Perché viviamo avvolti dall’ansia?

Ho come l’impressione  che ormai l’ansia da prestazione regni sovrana e si viva avvolti nel continuo domandarsi se si sta facendo la cosa giusta e soprattutto se la si sta facendo nel modo giusto, tutto sembra pianificato in anticipo, tutto pare definito senza possibilità di improvvisazioni sul tema. Si procede per schemi e se non li si segue si ha l’impressione di essere diversi, non conformi, non capaci. Si dubita ad ogni passo, le sicurezze sembrano figlie di epoche lontane, si fanno scelte più per conformismo che per solida convinzione.
In molti campi del vivere quotidiano si vive sommersi dallo stress del risultato, perdendo di vista il piacere, l’allegria, la gioia del vivere certe situazioni anche sbagliando e inciampando.
Se dal punto di vista professionale, in tanti ambiti la crescente competizione e specializzazione, rendono i cammini complessi e carichi di ansie, diciamo che lo si capisce, ma al di là del lavoro e delle piccole problematiche della vita quotidiana perché mettersi ostacoli e porsi obiettivi per tutto che saranno solo motori di inutile e ingestibili ansie?
In espatrio molto di tutto questo prende dimensioni esagerate, la distanza da punti di riferimento almeno all’inizio, e la pressione lavorativa che spesso segue un nuovo spostamento, sono già di per sé enormi fonti di stress, che sommate con le piccole paure del nuovo mondo, le tante novità che ci circondano. Sono già sufficienti a togliere ore di sonno, e invece no, nel mondo expat l’ansia regna sovrana, fomentata dalla paura di fallire in questa nuova avventura, dai dubbi di non saper gestire le situazioni nuove, dalle performance linguistiche insufficienti o ritenute tali, che si intrecciano a quelle sociali che danno agitazione continua: come mi relaziono se non parlo, se non capisco, se non conosco i codici sociali?
Ma in cima a tutto che si sia expat o no, dominano in modo 
alterno l’ansia genitoriale e la performance scolastica dei figli, e tutto ciò quando si vive lontani sembra essere un focus da togliere il sonno: aiuto come faccio a fare il genitore lontano da tutti, aiuto come farà mio figlio a parlare la mia lingua. qualunque essa sia ( questa ansia è universale non legata alla nostra italianità), aiuto ….
In campo genitori non so, mi sembra che rispetto a noi, con figli ormai quasi grandi, i genitori di adesso, si facciano mille nodi mentali, vivano di angosce spaventose e cerchino le spiegazioni in alternanza tra le pagine dei libri e nelle parole di presunti coach specializzati in genitorialità( la grande moda)… beh ecco ho poche certezze nella mia ormai vita più che lunga, ma una è che se c’è una cosa sulla quale non si può generalizzare questa è il modo di affrontare i figli nelle loro tante sfumature. Non esistono regole, neanche in una stessa famiglia fratelli e sorelle seguono un solo stampo e le regole che si applicano a uno non valgono per l’altro, per carattere, per indole, per sensibilità…. allora le pagine di un libro possono dare spunti, le parole di un esperto, se lo è veramente, anche … ma si vedono certi cialtroni che ne ho grandi dubbi…
Mi chiedo da cosa derivi questa insicurezza, questo bisogno per forza di trovare tutte le risposte e subito, essere genitori è un mestiere assurdo, complicato, per il quale non si studia e nello stesso tempo non si finisce mai di imparare e lo si fa sul campo, sbagliando e aggiustando il tiro, ma non guidati da schemi ma da un miscuglio di amore e di osservazione dei piccoli individui in crescita che ci stanno davanti, ai quali appunto non dobbiamo chiedere la luna, e qui ci si collega alla grande ansia numero due, la riuscita dei figli costruita con angoscia dal giorno due in cui vengono al mondo per la paura che prendano il seno meno bene o che meno rapidamente facciano…. cosa non importa ma facciano…
Sembra che l’esser buoni o cattivi genitori sia alla fine avvallato dalla performance stessa dei figli, figli che riescono o non riescono, come se fossero la pagella per noi, come se ci definissero nel nostro compito di guide nella loro crescita. Ho visto amiche intorno a me perdere il sonno per disegni mediocri di quattrenni interessati ad altro :”aiuto dove sbaglio perché mio figlio anziché le braccia faccia solo due mani attaccate ad un corpo informe?” Beh Picasso docet ho sempre risposto sorridendo. Io ne ho avute tre che assolutamente si rifiutavano di colorare negli spazi stabiliti… beh in cuor mio mi sono sempre detta che era un’attività talmente noiosa e inutile che le capivo anche, senza mai fare nulla di particolare per renderle conformi al sistema…ovviamente non ho mai ritenuto questo loro non conformarsi come una fonte possibile di perdita di sonno per me…
Man mano poi che i figli crescono di età l’ansia sale in modo direttamente proporzionale, ci si aspetta sempre di più, il che se è normale da un lato non lo è più quando diventa il focus unico…devo dire ma perché sottoporre i figli a maratone di compiti, piantonandolo tipo guardia reale, quando a volte basta capire il perché ci sono concetti che non entrano o semplicemente stanchezze che impediscono di farle entrare… anch’io dopo un ora e mezzo di svedese riesco a malapena a produrre frasi comprensibili in italiano, figuriamoci un bambinetto al quale per quattro ore si richiede concentrazione assoluta.
Non voglio essere critica ma realista, ma perché non lasciarli crescere liberi, lasciarli giocare di fantasia e correre in un prato, elementi tutti che serviranno a renderli adulti migliori in primis e senza dubbio anche brillanti, perché quando si ha il tempo di sognare per forza si è brillanti, si è potuto metabolizzare il mondo ed elaborarlo nel mondo più adatto!
Ogni tanto mi sento veramente fuori dagli schemi, non mi sono mai accanita su di loro per renderle quello che sono e sono inciampata mille volte per far sì che nel bene e nel male trovassero la mia mano ad aiutarle e le mie parole a guidarle. Avrò detto mille cavolate, trovato soluzioni stupide, cercato rattoppi goffi, sbagliato sulla loro pelle e sulla mia, senza pretesa di essere la madre migliore, quella descritta nei libri e senza pretesa di rendere loro le figlie migliori secondo i miei canoni… che non saranno mai i loro.
Diciamo che il motto sbagliando si impara mi piace, seguito da 
Bildresultat för keep calm and eat chocolate

Rispondi

Scopri di più da Come sopravvivere in giro per il mondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere