La prima volta a Sandhamn era estate, ero arrivata in Svezia da una manciata di giorni e mi regalai un lungo week end con Chiara, Camilla, la mia amica Elise e i suoi figli, i nostri primi ospiti a Stoccolma in una casa ancora vuota che aspettava il container in viaggio da San Francisco all’Europa. Faceva caldo allora, il porto era gremito di barche, a vela per lo più, i ristoranti erano tutti aperti e pieni di gente, l’aperitivo vista mare era affollato, rumoroso, vivo.
Facemmo bici, canoa, ci tuffammo in un mare freddo ma piacevole, acqua cristallina. Camminare nei vicoletti del paese tra le belle e ordinate casette di legno regalava un’atmosfera bretone, quella tipica dei posti di mare.
Siamo tornati a Sandhamn in questo inizio di mese di marzo, una spruzzata di neve poco prima del nostro arrivo aveva imbiancato le stradine e i pontili. È bella la neve sul mare, da quando viviamo qui su al nord è una delle cose che mi piace di più.
Certo Sandhamn d’inverno è molto meno vivace della sua versione estiva, o forse Sandhamn in tempi di pandemia è la pallida versione di se stessa.
Quasi nulla è aperto, pochissima gente in giro.
Davanti all’unico supermercatino dell’isola la coda è ordinata, si entra pochi alla volta, le restrizioni sono arrivate anche qui.
Non ci sono bici, non ci sono canoe, ma il piacere di un giro a piedi tra mare e foresta c’è tutto. Il tempo scorre lieve com’è giusto che sia in un week end organizzato per rilassarsi e basta, per recuperare energie e un po’ di tempo insieme.
L’hotel è lo stesso dell’altra volta, il Seglarhotell, piacevole, stanzette piccole e dall’arredamento vecchiotto ma con una vista su mare e barche che ti predispongono benone già al risveglio. Colazione non male. Il suo ristorante era aperto, medio, ma non avevamo molta scelta.
Altro ristorante aperto dall’altra parte del paese il Värdshus, con anche il suo pub, buone le aringhe! Scelta limitata ovviamente in questo periodo dell’anno, da maggio in poi andrà meglio.
Passeggiamo per l’isola a lungo, lentamente, nella mia mente ripeto i luoghi dei libri di Viveca Sten, la scrittrice svedese che ha ambientato i suoi romanzi proprio qui ( la serie si chiama Sandhamn murder, ne ho parlato in più occasioni), diversi punti dell’isola vengono menzionati nei suoi libri, e mi sembra di essere lì in mezzo a quella trama sottile e intelligente dei gialli nordici.(https://www.vivecasten.com) 
Fu proprio durante la prima estate qui, quella manciata di giorni a Sandhamn che scopri la scrittrice svedese e lessi le prime pagine del suo primo romanzo sdraiata al sole sulla spiaggia di Trouville. Si sì come la ben nota Trouville sur mer, di francese memoria. Non potendo andare laggiù ci si accontentava di quella in versione locale.
Sandhamn divenne luogo di villeggiatura degli abitanti di Stoccolma a partire dalla fine degli anni 30, quando in Svezia vennero istituite per legge le due settimane di vacanze estive. Ecco allora dei piccoli bungalow sorgere ordinatamente, non più di 35 m2 l’uno, spartani e efficaci per le vacanze. Adesso direi che ne sono rimasti pochi di queste dimensioni, le case sono belle e semplici, nettamente più grandi, dei posti piacevoli dove rifugiarsi, alcune con spettacolari viste sul mare.
Sandhamn è l’ultimo porto di uscita dall’arcipelago di Stoccolma verso il mar Baltico, primo porto di entrata. Da qui partono le pilotine che guidano le grandi navi fino alla città, ancora adesso, benché i piloti non siano più obbligati come nel passato a vivere sull’isola ma arrivino al ritmo del passaggio delle navi. In passato era diverso i piloti e le loro famiglie vivevano a Sandhamn, ma questo era prima delle summer house chic e dei turisti del week end.
D’estate i traghetti partono direttamente da Strandvägen, pieno centro di Stoccolma, circa tre ore di battello, d’inverno dal porto invernale Stavsnäs Vinterhamn , , a un’oretta di pullman da Slussen, in un’ora si arriva a destinazione, tre corse giornaliere.
Per un week end invernale è un posto perfetto, per una settimana d’estate anche!





Rispondi