Tra pochi giorni Chiara rientra a New York, dopo 10 mesi. Ritorna a New York com’è giusto che sia per finire i suoi studi con una piccola parvenza di normalità, per impossessarsi di nuovo di quella sua vita da studente che, per forza di cose, ha messo tra parentesi atterrando ad Arlanda a fine marzo.
Sarà di nuovo dall’altra parte dell’oceano, ripercorrerà le sue strade, dormirà nel suo letto, nella sua stanza newyorkese con le sue foto e i suoi ricordi, nel nostro appartamento con la foto di noi cinque sorridenti sul mobile dell’ingresso, e quella mia con loro piccole sulla porta del frigo. Riprenderà a chiamarmi al mattino camminando in quelle strade che sono un po’ casa, e io l’ascolterò a volte con pazienza, a volte di fretta, scrutando di nuovo per mesi il suo viso oltre lo schermo. Ad ogni telefonata mi immaginerò di nuovo di essere lì anch’io a passeggiare con lei in una città che ormai è parte della nostra vita.
Nei prossimi mesi so già che, a volte, l’ansia di averla lontana in questa situazione complessa in cui ci troviamo, prenderà il sopravvento. So già che mi sveglierò di notte come durante la scorsa primavera, quando era Federica ad essere sola la a Manhattan.
Cambiano le combinazioni famigliari, rimescoliamo le carte, lei che per pochi mesi si è trovata ad essere figlia unica, privilegio raro per un figlio di mezzo, sarà fuori dallo schema e le sue sorelle per la prima volta si troveranno a convivere senza lei in mezzo che da 19 anni è lì ad equilibrare gli estremi e ad armonizzarli.
Ancora una volta questa follia che dura da mesi ci regalerà combinazioni famigliari nuove e tutto sommato interessanti, ci rimette in gioco nel trovare equilibri e dinamiche, perché togliendo delle pedine e mischiandone l’ordine per forza di cose tutto cambia un po’.
So che dalla prossima settimana perderò un po’ la serenità di questi ultimi tempi, quella data dal l’averle tutte qui, sott’occhio, nella stanza accanto, sul divano, sedute intorno al tavolo della cucina. So che le notti ogni tanto saranno lunghe, quelle in cui i pensieri diventano giganteschi e riprendere sonno sembra quasi impossibile. So che guarderò ancora più da vicino l’evolvere della situazione negli
Stati Uniti, i contagi a New York, il progredire dei vaccini, l’apertura delle frontiere, i voli che non ci sono, o forse sì.
Lei parte e non sappiamo ancora quando ci rivedremo, in cuor mio spero sempre in quei piccoli miracoli, quelli dettati dal mio perenne ottimismo, quelli che ci porteranno a volare di nuovo tutti insieme a New York a maggio per brindare alla fine dei suoi studi, alla chiusura di questo brillante capitolo universitario. Voglio crederci, giorno dopo giorno, mese dopo mese, voglio continuare a vederlo così il mio mese di maggio, nel tepore di New York come due anni prima, con lei in toga violetta e l’Imperial State building illuminato con i colori di NYU, lei felice e noi fieri di lei.
Intanto la sua partenza ha già un sapore di ritorno verso un qualcosa di normale, verso quello che dovrebbe essere….

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