Avevo forse sette o otto anni, era una domenica di fine di marzo, una di quelle giornate tiepide e soleggiate che l’inizio primavera sa regalare, 17 18 gradi forse, cielo blu, mare limpido. Giocavo in spiaggia con mia sorella e i miei cugini, saltavamo nell’acqua e poi via sulla sabbia, felici di quei primi raggi, del profumo d’estate. Lungo la passeggiata famigliole in abiti semi invernali passeggiavano, lanciavano occhiate a quei quattro marmocchi pelle, ossa ed entusiasmo. Una mamma osservandoci a sussurrato al figlio imbacuccato come se fosse Natale, “saranno stranieri di sicuro”. Ecco stranieri, era quello che eravamo agli occhi di quella mamma, stranieri perché gocciolanti di mare giocavamo ridendo in una aria che estiva non era, ma per noi andava bene.

Crescendo ogni tanto ho ripensato a quella frase sussurrata tra la sciarpa e il cappello, crescendo ho capito che ci sono le mamme italiane e le altre. Le prime guardano alle seconde con sospetto, troppo disinvolte, troppo poco chiocce, troppo poco devote alla causa materna. Le seconde non so cosa pensino esattamente delle prime, ma ho l’impressione che di certe manie se la ridono sotto i baffi.
Io sono diventata mamma all’estero e anche solo per questo penso di aver saltato a piè pari tutta una serie di tappe ansiose tipica delle mie connazionali, a questo poi aggiungo il fatto che già mia mamma italianissima era molto più easy della media, geneticamente non ero predisposta a tutta una serie di paturnie materne.
Ma quali sono le differenze flagranti?
La malattia: se all’estero il termometro è uno strumento che viene tirato fuori dal cassetto soltanto quando gote rosse e occhi brillanti accendono il famoso campanello d’allarme, in Italia sembra uno strumento di uso quotidiano, altrimenti non mi spiego come mai la mamma italiana sappia sempre che il bambino ha 37,2…. dico 37,2 e scatta subito la quarantena, si tira fuori l’artiglieria pesante dalla cassetta dei medicinali, si va in paranoia e niente scuola per una settimana, non si sa mai.
La mamma straniera a 38,5 mette una supposta e spera che la mattina successiva che tutto sia rientrato nell’ordine e la vita riprenda il suo corso, in caso contrario ci penserà, no panico….
Cibo e ristoranti: pranzi cene e colazioni diventano un lavoro a tempo pieno fino ad età imprecisata, il bambino va imboccato, così mangia, non si sporca e non sporca. Il bambino va distratto mentre mangia, non si deve praticamente rendere conto di mangiare, ho visto bambinetti praticamente sotto il tavolo del ristorante con mamme devote a ritmi di “su gioia un boccone per la mamma”. Il bambino al ristorante se non mangia è telefono o iPad munito, completamente lobotomizzato davanti a Peppa Pig e compagnia, perché povera gioia come si fa la cena e lunga. Il bambino straniero o non va al ristorante e i genitori ci vanno da soli, o interagisce con gli adulti, aspettando come tutti e imparando a comportarsi, cosa comunque utile per crescere….nessuno lo imbocca e fa da solo, certo poi il rifacimento della cucina dopo ogni pasto è d’obbligo, ma in un tempo sufficiente è autonomo.
I compiti: la mamma o il genitore italiano vive stressato dai compiti, i compiti diventano il centro della vita della famiglia dopo gli orari normali di scuola e lavoro. Un paio di giorni fa nella hall dell’albergo una mamma puntellava la creatura con un ansia da performance per colorare l’album da disegno che neanche se il fanciullo dovesse entrare in un Phd di astrofisica…
La mamma straniera ( tranne la francese che gioca in una categoria a parte di mega stress) controlla che tutto venga più o meno fatto, ma è molto chiara che la responsabilità non è sua ma solo dell’amata progenitura, direi che il senso della responsabilità è un bene che sia inculcato prestissimo.
A si dimenticavo per la mamma italiana il valore della scuola e del sistema scolastico si misura in quantità di compiti, più la maestra sommerge con cose da fare a casa, più la mamma la stima e la venera! La mamma straniera invece incrocia sempre le dita che i week end siano week end, liberi da compiti vari, convinta che il lavoro nei primi anni di scuola vada fatto in classe e basta!
Gli orari: i bambini stranieri, da quello che vedo io, hanno più regole in termini di orari, si va a letto ad un’ora precisa e non si sgarra, la mamma straniera ha la tendenza a volersi ritagliare del tempo per respirare in orario serale, cosa buona e giusta, la mamma italiana invece si sacrifica fino alle ore beate perché poverino come si fa a metterlo a letto che non ha sonno…
Questo collega direttamente al punto successivo
Il sacrificio della maternità: la mamma italiana dal momento in cui le due lineette appaiono chiare e precise sul test di gravidanza, si trasforma, diventa mamma e a volte si dimentica di essere donna. Vive la gravidanza come l’ultimo dei calvari: il martirio del corpo e dell’anima. Il parto è ciò che ne segue come l’ultima delle prove di coraggio, e i tot anni di maternità a venire come il sacrifico ultimo. Già tanto che ci si riesca a lavare i denti una volta al giorno, già tanto che si riesca a leggere un articolo di giornale all’anno, già tanto che si possa tornare ad avere un dialogo tra adulti dopo cinque anni… non parliamo di sesso, serate in tête à tête, momenti di svago con gli amici, tutto passa in cavalleria fino a data da destinarsi…
La mamma straniera vive la gravidanza come normale e naturale, partorisce come normale e naturale, poi magari è stanca, ha le ragadi, le occhiaie, ma riesce a farsi la doccia, anche a depilarsi le gambe, con la strana idea che nonostante il pargolo nella culla due salti in allegria con il proprio compagno perché no. Organizza serate nonostante tutto, chiama una baby sitter quando proprio ha l’acqua alla gola ed evita di annegare nei sensi di colpa da abbandono del pargolo al nido, anche perché il pargolo al nido ci sta benissimo e la mamma lo sa.
Ecco come era una bambina straniera su quella spiaggia ormai una vita fa, adesso sono una mamma straniera e ne sono anche felice, essere mamma è già un mestiere talmente intenso che se lo si alleggerisce di ansie da temperatura e compagnia sicuramente si ha più spazio per le ansie vere, quelle che ci guidano tutte, italiane e non, normali quando si ha il compito di far crescere personcine che un giorno dovranno essere adulti equilibrati.
Ps non me ne vogliano le mie connazionali ma ogni tanto proprio a guardarvi in affanni inutili mi faccio grandi risate
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