Una scoperta entusiasmante ad un’ora di traghetto da Hong Kong. Una storia simile, ma qui invece che gli inglesi sono stati i portoghesi i protagonisti e, onestamente, hanno lasciato un segno molto più indelebile, soprattutto dal punti di vista architettonico!

I portoghesi arrivarono a metà del XVI secolo e ottennero il permesso di stabilirvi una base commerciale. Con il tempo Macao divenne una colonia fondamentale per il commercio tra Cina, Giappone ed Europa.
Per oltre 400 anni rimase sotto amministrazione portoghese, sviluppando una cultura unica che mescolava tradizioni cinesi e portoghesi. Nel 1887 la Cina riconobbe ufficialmente il controllo portoghese sul territorio.
Alla fine del XX secolo, seguendo un percorso simile a Hong Kong, Macao tornò alla Cina nel 1999, diventando una Regione Amministrativa Speciale. Oggi fa parte della Cina come Hong Kong pur, esattamente come HK, mantenendo un alto grado di autonomia secondo il principio un paese, due sistemi.
Noi siamo arrivate in traghetto a Taipa ed è da li che abbiamo iniziato le visite. Devo dire che mi sono lasciata molto guidare da Camilla che ci era già stata e aveva le idee chiare su quello che avremmo dovuto vedere e scoprire,
Prima tappa quindi Taipa, una delle zone più interessanti di Macao, che mostra bene il contrasto tra tradizione e modernità.
È un’isola (oggi collegata e quasi fusa con la penisola di Macao e Coloane) che in passato era un villaggio di pescatori.
Il cuore storico è delizioso. Bella l’ architettura, chiese e templi che convivono in armonia, mille posticini di street food ed è proprio con pastel de nata semplicemente perfetto che abbiamo aperto le danze di questa giornata che sarà anche gourmet e gourmande. Lord Stow’s bakery.
La cucina macanese (un mix cinese-portoghese) è particolarmente apprezzata! Pare che qui principalmente la gente venga anche perché si mangia bene: ma d’altronde mettete insieme la cucina cinese e mescolatela con la portoghese, il risultato sa già di buono!
Gironzoliamo e visitiamo il Pak Tai Temple, uno dei templi tradizionali più significativi e storici dell’isola,






Il Pak Tai Temple (in cinese 北帝廟, ilTempio dell’Imperatore del Nord, è un tempio taoista, fondato intorno al 1843, dedicato a Pak Tai, un importante dio taoista venerato come protettore contro i pericoli naturali, in particolare inondazioni e incendi. I pescatori e le comunità locali, che un tempo popolavano l’isola, lo pregavano soprattutto per ricevere in cambio protezione e sicurezza.
Da qui passiamo praticamente al tempio a due passi, il tempio Tin Hau dedicato a Tin Hau (天后), conosciuta anche come Mazu, la dea del mare e protettrice dei marinai e dei pescatori, una delle divinità più venerate nelle comunità costiere della Cina meridionale,
Se il Pak Tai Temple rappresenta la protezione contro le forze della natura, il Tin Hau Temple racconta il rapporto profondo tra Taipa e il mare.
Successivamente interessante e rapido da visitare il Museo di storia de Taipa, che aiuta a capire la storia di questo posto così speciale. Entrata libera e lo si gira in 20 minuti.
Siamo sempre nel centro di Taipa e pronte per un secondo stop gastronomico ( seconda parte della nostra colazione). Questa volta il pineapple bun nel the place to be, 35/40 minuti di attesa( noi abbiamo fatto un giro aspettando). Ma ci sta!
Il pineapple bun in versione egg waffle. Il pineapple bun a Macao e Hong Kong spesso viene chiamato “bolo bao” 菠蘿包 ed è un dolce da forno super popolare , non contiene ananas ma si chiama così perché la superficie ha una crosta dorata e screpolata che ricorda la buccia dell’ananas.
