23 anni da expat e non solo

23 anni. Sono passati 23 anni ormai da quando ho mosso i miei primi incerti passi nella vita all’estero che mi ha portata a vivere da una parte all’altra del mondo, in un susseguirsi di avventure, scoperte ed emozioni. 
La prima volta non la si dimentica mai, la prima volta è la più difficile, quella che darà il ritmo alle altre, quella che ci insegnerà molto sul come affrontare quel miscuglio di sentimenti che inevitabilmente ci assalgono ad ogni partenza.
Avevo 27 anni, poche certezze e tanto entusiasmo, esattamente come deve essere quando ci si affaccia alla vita. Non avevo paura di un paese nuovo, non avevo paura del ritrovarmi lontana, non avevo paura di noi che da lì a poco saremo diventati famiglia, avevo paura soltanto della solitudine, di giornate con le ore che sembrano rallentare, di telefoni che non squillano, di amici che non ci sono. La paura della solitudine è una di quelle che mi ha accompagnato sempre ad ogni espatrio, pur essendoci un noi, sapevo che ci doveva essere anche un “gli altri”, come contorno e appoggio, per essere sereni nell’affrontare i mille ostacoli che la vita in un nuovo paese, in una nuova città, ci avrebbe messo davanti.

Il primo atterraggio è stato il più difficile, forse perché a 27 anni in generale hai meno armi, forse perché la prima volta non hai tutti gli strumenti per affrontare il nuovo e tutte le chiavi di lettura per capire, forse perché semplicemente, in espatrio come per tutto il resto, ci si costruisce con l’esperienza e con l’esperienza si affinano gli strumenti per sentirsi bene ovunque.
Mi piace ripensare alla Giulietta di allora, la freschezza e le paure di una giovane donna che stava scommettendo su un futuro lontano dai suoi punti di riferimento, e lo faceva solo, unicamente, per amore. Sapevo che se qualcosa fosse andato storto avrei avuto una scappatoia, un’uscita di sicurezza per tornare indietro alla vita di prima, sapevo che non esiste un per sempre in un posto, lo impari in fretta quando espatri. Lo sapevo, ma dal primo giorno ho parcheggiato l’idea del tornare indietro in un angolo della mia testa, per me dall’inizio la vita era andare avanti, costruire, non tornare sui propri passi per correre protetta nel mio mondo conosciuto. 
Credo che la forza poi che mi ha dato l’arrivo della mia prima figlia abbia fatto il resto, lei di colpo ha cambiato i miei, i nostri orizzonti. Per lei di colpo abbiamo ragionato meno egoisticamente con quello che era importante per noi come individui, ma più per ciò che lo era per noi come famiglia, pur con ognuno le proprie necessità, aspirazioni, sogni. Siamo stati fortunati perché quasi sempre queste necessità, aspirazioni e sogni si sono mescolati tra di loro, guidandoci con la stessa energia nella stessa direzione e permettendoci di fare scelte che erano quelle giuste per tutti.
23 anni, mi sembra ieri e nello stesso tempo, pensando a tutto ciò che ci abbiamo messo dentro, una vita fa.
Non ci siamo mai annoiati, non ci siamo mai fermati con rimpianto a osservare il prima, siamo riusciti ad avanzare compatti, una piccola grande squadra che procede con entusiasmo cogliendo ogni volta una sfida nuova.
Se 23 anni fa mi avessero chiesto di disegnare il mio futuro, di metterlo nero su bianco su un foglio, non credo che sarei stata così brava ad immaginarlo così intenso, ricco, movimentato. Tutto sommato la realtà ha superato la fantasia, è direi quasi per fortuna, perché non abbiamo mai avuto un piano definito, un progetto scritto, un vedere gli anni susseguirsi con un ritmo preciso, siamo andati avanti a braccio, aggiungendo e togliendo cose, pensando a progetti, immaginando idee.
E siamo ancora qui insieme, con le stesse energie guardiamo avanti, con lo stesso entusiasmo pensiamo al futuro, con la stessa forza siamo pronti a cogliere occasioni e a ridisegnare sogni.
Buon anniversario a noi, di espatrio, di matrimonio, di vita insieme come famiglia. Non cambierei una virgola, neanche una!

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