7 anni fa con una bellissima festa nei primi uffici aperti a Stoccolma, Northvolt si svelava al mondo, con la sua missione e quello spirito da start up di cui la Silicon Valley aveva impregnato i suoi fondatori.

Erano stati giorni emozionanti per noi. Riscoprivo nello stesso tempo Stoccolma, provavo ad immaginarmi la mia vita in quella fredda città del Nord Europa con i marciapiedi coperti di neve. Erano stati mesi intensi quelli che avevano preceduto l’annuncio. Paolo era proiettato in questa nuova avventura e noi con lui.
Il ritorno in Europa sembrava eccitante, anche se ero, ed eravamo, ben consci che non sarebbe stato semplice sotto tutti i punti di vista. Montare un progetto come Northvolt era un piccolo salto nel vuoto dall’atterraggio incerto. Spostare nuovamente una figlia in piena adolescenza, per di più per la prima volta come figlia unica, era un challenge nel challenge. Una nuova città da scoprire e da aggiungere al palmares dei posti da chiamare casa, era eccitante ma anche spaventosamente stressante.
7 anni dopo voltarci indietro e osservare il percorso fatto, mi riempie d’orgoglio. Quello che era un progetto disegnato a grandi linee è diventato un’azienda concreta di cui tutti parlano. La nostra vita in Svezia è stata dal primo giorno un susseguirsi di gioiose scoperte e incontri entusiasmanti. Ci sono stati alti e bassi, momenti in cui tutto sembrava troppo complicato, ci sono state decisioni da prendere, e dubbi e punti interrogativi.
Oggi la Svezia che allora era un punto d’arrivo e d’inizio, è diventata il punto di partenza per molto di più, e quel di più, quel guardare oltre l’orizzonte, ci ha portati in Canada per continuare a costruire per i prossimi tot anni.

Ogni tanto ripenso, ripensiamo a quegli inizi, all’entusiasmo e anche un po’ alla follia che ci ha fatti saltare in quella nuova avventura. A come tutto fosse da scrivere e la prima bozza sembrasse incerta, piena di punti interrogativi e di spazi bianchi da riempire. Ci abbiamo creduto, e quando parlo al plurale sottolineo come fosse stato ( e o sia ancora) importate che io credessi nel progetto in cui mio marito si sarebbe immerso per anni.
Se avessi avuto dei dubbi sarebbe stato difficile per lui andare avanti.
Ho creduto in lui come ogni volta e come ad ogni salto. Oggi queste sette candeline lo premiano come uomo, imprenditore e visionario. E oggi premiano anche me per averlo sempre appoggiato, una carta d’imbarco in una mano e una valigia nell’altra.
Grande Northvolt!
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