A Macao, rispetto ad Hong Kong, lo si trova anche in una versione più ricca, influenzata dalla pasticceria portoghese. E qui mescolato con l’altra tradizione locale, l’egg waffle: incontro vincente! Ze Xian Ji, Rua do Cunha官也街
Continuando il giro di Taipa arriviamo alla chiesa di Nossa Senhora do Carmo che è uno dei luoghi cristiani storici e più caratteristici dell’isola che simboleggia in tutto e per tutto il passato portoghese.
Costruita nel 1885 è ancora oggi il punto di riferimento della comunità cattolica. In stile neoclassico con pareti colorate tipiche dell’architettura coloniale portoghese.
La chiesa è sulla strada per andare alle Case Museo che furono le case degli ex ufficiali del governo, uno dei luoghi storici più importanti di Taipa che ne racconta il,passato coloniale
Sono un complesso di cinque ville coloniali portoghesi, dipinte di verde chiaro, affacciate su Largo da Taipa, il lago, costruite intorno agli anni 20 del ‘900
Le case erano le residenze di alti funzionari dell’amministrazione portoghese, erano abitazioni eleganti, pensate per rappresentare status e prestigio., infatti hanno grandi verande, soffitti alti, finestre ampie per la ventilazione. Un mix di elementi europei e locali, proprio come Macao stessa

Oggi le case sono state restaurate e trasformate in musei. La prima casa mette in mostra la vita quotidiana delle famiglie macanesi*, molto interessante. L’ultima delle cinque è il ristorante nel quale abbiamo cenato di cucina portoghese. Casa Maquista.
Il contrasto tra Taipa e quello che vediamo dalla parte opposta del lago ci mostra l’altra faccia di Macao.
Una breve passeggiata ed eccoci nel bel mezzo dei casinò stile Las Vegas. E di Las Vegas ha tutto: the Venitian, the Londoner, il fake ad ogni passo, Tour Eiffel, Big Ben e San Marco nello stesso colpo d’occhio. I gondolieri con le maglie a righe. La totale. All’interno anche lo stesso squallore intorno ai tavoli da gioco. Noi perdiamo alla slot machine i 30 Mop giocati, circa 3 euro, facciamo un giro nella finta Venezia e direi che alziamo le tende in fretta.



Più lontano c’è il centro storico di Macau, quelloPatrimonio dell’Unesco che ci aspetta.
Prima tappa la Fortezza di Guia (Fortaleza da Guja) che è uno dei monumenti storici più importanti e suggestivi, situato sulla cima della Collina di Guia il punto più alto della penisola.
La fortezza fu costruita tra il 1622 e il 1638 dai portoghesi per difendere Macao dagli attacchi navali stranieri, specialmente dopo le tensioni con gli olandesi nel XVII secolo. All’epoca la sua posizione elevata permetteva di osservare tutto il territorio e la baia, controllando sia la città sia il mare. Fu una zona militare vietata al pubblico fino al 1976, quando l’esercito portoghese lasciò Macao e da allora allora è visitabile
Molto carina la Cappella di Nostra Signora di Guja costruita intorno al 1622 per i soldati e gli ufficiali di stanza qui.
Al suo interno si trovano degli affreschi unici che mescolano motivi religiosi e simboli occidentali e cinesi, riflettendo la natura multiculturale della città.
Di fianco alla cappellail Faro di Guia costruito tra nel 1864 che fu primo faro moderno sulla costa cinese . Ha una torre alta circa 15 metri e, nelle giornate limpide, il suo fascio luminoso raggiunge fino a circa 20 km di distanza.
La vista dall’alto è molto bella così come la passeggiata per arrivarci.
Lasciando Guia siamo andate a fare un giro nel bellissimo
Jardim de Lou Lim Ioc, 盧廉若公園 , uno dei giardini storici più belli e caratteristici nel quartiere di São Lázaro.
