Quel nonno viaggiatore che non ho mai conosciuto.

Mio nonno Albert non l’ho mai conosciuto. È morto nell’estate del 1969, poco dopo che per la prima volta l’uomo aveva messo piede sulla luna e poco prima che il mio di piedino, nell’autunno di quello stesso anno, si posasse su questa terra.

Non l’ho mai conosciuto ma tante cose nella casa della mia infanzia parlavamno di lui e dei suoi anni di permanenza in Cina. Una Cina d’altri tempi dove il nonno venne spedito per imparare il commercio alla fine degli studi liceali. Nato nel 1889 a Torino, ultimogenito di una agiatissima famiglia francese installata nella capitale piemontese, piccola pecora nera della famiglia.

Il mio bisnonno Theodore Saconney, originario di Gevrey Chambertin, in Borgogna, si installò a Torino nel 1865. Era il proprietario del Buffet della stazione, che allora con la rete ferroviaria in forte espansione, era una delle attività faro della nascente industria alberghiera. La famiglia abitava una splendida villa sulle colline della città conducendo un’esistenza molto agiata.

La storia narra (riporto i racconti del mio papà) che una volta rimasto vedevo con due figli della prima moglie, Estelle, il bisnonno scrisse al paese per farsi “spedire” una moglie giovane. Nella lettera specificò che la sua situazione economica era del tutto solida e avrebbe potuto “viziarla” con cappellini borse e scarpe intonati. Se sia realtà o storia romanzata non lo so. La bisnonna Agathe arrivò a Torino, pronta a mettere al mondo altri 4 figli, ultimo dei quali mio nonno.

Tutti i fratelli uno dopo l’altro venivano rispediti in patria per proseguire gli studi nei licei e nelle prestigiose università d’oltralpe. Tra questi il generale  Jacques -Theodore, brillante polytechnicien, ricordato con un busto al musée de l’air del Bourget. Invece Il giovane Albert studente liceale dai gesuiti nel già allora famoso Istituto Sociale, si dilettava a giocare a biliardo. Tra l’altro in quella che fino ai tempi miei fu istituzione  e rifugio per chi “tagliava”(bigiava, saltava la scuola), il caffé Impera.

Si fosse accontentato del giocare al biliardo forse i miei bisnonni avrebbero chiuso un occhio sul vivace giovanotto e una volta in tasca la maturità classica avrebbe seguito le orme dei fratelli prendendo la direzione di un’università parigina. Ma nel momento in cui giocando a biliardo si è giocato i pregiati gioielli della sua cara mamma, quello che doveva essere un severo padre tutto d’un pezzo ha perso le staffe, mettendo insieme quella che, dal loro punto di vista, era una punizione esemplare.

Me lo immagino bisnonno Saconney con il suo baffo pronunciato ( come da foto di famiglia) accanto a maman Agathe, entrambi furiosi. Me li vedo annunciare al figliolo che una volta la maturità in tasca l’avrebbero imbarcato su una nave direzione Pechino. E a Pechino avrebbe incominciato a lavorare con un conoscente commerciante in loco per imparare il mestiere.

Punizione d’altri tempi sicuramente.

E così questo giovane un po’ ribelle sbarcò in una Cina dei primi del novecento. Qui fu accolto dal commerciante italiano installato lì con la sua giovane sposa. 

Dai suoi anni cinesi il nonno ha riportato a casa tantissimi vasi e oggetti, stampe e fotografie, che hanno sempre fatto parte dei miei ricordi. E insieme agli oggetti, aneddoti e racconti che papà ha ascoltato e, a grandi linee, trasmesso a noi. Quanto avrei voluto ascoltare ogni cosa direttamente dal nonno.

In Italia il nonno è rientrato alle soglie della prima guerra mondiale. Non è rientrato per scelta. Il commerciante che gli stava insegnando trucchi e astuzie del commercio, aveva scoperto che, contemporaneamente, la giovane moglie insegnava al nonno altri trucchi e altre astuzie. Forse erano questi ultimi gli insegnamenti più graditi! Cultura a tutto tondo!!

Rispedito in Italia a calci nel sedere, il nonno sicuramente si riportò dietro un bagaglio immenso. Il commercio l’aveva sicuramente imparato. In quanto ai piaceri della carne, diciamo che questo primo apprendistato cinese gli diede una certa propensione al correr dietro le gonnelle. Questo fu il problema della mia povera nonna.

Mia nonna, per sfortuna sua, si trovava in visita a Torino proprio nei giorni in cui il giovane Albert rientrava dalla Cina la coda tra le gambe.

Marcelle, francesina delicata dai capelli biondi e gli occhi azzurri ebbe la sfiga di trovarsi lì nel momento sbagliato, tappa di un tour che la portava a scoprire un po’ di mondo, ospite proprio dai miei bisnonni paterni. Il nonno se ne innamorò perdutamente e forse lei di lui, sicuramente anche affascinata da un giovane che di mondo ne aveva già visto tanto e che forse sapeva anche vendersi bene!

Il resto è storia, ed è una bella storia, almeno per me.

I miei nonni si sono sposati e sono rimasti in Italia. Dove hanno sempre mantenuto in casa la lingua e la cultura francese. Questo è per me un aspetto molto importante. Mio padre è cresciuto così e ha trasmesso la stessa lingua e cultura a noi figlie.

Nonno Albert ha messo in pratica gli insegnamenti acquisiti in Cina dedicandosi al commercio, per qualche generazione i bambini torinesi hanno giocato con i giocattoli Saconney, e mi capitava spesso da bambina che mi chiedessero se ero della famiglia dei giocattoli… 

Quanto agli altri insegnamenti anche lì il nonno non si è risparmiato mettendo al mondo cinque figli, tre maschi e due femmine (3 deceduti, purtroppo, nei primissimi anni di vita), l’ultimo il mio papà, dopo il quale la nonna ha messo un freno…

La storia di mio nonno mi ha sempre affascinata. Ancora di più da quando vivo all’estero, pensando a lui espatriato di un’altra epoca, ma con gli stessi challenge in un certo senso che affronto quotidianamente in questa mia vita itinerante.

Mi piace pensare che il gusto per questa vita un po’ avventurosa forse mi arrivi proprio da quel viaggio in Cina che il nonno fece allora. Che l’apertura mentale che trasmise a mio padre, curioso poliglotta, lui l’abbia trasmessa a noi, dicendomi :Vai scopri il mondo, guardalo con occhi curiosi. Così ho fatto.

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