Pensieri e programmi.

Le giornate sono sempre più corte qui al Nord, incomincia a fare freddo, il cielo è grigio. Stoccolma rimane splendida avvolta di colori autunnali, questa città in ogni stagione mi regala emozioni. In questo strano susseguirsi di stagioni  2020 la città ha un qualcosa di inusuale, la sua parte più turistica gode di una pace strana e surrealista, il resto cerca di vivere, in modo attento. Ieri dopo gli ultimi numeri, dopo i bollettini catastrofici da parte di mezza europa, dopo la richiesta velata di fare attenzione, di non viaggiare se non necessario, di prendere sul serio quello che succede altrove, ho percepito qualcosa di nuovo nell’aria, un inusuale numero di mascherine, e questa volta non solo anziani che cercano di proteggersi.  

Fino a qualche settimana fa le temperature miti regalavano ancora possibilità di incontri all’aperto, mostrando una città dai ritmi normali. Adesso sarà sempre più complicato e dovremo inevitabilmente fare scelte.

Novembre è sempre un mese lungo, buio, freddo, senza ancora l’atmosfera natalizia che ci avvolge, temo che quest’anno sarà ancora più freddo e lungo, più deprimente. Nei negozi sembra esserci un anticipo di Natale, ma lo spirito non c’è proprio, non c’è ancora. 

Solitamente in questa settimana di vacanza svedese non sono in città, l’anno scorso in Italia, i precedenti a godermi un po’ le mie ragazze a New York, con ancora temperature miti, molto più miti che qui. Quest’anno per puro caso avevo prenotato dei biglietti in questa settimana, pur non essendo più legata a dei ritmi di scuola. Ero contenta di partire, di vedere la mia mamma, di respirare un po’ di Italia, nonostante tutto. Poi le notizie confuse, le decisione in bilico, la confusione assoluta, mi hanno fatto decidere di rimandare la mia partenza. Non sono i numeri che mi spaventano, purtroppo sono numeri ai quali dovremmo abituarci in questo inverno che sarà lungo. La nostra vita va rimessa in una nuova prospettiva, e in questa prospettiva il covid diventa un compagno quotidiano con il quale fare i conti, dal quale proteggerci ma con il quale convivere. Non aspetterò quindi che in Italia i numeri ritornino a livello tranquillizzanti ma aspetterò finché le regole saranno chiare e precise, non un miscuglio di migliaia di decisioni che si scontrano quasi tra loro, con aperture, chiusure, sospensioni.

Sono fiduciosa che alla fin fine si trovi la direzione giusta per convivere con questo nemico globale e che i voli cancellati diventino solo un ricordo, perché alla fine torneremo ad abbracciarci stretti.

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