Il giardino è progettato nello stile dei famosi giardini di Suzhou, con sentieri tortuosi, ponti curvi, laghetti con carpe e fiori di loto, rocce ornamentali, pergolati e padiglioni che mescolano elementi dell’architettura classica cinese con influenze coloniali portoghesi, come le facciate color giallo-chiaro e alcune decorazioni in stile più europeo
Il giardino fu iniziato nel 1870 come terreno privato di Lou Cheok Chin, un ricco mercante cinese, e ampliato da suo figlio Lou Lim Ieoc
Dopo varie vicissitudini, inclusa la vendita di parte del terreno per uso scolastico (, la proprietà fu acquistata dal Governo di Macau nel 1973 e restaurata per essere aperta al pubblico nel 1974. Carinissimi i bonsai con dei dettagli in miniatura di scene di vita cinese.



Per il nostro pranzo tardivo ci siamo fermate in un posto molto carino a due passi dal cimitero, che era la metà del nostro,dopo pranzo.Tree café
Il cimitero di San Migurl Arcanjo è molto interessante e da la temperatura di questo posto in cui cultura cinese e portoghese si sono mescolate. Foto con occhi a mandorla e tratti asiatici accompagnati da nomi vera,ente portoghese. Tombe vecchissime molto arzigogolate nei dettagli.


Da qui siamo andate alla Fortaleza do Monte che è il forte storico più importante della città.Costruito 1617 e il 1626 era il principale sistema difensivo della città contro gli attacchi che arrivavano dal mare. Fu decisivo nel respingere nel 1622 gli olandesi.
Anche da qui si gode di una bellissima vista sul centro storico e sulle Rovine della chiesa di San Paolo che sono la nostra tappa successiva,
Le Rovine di San Paolo sono il simbolo più famoso di Macau.
Oggi di quella che era una delle chiese cattoliche più grandi dell’Asia, resta in piedi solo la facciata monumentale in pietra e la scalinata.
Costruita tra il 1602 e il 1640 dai Gesuiti. Faceva parte di un grande complesso che comprendeva: la Chiesa della Madre di Dio e il Collegio di San Paolo, una delle prime università occidentali in Asia.
Nel 1835 un incendio, provocato da un tifone, distrusse quasi completamente la chiesa.
Sopravvissero solo la facciata in granito e parte delle fondamenta.
La facciata è considerata un capolavoro dell’arte cristiana in Asia perché mescola dei simboli cristiani con dei motivi cinesi e degli elementi giapponesi
Sotto la statua della Vergine c’è un drago a sette teste.In Europa rappresenterebbe il demonio (richiamo all’Apocalisse).
Ma in Cina il drago è un simbolo positivo, legato al potere imperiale.
Questa ambiguità rende l’immagine molto potente: un messaggio cristiano espresso con un simbolo tipicamente cinese.
Molti artigiani che scolpirono la facciata erano cristiani giapponesi rifugiati a Macau, dopo le persecuzioni in Giappone nel XVII secolo.
Alcune decorazioni floreali e motivi ornamentali hanno infatti uno stile che ricorda l’arte giapponese dell’epoca.
Sulla facciata inoltr compaiono anche caratteri cinesi, cosa molto rara per una chiesa cattolica del Seicento.
Era un modo per rendere il messaggio cristiano più comprensibile alla popolazione locale.
La chiesa faceva parte del Collegio di San Paolo, che era una delle prime università occidentali in Asia.
Qui si formavano missionari che poi partivano per Cina, Giappone e sud est asiatico








A pochi metri il Tempio di Na Tcha (哪吒廟)importantissimo tempio cinese sottolinea come in questo posto credi diversi convivessero un9 accanto all’altro senza problemi….
Costruito nel 1888 durante un’epidemia di peste.Na Tcha (Nezha), era una divinità protettrice venerata per la capacità di scacciare malattie e spiriti maligni.
