Il quartiere in cui vivo è estremamente multiculturale. Un vero miscuglio di lingue e culture, in un’atmosfera vivace e colorata. Uno degli elementi che lo rende particolarmente interessante è anche la presenza di una grossissima comunità ebreo ortodossa che si estende da questa parte del Mile End, fino al quartiere di Outremont.



Da mesi le nostre vite che scorrono veramente in modo parallelo mi intrigano. O meglio mi intriga la loro, quella di questa comunità che vive secondo regole che non sono quelle del resto degli abitanti della zona, con codici di comportamento e vestimentari specifici. Il dire che le nostre vite scorrono parallele è un vero dato di fatto. Viviamo nelle stesse strade ma è come se vivessimo in altri mondi, Ci sono negozi, pochi, nei quali ci si incrocia. Ci si passa accanto sui marciapiedi come se si percorressero strade completamente diverse. Gli uomini non ci guardano, ovviamente per vari motivi. Le donne hanno sempre lo sguardo abbassato o rivolto verso stuoli di marmocchi.
Ho avuto la fortuna di partecipare, grazie alle tante super attività organizzate da Montréal Accueil, ad un tour del quartiere centrato proprio su questa comunità ebraica. Dopo mesi a leggere qua e là informazioni per capire meglio, ero eccitatissima. Il tour è stato fantastico e super istruttivo. Il fatto poi che fosse proprio tra le strade che oggi chiamo casa, era la ciliegina sulla torta.
Il punto di partenza del tour è stato un libro, consigliato per prepararsi al giro: Hadassa di Myriam Beaudin, che racconta la storia dell’autrice che per un’anno ha insegnato il francese in una scuola ebraica, frequentata da questa comunità di ebrei.
Gli ebrei chassidici, sono uno dei rami più ortodossi. Hanno un aspetto riconoscibile ovunque nel mondo, indossano gli stessi abiti e portano le stesse acconciature, uguali per tutti. Giacche lunghe, pantaloni neri, cappelli di pelliccia rotondi e larghi, riccioli ai lati del viso gli uomini. Le donne invece indossano vestiti scuri, scarpe basse, possono avere la testa rasata e coperta con una parrucca, o semplicemente la testa coperta. I capelli non si mostrano una volta sposate. Anche i bambini vestono di colori scuri e i maschietti hanno i tipici boccoli al lato del viso proprio come gli uomini adulti.



Tutti parlano yiddish e cercano di avere meno contatti possibile con il mondo esterno. Non possono usare internet per esempio. Tutti infatti hanno dei telefoni cellulare che neanche mia mamma usa più da anni!
Le regole sono di fondamentale importanza e tutti sono tenuti a rispettarle. Le famiglie sono numerosissime e il ruolo della donna è quello di essere madre e moglie. Non ascoltano le informazioni, né radio né TV. Un po’ tagliati dal mondo pur vivendo in mezzo al mondo.
Questa corrente, si sviluppò principalmente tra gli ebrei ashkenaziti dei Paesi slavi, e rese più popolare la kabbalah, cioè il complesso delle dottrine mistiche ed esoteriche ebraiche su Dio e l’universo, come un aspetto fondamentale della fede nelle comunità più povere e meno istruite, stanziate principalmente nelle regioni dell’Europa dell’est.
La sensazione che siano bloccati nel tempo non è solo una sensazione. Attraverso le pagine di Hadassa e camminando via dopo via, abbiamo osservato ingressi di case contrassegnate dal mezuzah *, sinagoghe sparse, spesso nate senza permessi, scuole ebraiche che seguono parallelamente al curriculum imposto anche un curriculum tutto particolare. Per le ragazzine dopo la Bat Mitzvah **, che segna in un certo senso il passaggio all’età adulta, a 12 anni, in extra curriculum le materie sono orientate a diventare brave mogli e donne di casa…. molto ottocentesca come prospettiva.
Tra l’altro essendo il periodo della Pasqua Ebraica, tantissimi uomini erano in giro e entravano e uscivano dalle varie sinagoghe, era ancora più interessante che in tempi normali.
Un vero tuffo utile per capire meglio i tanti vicini che vivono in massa nella strada parallela alla mia. Stranamente nella mio tratto di strada non ce ne sono e sembrano vivere tutti concentrati negli stessi isolati. Pare anche che abbiamo dato una bella spinta alla speculazione edilizia della zona. Hanno famiglie numerose e la necessità di ingrandire le zone abitative. Comprano le case di fianco alle loro se messe sul mercato e (abusivamente) le allargano, collegandole.
Il senso di comunità è estremamente forte, si supportano gli uni con gli altri.
L’autrice di Hadassa ha avuto il privilegio di penetrare meglio questa comunità terribilmente chiusa. Lavorando con i bambini le informazioni che filtravano erano tante. Si sa che più si dice ad un bambino di non dire, più per quest’ultimo la tentazione di fare il contrario è tanta!
Tra il libro e il tour sono riuscita a saziare un po’ della mia curiosità. Continuerò comunque ad esplorare perché questa è una delle cose che trovo più interessanti del vivere all’estero, il confrontarsi e imparare a conoscere comunità alle quali non mi sarei forse avvicinata.
*piccolo rotolo di pergamena con scritti i brani biblici di Deut. 6, 6-9 e 11, 13-21, conservato in un astuccio affisso allo stipite destro (rispetto a chi entra) delle porte delle abitazioni, ma anche delle stanze, della macchina, della scuola.
** I giovani ebrei che raggiungono l’età di 13 anni i maschi e 12 le femmine, in data ebraica, assumono la responsabilità dell’osservanza delle mizvot (tutti precetti contenuti nella Torah) e si chiamano appunto per questo Bar Mizvà e Bat Mizvà (letteralmente figlio o figlia del precetto, cioè obbligato all’esecuzione dei precetti)
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