Questa volta mi hanno spiazzata… erano previsti tre giorni di trasloco, due sicuri e un terzo per gli ultimi dettagli.
Mi sono svegliata contenta e eccitata, sapevo che sarebbero stati giorni intensi, tutto era pronto per essere imballato, ordinato, pulito con quella logica che è solo mia, che però mi aiuta in ricezione a far andare tutto a posto in poco tempo.
Loro invece sono arrivati puntuali, la tavola della colazione era ancora in parte da sparecchiare, la lavastoviglie stava completando il suo ciclo, tutto rapidamente doveva tornare nei cassetti per poi essere riposto negli scatoloni in modo omogeneo. Ho pensato bene anche di fare un ultimo giro di lavatrice, tanto poi quelle cose lì le imballeranno domani.
Un equipe numerosa, che dopo un primo giro dell’appartamento, in pochi minuti si è sparpagliata nelle stanze che alla rapidità della luce perdevano quell’essere nostre per ritornare spoglie e accogliere chi verrà dopo.
“Se tutto va bene finiamo oggi signora”ha decretato nel suo inglese incerto il capo comitiva… e io spiazzata ho chiesto se scherzava… si perché io non ero pronta, avevo persino fatto i letti pensando che stanca mi sarei coricata questa sera in un letto accogliente ( adoro il letto rifatto, con lenzuola stirate e fresche).
Dovevo di colpo settarmi su una nuova disposizione di spirito, sarebbe stato un giorno eterno ma alla sera, chissà a che ora sarei stata pronta a dormire nel mio letto tra le mie nuove quattro mura.
Ho mandato un messaggio a Camilla, cambiamento di programma, questa sera casa nuova, dormiamo lì… ho chiamato Paolo un po’ nel panico, quel senso di paura quando ti chiedi se veramente c’è la faranno a svuotare l’appartamento A per riempire come d’incanto il B. Tu sai che ce la farai e soprattutto ce la faranno loro, anche se adesso ti sembra impossibile, impensabile.
Ho atteso seduta per terra nella mia nuova cucina, vuota, per poche
ore.. Ho aspettato che tutto il mio piccolo mondo trovasse i suoi spazi in queste stanze.
Ultimo a lasciare il vecchio appartamento come da programma stabilito il gatto che ha atteso per ore ansiosa osservandoci al di là del vetro della sauna, dove per proteggerla dal caos è stata rinchiusa. Povera micetta negli occhi le si leggeva l’angoscia, sembravano due punti interrogativi che ripetevano un continuo ma che cosa succede. Eppure per lei non ci sarà neppure un volo dopo tutto questo, la faremo uscire dalla sua gabbietta e subito in nuovi spazi ritroverà i suoi odori…
Ascolto la musica aspettando, ripenso a tutte le altre volte che ho osservato inscatolare il mio mondo, penso alla strada fatta dal nostro appartamentino di
Parigi a due passi dal l’Arco di Trionfo, a quel primo trasloco con pochi scatoloni e un bebè di pochi mesi. Penso ai successivi con i container che si chiudono per riaprirsi due mesi dopo, dopo aver navigato per settimane e settimane.
Aspetto che il camion si fermi sotto casa, due soli chilometri sperano il prima e il dopo…
Passano i minuti, le ore, Chiara nel vecchio appartamento osserva il flusso continuo in uscita, io aspetto quello in entrata. Sono le cinque del pomeriggio, casa A è ben lungi dall’essere vuota, la B non ha ancora visto l’ombra di un ninnolo!
Mi agito ne ho fatti troppi di traslochi per capire che questa volta non finiranno mai nel po o tempo che hanno previsto. Lì chiamo e sono molto chiara, portate quello che avete sul camion, montate i letti e riprendete domani, non voglio assolutamente finire alle due di notte, in primis per noi e poi per il nuovo condominio che ci accoglie.
Son stata abbastanza chiara, finalmente l’immenso camion parcheggia sotto casa e pian piano salgono mobili e scatoloni. 1/3 delle cose è ancora nella casa vecchia, lo sapevo non era possibile fare tutto in così poco tempo, anche se in tanti. Alle otto di sera dei nostri letti non c’è ombra, io continuo a sballare in modo frenetico, cerco di mantenere nervi saldi per dispacciare le cose nel posto giusto, anche se alla fine il caos è totale, anche se alla fine nulla va nel posto giusto.
Alle nove do segni di squilibrio, la stanchezza è intensa, portano su le ultime cose, cerco le lenzuola per fare i letti, finalmente montati, congediamo i traslocatori, che ritroveremo tra qualche ora nuovamente e sperando che ci diano ancora da mangiare ci avviamo in un ristorantino a due passi da casa, io in tenuta da trasloco, non ho avuto la forza di infilare un paio di pantaloni lunghi, nonostante la temperatura incominci ad essere freschina in questa fine estate svedese. Il ristorante è ottimo, dovrò tornarci in altre condizioni per goderlo meglio( e decorosamente vestita)
Martedì si ricomincia, nel vecchio appartamento ormai mezzo vuoto tutto va via in fretta, il grosso del lavoro sarà la cantina, benché in parte ancora imballata dal trasloco precedente, ma sembra il vaso di Pandora, escono cose che avrei voluto rimuovere dai miei pensieri.
Dopo pranzo incominciano nuovamente a scaricare, io ricomincio ad aprire convulsamente scatoloni, senza l’aiuto previsto. “Noi signora non sballiamo nulla e se lo facciamo le mettiamo tutto per terra e si arrangia, veda lei” questo il succo del discorso. Son una iena, abbiamo richiesto un servizio a 360 gradi per semplificarci la vita e invece questi si rifiutano di farlo, o lo farebbero talmente male che preferisco non tocchino nulla. Faccio un giro di telefonate poco cortesi al servizio clienti, sono stanca e arrabbiata e il tutto non aiuta a far venir fuori il lato diplomatico che non possiedo in modo così sviluppato. Le mie proteste vengono accolte ma non cambia nulla.
Cerco di fare le cose in modo ordinato, apro scatoloni che uno ha solo voglia di richiudere e defenestrare, dentro c’è di tutto e di più, diciamo che nessuno ha fatto caso alle combinazioni assurde di elementi che trovano posto nelle stesse quattro pareti di cartone…. cerco di mantenere nervi saldi e mente lucida.
Vado avanti così di nuovo per ore e ore. Alle cinque si congedano, la cantina è pienissima, l’appartamento benché più grande e meglio organizzati del precedente, pieno anche lui. Ritrovo cose negli scatoloni che avevo rimosso dalla mia memoria e che in un certo senso avrei potuto non ritrovare più… ho un solo pensiero fisso, riuscire a rendere vivibili almeno un paio di stanze. Alle otto la missione è compiuta, io sto vagamente in piedi ma sorrido fiera di me.
Adesso ci vorrà solo un po’ di tempo, per ordinare il tutto e per recuperare energie.
Onestamente erano anni che non facevo un trasloco così faticoso, sarà anche che nei cinque precedenti tra partenza del container e ricezione di quest’ultimo abbiamo sempre avuto un buon numero di settimane di pausa. Qui tutto si è concatenato in modo caotico e l’aiuto non è stato lo stesso. Ho scoperto la faccia faticosa del trasloco locale, e io che dicevo a tutti questo di due chilometri sarà uno scherzo!
Morale della storia: meglio spostarsi di 10000 chilometri che di due, parola mia!

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