrovarmi ad imparare tutto, stile bambino che muove i primi passi e articoli le prime parole, ho capito che sarei stata pronta a ripartire e ritrovarmi nelle stesse caotiche difficoltà. Espatriando si impara e si ha voglia di farlo ancora e ancora, ed ogni volta di aggiungere un po’ di pepe, qualche sfida, alzare la sbarretta della nostro confort zone, sapendo che quando avremo raggiunto di nuovo l’equilibrio perfetto, saremo pronti per ripartire, e sarà sempre più facile sotto tanti aspetti, quelli logistici in primis,  ma sempre incredibilmente stimolante perché alla fine sentirci spiazzati e quello che ci stimola, alla fine aver avuto le lacrime agli occhi alla vista di scaffali vuoti di sperduti supermercati, o aver atteso un anno per mangiare un pezzo di salsiccia degna di questo nuovo e per un taglio di capelli che non faccia impallidire, serve eccome, serve a continuare a vivere così con mille sogni, valanghe di progetti e qualche desiderio represso!

2 risposte a “Espatriando s’impara!”

  1. Un altro motivo per non farsi spedire i detersivi dall'Italia è che non aiuta a risolvere il problema dei cambiamenti climatici :). Dobbiamo comprare più prodotti locali per ridurre i trasporti che producono più o meno (in Svezia) 1/3 delle emissioni CO2. La vita degli espatriati insegna molto, non ci sono dubbi! Ma purtroppo mi sembra che alcune abitudini sono parte del motivo perché abbiamo troppe emissioni CO2 e cambiamenti climatici. Volare di qua di là è anche un problema, siccome per esempio un volo Stoccolma – New York produce 2,5 tonnellate di CO2. Mi dispiace per questo commento scoraggiante ma dobbiamo anche confrontarci con questi problemi.

  2. Certo, e soprattutto vivere all’estero vuol anche dire immergersi nella cultura locale e di conseguenza nei prodotti locali… per il volare purtroppo quando si vive in espatrio è molto più complicato rinunciare a volare, le famiglie vanno riunite e per farlo non abbiamo scelta!

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