Accoglienza: qualche spunto

Un anno fa proprio in questi stessi giorni muovevamo i primi passi a Stoccolma e soprattutto i primi passi alla Stockholm International School. Lì muovevamo io e Camilla, in modo diverso, ma negli stessi spazi e guidate dalle stesse solide mani.
Certo eravamo entrambe abbastanza abituate al cambiamento da non aver per forza il bisogno che qualcuno ci desse le chiavi di lettura della nostra nuova vita svedese su un piatto d’argento, ma eravamo ben contente entrambe di vedere davanti a noi facce sorridenti, mani tese e voglia di condividere piccoli spunti sulla vita svedese.

Da quando giro il mondo penso di essere diventata ormai una buona professionista nell’installarmi senza sbattere troppo il naso su incognite e novità spiazzanti, ma certo pur avendo in tasca il mio piccolo libretto di istruzioni del perfetto expat, ho anch’io bisogno di due dritte date così con il sorriso per sentirmi subito parte di un tutto.
Quando arrivai in Giappone dalla Francia apprezzai tantissimo l’accoglienza per le nuove famiglie organizzata intorno alla scuola,  caffè per quartieri, attività di scoperta della città, tante piccole attività necessarie in un mondo che per un non giapponese nei primi passi poteva sembrare ostico e quasi alieno.
Quelle mani tese quei primi giorni  mi hanno veramente aiutata tanto che a mia volta l’anno successivo sono entrata a far parte di quel sistema occupandomi dell’accoglienza dei nuovi. In un Paese così culturalmente distante accogliere e aiutare nei primi momenti è estremamente importante, è facile sentirsi un po’ “persi” quando il mondo intorno è difficilmente penetrabile e non  solo dal punto di vista linguistico. Avere qualcuno che spiega, aiuta e da le prime chiavi di lettura del nuovo che ci sta intorno facilita quei primi momenti in loco che già di per sé possono esser complicati. costruire una comunità intorno alla scuola è estremamente importante per sentirsi parte di un qualcosa, per sapere che in qualsiasi momento sitroverà appoggio e anche spalle sulle quali appoggiarsi se qualcosa non va.
Negli anni e nei Paesi successivi ho sempre apprezzato di essere accolta da una scuola calorosa e desiderosa di creare una vera e propria comunità. E sono sempre stata super attiva in questo processo una volta ritrovati i miei punti di riverimento, ho messo con piacere le mie conoscenze acquisite sommate ormai alla mia plurima esperienza per chi arriva e si chiede ma dove sono finito!
Devo dire che qui a Stoccolma l’accoglienza è veramente stata grandiosa e ha corrisposto alle nostre aspettative. Abbiamo scelto questa scuola, preferendola ad altre internazionali presenti in città proprio perché era quella che dalla prima visita corrispondeva alle nostre richieste, al di là del curriculum internazionale il numero di espatriati che la frequentano, e questo non per ritrovarsi in un ghetto di expat coccolati e viziati, ma semplicemente in un ambiente che cambia e che sa accogliere e salutare proprio per la peculiarità di essere una scuola di esseri vaganti come noi. A questo si aggiunge il fatto di essere una scuola molto di stampo americano nel suo modo di essere, con il grosso pregio di voler creare una community della quale sentirsi parte, insomma il famoso spirito da felpone con il nome della scuola a caratteri cubitali.
Ecco un anno dopo questa calorosa accoglienza è ancora una cosa che mi entusiasma e piace.
Ma in pillole in che cosa consiste?
-Un sistema di buddy family, famiglie vecchie alle quali vengono attribuite famiglie nuove, cercando di seguire punti comuni, età dei figli, Paesi di origine, lingue parlate, interessi vari.
L’anno scorso ci fu attribuita una famiglia californiana con tre figlie di cui la maggiore della stessa età di Camilla, quest’anno famiglia tedesca portogehese che arriva dal Belgio con il francese e l’inglese come lingue dominanti tra le due figlie di cui una in classe con Camilla.
Le famiglie vecchie e nuove decidono individualmente come procedere nel contatto reciproco, scambi di email, un caffè, un aperitivo.
Due giorni prima dell’inizio viene organizzata una merenda nel parco vicina a scuola dove vecchi e nuovi si incontrano e si creano simpatiche sinergie. Così ho incontrato l’anno scorso un adorabile italiana in fila dietro di me nell’attesa di scrivere il proprio nome sull’etichetta, e non ci siamo più lasciate!
-un welcome to Sweden meeting dove divisi in gruppetti si viene iniziati alla vita svedese, con un tutto quello che avreste voluto sapere sulla Svezia e non avete mai osato chiedere! Utile e ben organizzato, dovrebbe esserci sempre!
-tantissimi club per tutti i gusti e i desideri per gli adulti, dalla marcia alla lettura, dalla cucina allo yoga, dal badminton alle uscite alla scoperta dei ristoranti cittadini. La lista è lunghissima e sicuramente ogni attività aiuta i partecipanti a ricostruire relazioni in fretta e anche seconda i propri interessi.
-una fantastica guida edita dal PTA della scuola con indirizzi vari, idee di uscite, insomma il Bignami della vita svedese, un piccolo concentrato in pillole!
-il coinvolgimento delle famiglie e dei genitori in tutti i tipi di attività che ruotano intorno alla scuola, dall’aiuto in biblioteca, alla partecipazione ai vari eventi proposti dalla associazione dei genitori (PTA)
Le varie attività poi non sono solo in orario diurno, ma anche la sera, in modo tale da poter coinvolgere anche chi lavora.
L’anno scorso integrarmi a Stoccolma è stata una passeggiata, dopo due settimane dall’inizio della scuola avevo già un’agenda piena di eventi, psicologicamente importante per sentirmi parte di una nuova realtà…
E quest’anno? Beh faccio parte delle vecchie ormai, di quelle che danno due dritte, che accolgono con un sorriso, che cercano di trasmettere quel calore necessario i primi giorni quando tutto sembra complicato, condito ancora di più dal fatto che tutti hanno paura del freddo e del buio… no no tranquille dico io, Stoccolma d’inverno è magica, sono sopravvissuta e sono anche pronta ad affrontare un secondo inverno, e poi ci siamo tutte noi per rendere meno complicato l’installarsi!
Il potere dell’accoglienza

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