Ritorno al passato….

Mi sembra di vivere un déjà-vu, ma non uno di quelli piacevoli che fanno sorridere. Di colpo mi sembra di essere tornata indietro a quei giorni sulla neve che dovevano essere una spensierata vacanza, un ritrovarsi gioioso, una parentesi allegra. Di colpo mi rivedo rientrata a Stoccolma, le notizie sempre più drammatiche dall’Italia e poi pian piano dal resto del mondo. Le telefonate sempre più preoccupate con mia mamma, con le mie figlie a New York, la quarantena da scuola per Camilla, i mille interrogativi, la Svezia che faceva il contrario di tutti, NYU che chiude, i numeri dei morti snocciolati ogni sera, Tegnell che sembrava una versione nordica del Fonzie dei miei anni giovanili.

Oggi mi ritrovo con un biglietto aereo per partire in Italia, con le notizie che arrivano tutt’altro che rassicuranti, con la Svezia che incomincia a chiedere di ridurre i viaggi non necessari, con sempre più casi intorno a noi e con la consapevolezza che basta un attimo perché i positivi si moltiplichino e che non ci vuole molto ad essere responsabili, se tutti lo fossero forse saremmo a cavallo.

Abbiamo toccato il virus con mano nella nostra comunità di amici, tutti attenti e responsabili, tutti coscienziosi. Abbiamo visto come nonostante le mille precauzioni il rischio zero non esista, a meno di chiudersi in casa e smettere completamente di vivere, ma questo poi ci proteggerebbe dal virus ma non da altro, non dall’isolamento, dalle spirali negative, oltre al fatto di non essere compatibile con una vita che cerca di mantenere una parvenza di normalità.

Quest’estate ero fiduciosa, pensavo che alla fin fine ne saremmo usciti, che pian piano il mondo avrebbe ripreso a girare nel verso giusto, piano, lentamente, ma nel verso giusto. Poi ecco di nuovo i numeri che crescono, i paesi che sembrano farsi la guerra assurda per la gestione del covid, come se fosse una gara a chi ce l’ha più lungo. E qui ecco veramente quella fastidiosa sensazione dell’averlo già vissuto, l’incertezza, l’attesa di notizie, i giornali italiani che sembrano solo più saper snocciolare numeri, lo sguardo rivolto alla Svezia che imperterrita, e forse giustamente, continua sulla sua linea, chiara, precisa, fatta di pochi punti. 

Non mi stupirei se nel giro di poco Stoccolma ritornasse l’ombra di se stesse, con strade semi deserte e locali mezzi vuoti. Il freddo e le giornate che si stanno accorciando alla velocità della luce di sicuro serviranno per molti come pretesto per rintanarsi in casa.

Le scuole chiudono oggi a Stoccolma per una settimana di vacanza, nella conferenza delle due, la solita che ormai ritma ogni giorno della settimana, week end esclusi, hanno chiesto di essere responsabili e di viaggiare solo se necessario.

Sarà un inverno lungo, lunghissimo. La prospettiva di una vacanza rilassante per spezzare freddo e buio sembra talmente lontana da non essere credibile, anche la più tenace delle ottimiste, io, cede di fronte all’evidenza.

Oggi come oggi mi riprometto solo di cercare di affrontare i prossimi mesi molto più serenamente di come ho affrontato le prime settimane della pandemia. Di cercare di relativizzare e guardare avanti perché così dobbiamo fare. Di non fare programmi troppo a lungo termine, perché in questo momento sono solo fonte di estrema delusione. Di continuare a ritmare le mie giornate con le stesse attività e le stesse persone, vivendo in quella bolla di confort piena di affetto che ho creato qui , e di non ricadere nell’errore di aver paura che il paese che mi ospita stia sbagliando, perchè adesso come adesso penso che qui, come altrove, tutto sia fatto bene e nel rispetto del benessere dei cittadini.

Rispondi

Scopri di più da Come sopravvivere in giro per il mondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere