Abbiamo festeggiato l’inizio del 2020 con gli occhi rivolti al mare cristallino del Belize. I nostri primi giorni dell’anno sono stati ritmati dalla scoperta di un paese nuovo, della cultura Maya, della giungla fitta che guarda le montagne del Guatemala.
L’abbiamo iniziato così con come sempre tanti progetti, cose da fare.
Il 2020 iniziava come l’anno in cui Camilla avrebbe lasciato il nido, quello in cui Federica avrebbe lasciato gli Stati Uniti, quello in cui Chiara si sarebbe trovata da sola a New York per godere in pieno della grande mela, per i suoi ultimi 18 mesi ad NYU, quello in cui noi due, per la prima volta dopo oltre 22 anni con una casa rumorosa di figli e di caos, ci saremmo ritrovati da soli. Doveva essere ed eravamo felici che così fosse. Abbiamo brindato guardando la spiaggia all’anno intenso e pieno di successi che avevamo davanti, insomma all’anno intenso e pieno di successi che immaginavamo, che avremmo voluto.
Poi l’anno è incominciato con i suoi ritmi soliti, Camilla nell’ultima dirittura di arrivo prima degli esami, Paolo su qualche volo, in qualche aeroporto, le grandi immerse nella loro vita newyorkese, con l’entusiasmo di sempre. Abbiamo fatto ancora in tempo a prendere un paio di aerei, uno sprazzo di vacanza, a progettare cose carine per i mesi a venire, abbiamo fatto in tempo per un attimo a immaginarci un anno normale, come i precedenti, scandito dai soliti ritmi, quelli che amiamo.
Poi di colpo tutto si è fermato, di colpo il mondo è diventato immenso, le nostre vite si sono adeguate ad altri ritmi, nel cielo gli aerei hanno smesso di volare, le mie figlie al di là dell’oceano non mi sono mai sembrate così lontane, irraggiungibili, quasi indifese. Chiara è tornata a casa, qualche settimana pensava, il tempo di ritornare a fare lezione in classe, perché all’inizio ci credevamo tutti che nel giro di qualche settimana la vita avrebbe ripreso il suo corso, e l’incubo sarebbe finito. Chiara non ha più ripreso un volo per New York, le sue classi sono rimaste come a fine marzo, dietro uno schermo. Camilla doveva ammazzarsi sui libri, tirare fuori il meglio di sé, aspettare trepidante gli esami, perdere forse qualche notte di sonno e noi a sentire la sua ansia. Gli esami sono stati annullati, il suo ultimo anno di liceo è finito così seduta sul letto di camera sua senza compagni di banco con i quali condividere gli ultimi momenti, qualche festa improvvisata, qualche birra di troppo per segnare il passaggio allo step successivo.
E così questo 2020 è stato soprattutto un continuo inciampare in progetti impossibili da portare avanti, un rimandare sogni a tempi migliori, un alternarsi continuo di angoscia e speranza, speranza e angoscia. Io ci ho creduto all’inizio dell’estate che la normalità cauta potesse tornare, che il mondo avrebbe ripreso una forma consueta, con quell’andare e venire da una parte all’altra che non avevamo mai messo in discussione. Illusa, ottimista.
E invece questo 2020 non ha finito di sorprenderci con quel suo terrificante accanirsi su di noi, sulle nostre vite ridotte all’ombra di se stesse, ha continuato a far leva sulle nostre paure, regalandoci sempre e solo numeri, bollettini, restrizioni, vite sociali che ricordano lontanamente il prima, progetti e sogni irrealizzabili.
Siamo arrivati alla fine di questo anno che per tanti versi è sembrato ben più lungo dei suoi normali 12 mesi. Siamo arrivati alla fine e siamo ancora immersi in quell’incubo che da mesi ci accompagna, pur incominciando, con cautela, a intravvedere una piccola luce infondo al tunnel
Noi lo chiudiamo come forse 12 mesi fa non avremmo immaginato di chiuderlo, nel nord nord della Svezia, circondati dalla neve, con la luna piena che si riflette nel bianco. Siamo tutti e cinque insieme, cosa che non do più per scontata da un po’ di tempo a questa parte, siamo allegri, se c’e una cosa che questo anno ci ha insegnato e di godere di ogni momento e di apprezzare veramente ogni singolo dettaglio.
Brinderemo al nuovo anno con tantissima speranza, con la voglia che sia il più possibile come dovrebbe essere, con i suoi difetti e le sue noiose normalità.
Diventeremo empty nester per davvero in questo inizio 2021, voli permettendo le nostre tre fanciulle si ri impossesseranno di nuovo delle loro vite, com’è giusto che sia, come deve essere. Sarò felice di rimanere a terra e osservarle partire, sarò anche felice di rientrare in una casa vuota e silenziosa, perché questo vuoto e questo silenzio mi daranno un senso di normalità, quella vita normale che nel nuovo anno speriamo tutti di recuperare.
Non mi auguro nulla per questo 2021, ho desideri, idee, piccoli sogni, ma preferisco procedere a vista, non illudermi e prendere con entusiasmo tutte le piccole cose che pian piano potremo conquistare come una piccola rinascita.
Buon anno a tutti, che questo 2021 possa regalarci un po’ di spensieratezza, quella che tutti abbiamo dovuto dolorosamente mettere nel cassetto per troppo tempo ormai.Bye

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