Ieri mia sorella mia ha mandato una foto, il suo nipotino, il mio pronipotino, al volante della mitica macchinina rossa della nostra infanzia. Emilio 16 mesi è la terza generazione della nostra famiglia che posa le sue manine su quel volante e che, prima a stento e poi con più sicurezza, spinge sui pedali di metallo, dal meccanismo ormai d’altri tempi.
Prima di lui la sua nonna, la sua prozia, la sua mamma, i suoi zii e le sue cugine hanno passato ore a immaginarsi un mondo dietro quel volante bianco. 52 anni di ornorato servizio e chissà quanti ancora da aggiungere al contatore.
Ecco mi rivedo piccola piccola pedalare in corridoio, un corridoio che vedevo infinito. Arrivavo in cucina e con manovra precisa parcheggiavo l’auto tra la porta e lo sgabuzzino. La riprendevo poi per percorrere il percorso inverso, entrando e uscendo dalle stanze, inventandomi storie, immaginandomi chissà cosa.
Sono passati almeno 47 anni da quei primi ricordi indelebili. Avevo tre anni, la faccetta furba, la voglia di scoprire, una vita davanti che pedalando mi avrebbe portata fuori da quel corridoio, fuori da quella casa, lontano.
Venerdì compio 50 anni. Chi io? No non mi sembra possibile. Ma si dai proprio tu, la bambina della macchinina rossa, la bambina che giocava inventandosi un mondo sotto le coperte e che di uno scatolone faceva una nave e con quella nave sognava di fare incredibili viaggi.
50 anni. 30 anni fa mi sarei messa a ridere. 30 anni fa quelli di 50 erano i miei genitori. Non io. È pazzesco come a 20 anni non ci si possa immaginare più vecchi e più saggi. È
incredibile come invece gli anni si susseguano veloci
posandosi delicatamente sulle nostre spalle e allontanando la macchinina rossa della nostra infanzia, regalandola ai nostri figli per poi prepararsi a consegnarla ai loro.
E in tutto questo rapido susseguirsi di anni eccoci artefici, osservatori, pedine.
Mi sembra quasi impossibile aver accumulato così tanta vita, averne forse percorsa ormai una buona metà. Posso voltarmi indietro a contemplare la strada fatta e posso farlo con gioia. Posso guardare avanti sperando di intravederla altrettanto lunga e ricca di stimoli. Posso sperare di avere ancora tanto tempo per chiudere le parentesi che ho lasciato aperte in questi 50 anni.
Non so se sia tempo di bilanci, i bilanci si fanno alla fine di qualcosa, mentre qui c’è solo l’inizio di un nuovo decennio, che ha tutto per essere ricco di sorprese e di momenti fantastici. Comunque che dire quando ho compiuto trent’anni ero quasi incazzata, mi sembrava che la vita mi facesse un torto a passare così in fretta. Per i 40 ero sicuramente predisposta molto meglio, alla fin fine forse un po’ rassegnata a questo inesorabile scorrere del tempo.
Oggi a pochi giorni da questo nuovo traguardo affronto il tutto con il sorriso misto ad una dose di eccitazione. 20 anni in più mi hanno di sicuro regalato tanta saggezza.
50 anni vissuti intensamente questo di sicuro. Gli ultimi 31 li ho condivisi con l’unica persona che potrei pensare di avere al mio fianco, l’unico per il quale potrei partire ad occhi chiusi e rifarlo mille volte, l’unico con il quale avrei potuto costruire tutto quello che ho costruito. Gli ultimi 23 sono stati un susseguirsi di avventure incredibili, di esperienze di vita che mi hanno resa la persona che sono. Ho scoperto paesi, culture, lingue, persone. Ho lanciato progetti, mi sono inventata lavori plasmandoli sul paese in cui posavo le valigie, mi sono messa in gioco, sbattendo il naso a volte, cadendo in piedi tante altre. Ho accettato tutte le sfide che ci hanno portati da una parte all’altra del mondo, spinta da un po’ di follia e dalla passione per questa vita un po’ fuori dagli schemi. Gli ultimi 22 sono stati scanditi da tanti mamma, prima stentati, divisi in sillabe incerte, poi precisi, chiari. A volte sussurrati in modo dolce, a volte urlati con rabbia. Sempre accompagnati da gesti, da sorrisi, da
richieste. 22 anni in un susseguirsi di giorni mai uguali perché quando si diventa genitori le sfide e le gioie si mischiano regalando scenari sempre diversi, rendendo le giornate caotiche e mai uguali a se stesse.
Sono stata fortunata sono nata nella parte giusta del mondo, non ho conosciuto guerre, povertà, ingiustizie, direttamente intendo. Sono nata in un’epoca di benessere e in una famiglia unita, piena d’amore, con dei valori solidi da comunicare. Ho potuto studiare, viaggiare, scoprire. Ho avuto sempre mani intorno a me pronte ad aiutarmi, parole amorevoli sussurrate, sorrisi che mi aiutavano ad andare avanti, a scoprire la mia strada, a costruire la mia vita. Ho avuto ombrelli che si aprivano per proteggermi dalla pioggia, cioccolate calde per riscaldarmi nei lunghi pomeriggi d’inverno, storie lette la sera prima di addormentarmi. Ho avuto qualche pedata ben assestata, ho pianto di dolore, di rabbia e anche di gioia. Ho riso tanto, con le lacrime agli occhi. Ho abbracciato, amato, condiviso momenti con persone sparse nel mondo. Ho urlato, mi sono arrabbiata, a volte contro me stessa, tante volte contro gli altri. Ho sognato, tanto, costruito molto. Ho tenuto mani, grande e piccole. Ho visto nascere bambini e ho visto anche persone che amavo chiudere gli occhi per sempre. Ho sofferto ma non tanto, sono stata fortunata. Ho chiamato casa posti diversi, e ogni volta ho lasciato il cuore da qualche parte. Ho vissuto intensamente e non ne sento neanche il peso… chi ha detto che i 50 sono i nuovi 30 è un grande saggio!
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