Il tempio è piccolino ed in stile tradizionale cinese con il tetto decorato da figure in ceramica
Di fianco al tempio si vedono ancora le vecchie mura della città. Da qui ci siamo fatte ancora due passi verso La Chiesa di san Domenico , la chiesa della Misericordia, la Biblioteca Sir Robert Ho Tung, fino al Seminario e alla chiesa di San Giuseppe, fondati dai gesuiti nel 1728 e all’epoca uno dei centri piùimpotyanti di formazione dei missionari in Asia. Quando nel 1762 i portoghesi espulsero i Gesuiti il seminario continuo a funzionare sotto altre congregazioni mantenendo il su9 ruolo fondamentale di diffusione del cattolicesimo,
La chiesa è in Stile barocco tardo, con influenza italiana, la facciata è sobria ma elegante. La Grande cupola centrale fu una delle prime in Cina in stile occidentale. Al suo interno è conservata una reliquia attribuita a San Francesco Saverio che fu grande missionario gesuita in Asia
Passiamo davanti alla Chiesa di Sant’ Agostino e davanti il teatro don pedro v che fu ino dei primi teatri occidentali costruito in Asia, nel 1860
Terminiamo con la Chiesa di San Lorenzo, de São Lourenço, che risale al 1558 e ricostruita più volte. Èin Stile neoclassico con elementi barocchi. Passiamo il Palazzo del Governo illuminato a giorno e torniamo sui nostri passi, Taipa prima per la cena e il traghetto che ci riporterà ad Hong Kong, dopo una giornata non solo piena ma pienassimo, nella quale abbiamo visto molto ma anche cercato un po’ di appropriarci dello spirito del luogo e delle sue diverse sfaccettature.







Mi è piaciuto molto, la città hai dei lati europei veramente piacevoli. L’architettura è molto bella, l’atmosfera anche. Il miscuglio architettonico Europa Cina è vincente.
Dal lato pratico abbiamo preso un paio di taxi ed è stato un isastro. I tassisti non sembrano conoscere la città, vagano a vista, non sembrano possedere navigatori e anche quando cerchi di mostrar loro la via fanno fatica…
I prezzi sono allineati su HK ma direi che va più il cash delle carte, Alipay funziona male…il Mop vale come il $ di HK e si può pagare con questi ultimi ma il resto lo danno in Mop che invece ad HK non prendono….
* I Macanesi sono i discendenti dei portoghesi e dei cinesi locali, Sono nati storicamente dal matrimonio tra coloni portoghesi e donne cinesi a partire dal XVI secolo.
La comunità ha una identità unica, distinta sia dai cinesi sia dai portoghesi “puri”.
Parlavano una lingua creola chiamata Patuá (Macanese creolo), che mescolava portoghese, cantonese, malese, indonesiano e altre lingue.
Oggi il Patuá è quasi scomparso, ma resta un simbolo della cultura Macanese.
La cucina macanese è il segno più visibile della loro cultura: mix tra portoghese e cinese, con piatti iconici come: Minchi (carne macinata con patate e salsa di soia) egg tart alla portoghese, African chicken (pollo speziato, ispirato al Mozambico)
Le festività cattoliche e i rituali cinesi convivono spesso, es. celebrazioni religiose nelle chiese e nei templi.
Storicamente erano una comunità di mercanti, funzionari, insegnanti e artigiani, spesso più aperti alle influenze straniere rispetto ai cinesi locali.
I Macanesi rappresentano l’anima interculturale di Macao, la fusione tra Oriente e Occidente che rende unica la città.
Discovering Macau, where Portugal meets China.
An exciting discovery just an hour by ferry from Hong Kong. A similar history, yet here it was not the British but the Portuguese who took center stage and, honestly, they left a far deeper mark, especially from an architectural point of view.
The Portuguese arrived in the mid-16th century and obtained permission to establish a trading post. Over time, Macau became a crucial hub for trade between China, Japan, and Europe.
For more than 400 years it remained under Portuguese administration, developing a unique culture blending Chinese and Portuguese traditions. In 1887 China officially recognized Portuguese control of the territory.
At the end of the 20th century, following a path similar to Hong Kong, Macau returned to China in 1999, becoming a Special Administrative Region. Today it is part of China, like Hong Kong, while maintaining a high degree of autonomy under the principle “one country, two systems.”
We arrived by ferry in Taipa, and that’s where we began exploring. I have to say I let Camilla guide us, she had already been there and knew exactly what we should see and discover.
Our first stop: Taipa, one of the most interesting areas of Macau, perfectly showcasing the contrast between tradition and modernity.
