Non è la prima volta che esterno riflessioni sui social media attraverso il blog. Ogni tanto penso di chudere il mio account FB e di fuggire dalla follia dilagante che si propaga su questa vetrina dell’apparire. Non lo faccio per un paio di motivi, il primo è che per chi come noi ha vissuto in posti diversi, in un continuo girovagare, i social media sono di sicuro il modo più rapido per restare in contatto, perché si certo ci si telefona e ci si vede, ma con tutti sempre, soprattutto con amici come i nostri che traslocano di continuo, non è possibile. E vi assicuro che è bello sentire la vicinanza anche così, uno schermo di mezzo, che annulla chilometri e chilometri.
Il secondo motivo è il blog, si proprio lui, FB è un’ottima vetrina per essere letti e per arrivare più lontano della semplice cerchia di amicizie.
Ogni tanto però mi chiedo come sia possibile che protetti da uno schermo gli esseri umani perdano ogni freno.
Le discussioni che degenerano sui gruppi FB sono all’ordine del giorno: protetti da una sorta di barriera che lo schermo pone davanti, ci si sente liberi di dar libero sfogo a frustrazioni represse. Mi fanno sempre sorridere le persone che intavolano una discussione su un argomento, convinti che tutti si esprimeranno su un’unica linea d’onda, la loro! Ovviamente il primo che osa dire qualcosa di diverso, in certi casi non riceve risposta, in tanti altri viene bloccato, bannato, messo in gogna. Come se in una discussione al tavolino intorno ad un bicchiere di vino si zittisse malamente il nostro interlocutore o lo si facesse sparire con un colpo di spugna, solo perché ha pensieri diversi dai nostri. E pensare che la bellezza dei rapporti e degli scambi sta proprio nel pensarla tutti a modo nostro, il che permette di vedere il mondo e la vita con molteplici occhi.
Ci sono quelli che se non sono contenti di come gira la discussione cancellano tutto o ne cancellano degli scambi … e non sanno che FB non perdona e notifica agli altri lo stesso commenti e cancellature.
Non è un social per bambini, gli stessi adolescenti e giovani adulti snobbano FB per dei social più immediati, rimangono a bazzicarlo adulti che dovrebbero dimostrare una certa maturità e una buona dose di self control e invece lo spettacolo è alquanto deprimente.
Ci sono poi quelli che utilizzano FB come una vetrina dove ostentare ciò che hanno e ciò che fanno, non vivono più se non nell’attesa di postare ogni piccola cosa, il che personalmente mi mette molta tristezza. Come si fa a sbattere ogni cinque minuti in rete la propria vita? L’effetto garantito è almeno su di me esattamente il contrario: ma poveretti che tristezza.
A tutti capita di postare un momento piacevole, un ricordo, un paesaggio, un sorriso o anche delle piccole cose di vita che ci rendono orgogliosi, ma sempre, ma tutto… No così c’è un problema!
Sopratutto navigando nei gruppi di chi vive all’estero si notano una serie di tendenze comuni, in primis la lamentela verso tutto, dal paese ospitante a quello che ci siamo lasciati alle spalle, al cibo, alla gente, con sempre il solito mantra del quanto sto bene a casa mia, con i miei compatrioti che sanno mangiare bene, godersi la vita, interagire in modo fantastico con il prossimo e non in ultimo farsi il bidé, considerato come il sommo, e ripeto il sommo, elemento che distingue noi italici dal resto del mondo rendendoci superiori.
In rete i lamentosi congeniti trovano un supporto straordinario creando effetto valanga di lamentele che dall’igiene intima spaziano verso terreni completamente diversi. In rete ci si lamenta di più e con più foga, senza vergogna. Quando poi a scambiarsi commenti sono mamme, allora il tutto prende dimensioni da ring, i colpi bassi non risparmiano nessuno, e tanta solitudine viene fuori in discorsi e parole.
Ecco se da un lato in tanti post e commenti c’è implicita una voglia assurda di riconoscimento sociale, io sono migliore, più figa, più mamma, più triste, più sola, in negativo o in positivo è lo stesso, dall’altro c’è un bisogno pazzesco di creare relazioni che non esistono al di là dello schermo e questo fa riflettere.
Ovviamente la solitudine non la si combatte facendo i leoni da tastiera e lamentandosi on line 24/24, entrando in circoli viziosi che porta o ancor di più ad isolarsi.
Forse siamo arrivati ad un punto in cui ci vorrebbe una vera e propria educazione all’uso dei social, delle linee guida da applicare al nostro interagire con il prossimo. Si parla tanto di bullismo nelle scuole e tra i ragazzi, senza rendersi conto del bullismo dilagante che esiste in certi gruppi. Ho visto gente aggredita in modo violenta, presa in giro senza freni, derisa e costretta a lasciare gruppi solo perché aveva idee che magari non andavano bene agli amministratori. Ho visto amministratori di gruppi sentirsi onnipotenti e usare parole in modo assurdo e inappropriato. Ho visto adulti che dovrebbero educare comportarsi in modo talmente incivile da interrogarmi sulle loro capacità genitoriali.
Certo ognuno vive e agisce in assoluta libertà, ma è forse il momento di ritornare a relazioni vere o gestire quelle in rete come se fossero davanti ad un caffè, con il rispetto che porteremmo a chiunque ci sta di fronte, o almeno spero…

Rispondi