Cosa vuol dire estero?

Ieri quando postavo la foto di mia figlia Chiara radiosa per l’inizio della sua esperienza australiana, subito mi sono venuti in mente una serie di interrogativi. Ho scritto che Chiara avrebbe trascorso un semestre di studi all’estero, così si chiama nel programma della sua università, study abroad.
Così sarà, Sydney è estero rispetto a New York dove vive, ma per lei cosa vuole dire estero? Cosa vuole dire estero per i bambini e ragazzi che vivono saltellando allegramente da un paese all’altro, che nascono in un posto, per crescere altrove, che hanno passaporti che non corrispondono ai posti in cui abitano,  che spesso parlano lingue diverse da nonni, zii, cugini?

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Una serie di riflessioni si sono succedute nella mia mente, mettendo in questione lo stesso significato di estero per me.
Quando sono in Italia e mi chiedono dove vivo, rispondo per prima cosa all’estero, poi magari specifico. 
Le mie figlie loro rispondono tranquillamente Stoccolma, New York o la città del momento, considerandola come “casa” senza un aggettivo che la posizioni fuori o dentro dei confini specifici.
Quando mi chiedono dove sono nate le mie figlie, rispondo all’estero, considerando l’Italia come il mio punto di partenza.
Loro rispondono Parigi, per loro punto di partenza e non come per me un punto di approdo e passaggio come è stato in passato.
E potrei andare avanti con mille esempi di questo tipo, l’estero per me è diverso dall’estero per loro. Concetto chiaro e netto per me, molto più confuso per loro.
Credo che la differenza sia dettata dal fatto che io prima di vivere la mia vita fuori dai confini del mio paese, nel mio paese ci ho vissuto, crescendo con una chiara distinzione tra ciò che è, nel mio caso, italiano, e ciò che è da definire come estero.
Le mie ragazze non hanno mai vissuto nel paese di cui sono cittadine, l’Italia non è mai stata casa nel vero senso del termine, si sono spostate da un paese all’altro senza quasi neanche percepirne la dimensione estera, ma cogliendoli nel loro essere intrinsecamente diversi dall’Italia ma non necessariamente estero… 
lo so sono confusa forse nei miei tentativi di spiegazione.
Il punto chiave è però uno: la percezione di estero cambia a seconda del background che si ha alle spalle. Se si nasce e si cresce in un paese e poi da adulti si parte per installarsi altrove si va all’estero e si vivrà all’estero. Se si nasce in un paese e si cresce in tanti altri, il concetto di estero verrà meno, perché i paesi in cui si cresce saranno messi sullo stesso piano di quello in cui si è nati e addirittura prenderanno il sopravvento rispetto a quello di cui si è cittadini, che potrà addirittura diventare il vero estero rispetto agli altri.
Molti dei compagni di mia figlia che come lei sono pronti ad incominciare questa avventura australiana, all’estero lo sono veramente, nati e cresciuti negli Stati Uniti affrontano per la prima volta qualcosa di nuovo, che li porterà a confrontarsi con una realtà sconosciuta e inevitabilmente a ritrovarsi al di fuori delle loro zone di confort. Per lei invece questa avventura ha un sapore diverso ( come la vedo io) è un nuovo tassello che si aggiunge ad un percorso internazionale che l’ha resa cittadina di un mondo senza confini e dove il concetto di estero viene meno, proprio perché la vita al di fuori della propria zona di confort culturale è norma e non eccezione.
Crescere third culture kid è anche questo, ritrovarsi a vivere ad ore e ore di fuso dalla propria famiglia come se fosse dietro l’angolo, prendere aerei immensi che atterrano in aeroporti sconosciuti nei quali ci si muove come se fosse routine, svegliarsi in un letto nuovo dall’altra parte del mondo e sentirsi già come se si fosse a casa, proprio perché il mondo è molto ma molto più piccolo e le distanze meno importanti quando si cresce come se i confini non esistessero e ci si forma come persone prendendo da una parte e dall’altra il meglio di ogni paese.
Cos’è estero per voi? 

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