It is an island (now connected and almost merged with the Macau peninsula and Coloane) that was once a fishing village.
The historic heart is delightful, beautiful architecture, churches and temples coexisting in harmony, countless street food spots. And it was with a simply perfect pastel de nata from Lord Stow’s Bakery that we kicked off what would also be a very gourmet (and gourmand) day.
Macanese cuisine, a Chinese-Portuguese mix, is especially appreciated. It seems many people come here mainly because the food is so good. But then again, combine Chinese cuisine with Portuguese influences and the result is bound to be delicious.
We wandered around and visited the Pak Tai Temple, one of the island’s most significant and historic traditional temples.
The Pak Tai Temple (北帝廟, Temple of the Northern Emperor) is a Taoist temple founded around 1843 and dedicated to Pak Tai, an important deity worshipped as a protector against natural disasters, especially floods and fires. Fishermen and local communities once living on the island prayed to him for protection and safety.
Just steps away stands the Tin Hau Temple, dedicated to Tin Hau (Mazu), goddess of the sea and protector of sailors and fishermen — one of the most venerated deities in southern China’s coastal communities.
If Pak Tai represents protection against the forces of nature, Tin Hau tells the story of Taipa’s deep connection with the sea.
A quick and interesting visit followed at the Taipa Houses Museum, which helps you understand the history of this special place. Free entry, and you can see it all in about 20 minutes.
Still in central Taipa, we were ready for a second gastronomic stop, part two of breakfast. This time: pineapple bun The pineapple bun in its egg waffle version., at the place to be. A 35–40 minute wait (we strolled around while waiting), but totally worth it. Ze Xian Ji, Rua do Cunha官也街
In Macau and Hong Kong, the pineapple bun is often called “bolo bao” (菠蘿包) and it’s an incredibly popular baked treat. It doesn’t actually contain pineapple, the name comes from its golden, crackled crust that resembles the skin of a pineapple.
In Macau, compared to Hong Kong, you can also find a richer version, influenced by Portuguese pastry traditions. And here, blended with another local classic , the egg waffle, it’s truly a winning combination!
Continuing our walk, we reached the Nossa Senhora do Carmo Church, one of the island’s most characteristic historic Christian sites and a perfect symbol of its Portuguese past.
Built in 1885, it remains a reference point for the Catholic community. Neoclassical style, pastel-colored walls typical of Portuguese colonial architecture.
On the way to the Taipa Houses Museum stand the Taipa Houses–Museum, once the residences of high-ranking Portuguese officials, five light-green colonial villas built around the 1920s, overlooking Largo da Taipa.
Today they have been restored and turned into museums. The first house showcases daily life of Macanese families. The last one hosts a Portuguese restaurant where we had dinner. Casa Maquista.
Across the lake, the contrast is striking.
A short walk and suddenly we are in the middle of Las Vegas-style casinos. And it truly feels like Las Vegas: The Venetian, The Londoner — fake at every turn, Eiffel Tower, Big Ben, and St. Mark’s all in one glance. Gondoliers in striped shirts. The full show. Inside, the same slightly bleak atmosphere around the gaming tables. We lost our 30 MOP (about 3 euros) at the slot machines, wandered through the fake Venice, and quickly decided to move on.
Further away lies the historic center of Macau, a UNESCO World Heritage site waiting for us.
First stop: the Guia Fortress, one of the most important and evocative historical monuments, located at the top of Guia Hill, the highest point of the peninsula.
Built between 1622 and 1638 by the Portuguese to defend Macau from foreign naval attacks (especially during tensions with the Dutch), it remained a restricted military zone until 1976.
Nearby stands the Chapel of Our Lady of Guia, built around 1622 for stationed soldiers and officers. Inside are unique frescoes blending Christian motifs with Chinese and Western symbols.
Next to it rises the Guia Lighthouse, built in 1864, the first modern lighthouse on the Chinese coast. About 15 meters tall, its beam can reach nearly 20 km on clear days.
The view from the top is beautiful, as is the walk to reach it.
