Paura del nuovo

Ogni arrivo in un nuovo posto si porta dietro un carico di piccole paure. I primi mesi sono importanti perché tocchiamo con mano la nostra nuova realtà e ci rendiamo conto che le nostre paure in realtà non sono oii così spaventose e fondate come sembravano viste da lontano!
Prima di arrivare in Svezia mi spaventavano due cose, il buio e il freddo. Siamo ormai oltre la metà di dicembre, tra pochissimi giorni le giornate incominceranno di nuovo, lentamente, ad allungarsi. Il più duro è fatto, mi ha detto l´altro giorno una mia amica, qui da un po’più di tempo di me. Ed effettivamente queste giornate cortissime, queste luci accese per i tre quarti del tempo, questa notte che arriva troppo presto, questo alzarsi il week end un´ora più tardi e rendersi conto che così facendo ci si è persi quell´ora di luce in più… beh così duri da vivere non sono stati. Appena arrivata qui una delle tante persone che ho incontrato mi disse:¨ il trucco per sopravvivere all´inverno è avere delle cose da fare, delle persone da vedere… costruisci la tua rete sociale prima che cali la lunga notte invernale e sei a cavallo¨. Così ho fatto e arrivare a fine dicembre è stato un gioco.
Il freddo certo è intenso, e so che non ho ancora visto il peggio… potrebbe fare molto ma molto più ferddo a gennaio e febbraio, ma va bene, ci si veste a strati ci si veste adeguati e anche questo ostacolo pare allegramente superabile.
Quanto e più semplice essere immersi in una nuova realtà per toccarla con mano e capire che spesso ci immaginiamo il peggio e che la vita reale in un nuovo Paese una volta che la si vive appare molto diversa.
Se prima di arrivare qui, queste erano le due paure principali, quali sono state quelle che nelle tappe precedenti  mi hanno tolto il sonno a sprazzi?
Sicuramente con la prima partenza c´era tutto un mondo sconosciuto che mi aspettava, che non era tanto Parigi, quanto la vita all´eterto in tutto e per tutto, con in più il fatto di aspettare un primo figlio, che già di per sé dà da pensare. Ecco l´idea di essere da sola in una città sconosciuta e un bebé da gestire mi preoccupava un po´.. poi prima la città e poi il bebé mi hanno dimostrato che potevo sopravvivere allegramente, anzi in entrambi i casi, città nuova e bebé nuovo, ci ho preso gusto e ho avuto subito voglia di rimettermi in gioco nei due campi!
Partendo per il Giappone la mia grande paura erano i terremoti, ero letteralmente terrorizzata. La nostra scelta di appartamento a Tokyo è stata guidata dalla paura di essere troppo in alto in caso di terremoto. Quinto, sesto piano erano il massimo consentito, ho ceduto sul settimo proprio perché l´appartamento mi piaceva, ma nel mio pre-partenza immaginavo me stessa correre disperatamente con le tre bambine attaccate al collo giù per le scale tra una scossa e l´altra. La fantasia ha superato la realtà di gran lunga, di scosse ne abbiamo avute non poche e non ho mai varcato la soglia di casa trascinandomi dietro le figlie, anzi dopo tre anni le scosse erano parte integrante della nostra vita giapponese, quasi le benvenute nella convinzione che se tremava sempre un pochino il grosso terremoto non sarebbe arrivato.
In India mi spaventavano il caldo assurdo (compagnio all´incontrario del freddo svedese) e la tanta miseria. Rapidamente ho capito che il caldo, come il freddo, lo si gestisce, e che alla miseria, sembra brutto da dire ma è così, ci si abitua.  Ho rapidamente imparato a convivere con entrambi, tra una doccia e l´altra per gestire il primo, e cercando nel mio piccolo di dare una mano per cambiare la seconda….
Ho poi visto vivendo in loco che erano ben altre le cose di cui dovevo preoccuparmi, topi, serpenti, sporcizia… e per fortuna essendo lì ho capito in fretta che per i primi bastano le trappole, per i secondi c´è un servizio speciale da chiamare, e per la terza almeno tra le nostre quattro mura potevamo vivere nel pulito!
Il secondo soggiorno in Francia mi ha forse spaventato più di tutto non tanto per qualcosa di concreto, quanto per il dover riaffrontare un mondo che conoscevo perfettamente ma dopo essere cambiata io. Fondamentalmente avevo lasciato la Francia qualche anno prima e ci tornavo dopo un periodo asiatico intenso che mi aveva indubbiamente cambiata come persona. Avevo paura di non trovare più il mio posto e soprattutto che la Francia mi andasse stretta e fosse un déjà-vu trito e ritrito dove non avrei trovato stimoli nuovi ed eccitazione continua (che sono un po´ il succo della vita all´estero). Onestamente c´era in queste paure tanta verità, ma non avevo fatto i conti che la me diversa si portava dietro una famiglia che era cresciuta (in età) e cambiata negli anni precedenti e che si triovava quindi a vivere tutto sommato una nuova avventura, stessi protagonisti si ma più vecchi e con aspettative diverse.
Poi sono arrivati gli States, la California, il sogno americano… e la paura per i terremoti è tornata violentemente a galla… ecco di nuovo mi sarei trovata ad affrontare scosse e momenti di paura… beh in 5 anni non ho mai sentito tremare un muro, cosa quasi giornaliera a Tokyo, in 5 anni non abbiamo neanche mai preparato la famosa borsa con soldi, passaporti e vestiti caldi, da prendere al volo in caso di evacuazione. Fondamentalmente avevo paura prima di mettere i piedi in California e poi quando ho visto come girava, beh sono stata talmente rilassata da dimenticrmi persino di un certo numero di piccole accortezze utili nel caso fosse veramente successo qualcosa.
Ecco come la realtà molto spesso ci faccia aprire gli occhi su costruzioni mentali senza senso fatte per conoscenza astratta della nuova destinazione, per sentito dire o per sentenze emesse a vanvera da chi magari in quel posto non ha mai vissuto.
Sarà pre questo che ormai mi sposto da un Paese all´altro accenttando si consigli, ma facendo molta attenzione, non accetto e ascolto negatività, per quel che c´è di negativo sono in grado di accorgermente da sola!
Comunque nevischia a Stoccolma, la temperatura percepita oggi alle 12 era di -6 e alle 2:45 il cielo incomincia ad accogliere i colori della notte, tutto va bene tra tre giorni guadagneremo qualche minuto di luce,  tra qualche mese qualche grado, e sopravviverò anche qui, allegramente!

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