Oggi leggevo che a Dubai la situazione sta nuovamente peggiorando. Proprio ieri una delle mie amiche parlava di ipotetici viaggi esotici oltre i confini europei. Durante le vacanze natalizie tanti dei miei contatti sparsi per il mondo sono saliti allegramente sugli aerei e hanno attraversato continenti, forti di doppi passaporti, nuovi passepartout dei tempi moderni. C’è chi ha poi postato foto su spiagge esotiche e chi invece si è trattenuto godendo il momento al riparo degli occhi del mondo. Tutto questo ovviamente in barba a divieti, confini chiusi, tamponi da presentare all’imbarco, giri dell’oca per connessioni aeree mancanti e scali impossibili.
La domanda sorge spontanea, perché? Perché non siamo capaci per qualche mese di mettere da parte il nostro benessere individuale per quello collettivo più ampio ed importante in questo momento? Perché si deve sempre cercare scappatoie per aggirare le regole, quando se tutti le seguissimo forse saremmo tutti più in fretta liberi dalle regole stesse?
Che in tanti posti l’inverno sia lungo e buio, lo so bene io che vivo in Svezia, che in tanti altri le restrizioni siano state tante, forse troppe, che ovunque tutti siano stufi della situazione, comprensibile, ma ci sono dei ma.
Una cosa per me è emersa chiara da questo anno folle di pandemia, l’egoismo, pompato al massimo da chi i soldi per sfuggire li ha e da chi non li ha.
Penso sia chiaro a tutti che questa pandemia non abbia risparmiato nessuno, ma sicuramente abbia massacrato alla grande chi economicamente era già meno fortunato. Non è un mistero che ovunque nel mondo le classi sociali più basse, siano state colpite in modo violento dal virus, generazioni che vivono sovrapposte, spesso con un accesso minimo alle cure mediche, a volte con un accesso limitato alle informazioni creato da barriere linguistiche difficili da sormontare. Poi ci sono gli altri, quelli che ovviamente possono pagarsi un po’ di svago, fuggendo lontano dalle restrizioni. Sentivo che in uno degli aeroporti secondari di Stoccolma, dove il traffico normale è praticamente azzerato atterrano con frequenza straordinaria jet privati in arrivo dalla Russia, i ricchissimi russi sfuggono al lockdown regalandosi 24 ore di shopping e ristoranti nella capitale scandinava, forti del fatto che si sta via per un tempo così breve, si sfugge anche a test e quarantene di ritorno.
Qui siamo all’estremo, ovvio, ma ne ho visti tanti svernare dove le regole sono più blande, pagarsi biglietti a prezzi esagerati per regalarsi una pausa rigenerante in paesi affamati di turismo pronti a far entrare tutti in barba a quello che potrebbe succedere alla popolazione locale.
Adesso, sono perfettamente conscia che noi facciamo parte dei privilegiati di questo mondo, e che in questa pandemia ancora di più abbiamo avuto la fortuna di vivere in un paese senza eccessive regole, che anche noi abbiamo senza problemi fatto rientrare le nostre ragazze nel momento in cui dove si trovavano la situazione si complicava, ma parlo comunque di ragazzine che rientrano a casa, non di famiglia che parte in vacanza, certo anche noi siamo partiti quest’estate, ma solo dopo che in Europa, all’interno dell’Europa c’è stato il via libera ai viaggi, mentre a Natale abbiamo scoperto un po’ di Svezia, proprio perché la Svezia chiedeva e chiede di non viaggiare fuori dai suoi confini. Buon senso, semplice buon senso, anche se la mia pausa al sole rigenerante so che mi mancherà e arrivare a maggio sarà lunga.
Trovo che in generale questo semplice buon senso manchi, che in tanti predichino bene , ma poi appena tocca a loro applichino regole diverse, perché come si fa a non rilassarsi 10 giorni sulla spiaggia quando qui l’inverno dura fino alla primavera inoltrata? Perché come si fa a non festeggiare il capodanno tra cocktails esotici e palme altrettanto esotiche?
Forse c’è veramente qualcosa di sbagliato nel nostro essere comunità, siamo cresciuti in un mondo terribilmente individualista, chiuso su se stesso a osservare con fascino il proprio ombelico, e assolutamente ciecò ai reali bisogni degli altri, fa riflettere e mi rende anche un po’ triste, spero di essere stata capace di inculcare qualcosa di più alle mie figlie, di aver regalato loro empatia e una buona dose di responsabilità.

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