Leaving Guia, we strolled through the lovely Lou Lim Ioc Garden, one of the most beautiful historic gardens in the São Lázaro district.
Designed in the style of Suzhou gardens, it features winding paths, curved bridges, lotus ponds, ornamental rocks, pergolas, and pavilions, a blend of classical Chinese architecture and Portuguese colonial touches.
For a late lunch we stopped at Tree Café, near the cemetery that was our next destination: the Cemetery of Sao Miguel Arcanjo.
A fascinating place that truly reflects the blending of Chinese and Portuguese cultures, Asian faces in old photographs paired with distinctly Portuguese names, elaborate and ancient tombs.
From there we went to the Fortaleza do Monte, the city’s most important historic fort, built between 1617 and 1626 and decisive in repelling the Dutch in 1622.
From here too, the view over the historic center and the Ruins of St. Paul’s is stunning, our next stop.
The Ruins of St. Paul’s are Macau’s most famous symbol. Today, only the monumental stone façade and staircase remain of what was once one of Asia’s largest Catholic churches.
Built between 1602 and 1640 by Jesuits, it was part of a vast complex including the Church of the Mother of God and the College of St. Paul, one of Asia’s first Western universities.
A fire in 1835, caused by a typhoon, destroyed almost everything except the granite façade and part of the foundations.
The façade is considered a masterpiece of Christian art in Asia, blending Christian symbolism with Chinese motifs and Japanese elements. Beneath the statue of the Virgin stands a seven-headed dragon, in Europe a symbol of the devil, in China a positive imperial symbol. This duality makes the image incredibly powerful.
Just a few meters away stands the Na Tcha Temple, built in 1888 during a plague epidemic and dedicated to the protective deity Na Tcha. Small, traditional, with a ceramic-decorated roof, and a perfect symbol of religious coexistence.
We continued past the St. Dominic’s Church, the Holy House of Mercy, the Sir Robert Ho Tung Library, and reached the St. Joseph’s Seminary and Church, founded by Jesuits in 1728, once one of Asia’s most important missionary training centers.
The church is late Baroque with Italian influence, elegant and sober, with one of the first Western-style domes built in China. Inside is a relic attributed to St. Francis Xavier.
We passed by the St. Augustine’s Church and the Dom Pedro V Theatre, one of the first Western theaters built in Asia (1860).
We ended at the St. Lawrence’s Church, dating back to 1558 and rebuilt several times, neoclassical with Baroque elements, then walked past the illuminated Government Palace before heading back to Taipa for dinner and the ferry to Hong Kong.
It was not just a full day, it was completely packed. We saw a lot, but also tried to absorb the spirit of the place and its many facets.
I really liked Macau. The city has genuinely pleasant European sides. The architecture is beautiful and the atmosphere too. For sure the Europe-China architectural blend truly works.
On a practical note: we took a couple of taxis and it was a disaster. Drivers didn’t seem to know the city, wandered aimlessly, didn’t appear to use navigation, and even when showing them the route, they struggled.
Prices are similar to Hong Kong. Cash is preferred, Alipay works poorly. The MOP is equivalent to the HK dollar, you can pay in HKD, but change is given in MOP, which Hong Kong does not accept.
*The Macanese
Macanese people are descendants of Portuguese settlers and local Chinese. Historically born from intermarriage starting in the 16th century, they developed a unique identity distinct from both “pure” Portuguese and Chinese communities.
They spoke Patuá, a creole language blending Portuguese, Cantonese, Malay, Indonesian, and other languages. Today it has nearly disappeared but remains a powerful cultural symbol.
Macanese cuisine is the most visible sign of their culture: iconic dishes include minchi (minced meat with potatoes and soy sauce), Portuguese egg tart, and African chicken (spiced chicken inspired by Mozambique).
Catholic festivities and Chinese rituals often coexist — celebrations in churches and temples side by side.
Historically, they were merchants, officials, teachers, artisans — often more open to foreign influences than local Chinese communities.
The Macanese represent Macau’s intercultural soul, the fusion of East and West that makes the city truly unique.
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