Dopo quattro mesi a spostare date, ci siamo quasi, il 6 novembre si trasloca.
Periodo intenso. Periodo denso . Ci sono mille cose da fare. Scrivo liste, le faccio e le disfo. So che poi come sempre ogni tassello andrà al suo posto e che alla fine tutto e piu semplice di quel che sembri.



Mi sveglio prestissimo al mattino perche nel momento in cui apro un occhio nel dormiveglia incomincio a fare programmi e a vagare con la mente tra le cose da fare. Come sempre un trasloco si porta dietro valanghe di stress, con la consapevolezza che è solo passeggero.
5 anni fa quando siamo arrivati in questa casa, dopo un trasloco abbastanza snervante, dissi a me stessa : questa volta è l’ultima in cui mi trascino dietro tutto, la prossima mi muovo con due valigie e via. Ma poi arriva il momento del cambiamento e cambio idea.
Sono oltre 26 anni che ci muoviamo e ci portiamo dietro tutto. Solo con questo gigantesco bagaglio riesco veramente a sentirmi a casa. Ho bisogno di ricreare il mio mondo e posso solo farlo trascinandomi dietro le cose che lo rendono tale.
Un po’ di cose, sono sincera, le abbiamo seminate cammin facendo. Alcune sono rimaste anni in cantine diverse, per poi finire buttate, perché alla fine se erano in cantina era perché non servivano più a molto. Anche questa volta abbiamo eliminato qualcosa e preparato una lista di ciò che per il momento non porteremo con noi, ma ciò che resta e comunque abbastanza per riempire un container di 45m3.
Ma perché portarsi dietro tutto? Perché con tutte le difficoltà del cambiamento non potrei fare a meno delle cose che mi fanno stare bene. I miei mobili, i miei libri, le mie tazze, le foto e i ricordi, mi servono a ricreare un qualcosa di conosciuto, mentre il contorno tutto intorno cambia.
Negli anni ho sempre consigliato a chi partiva per la prima volta di portarsi dietro il più possibile cose che ricreano l’ambiente di casa.
Ho visto in tante occasioni come l’avere il mio nido sicuro fatto di oggetti vari mi aiutasse a affrontare meglio i primi passi difficili in paesi lontani. E la cosa valeva anche per le mie piccole viaggiatrici. Mi ricordo le loro faccine sorridenti al nostro arrivo in Giappone nel nostro nuovo appartamento. Il trasloco era arrivato prima di noi, e il castello dei playmobil montato in mezzo alla stanza, insieme con le lenzuola che poco prima erano sui loro lettini francesi, creavano casa.
Arrivare in California e ritrovare il nostro divano in un nuovo salotto, ha regalato a tutti, gatto compreso, un senso di nido protettivo indispensabile.
Traslocare tutto, però, implica una certa logistica.
In pratica cosa fare? Io procedo stanza per stanza, mi imballeranno tutto loro, come sempre, ma non staranno a guardare cosa va con cosa. Per non ritrovarmi all’arrivo le mutande con i cacciaviti, faccio in modo che tutto sia al proprio posto in maniera ordinata. Una grossa parte del lavoro consiste in eliminare cose. La maglietta con il buco alla quale si è tanto affezionati? È arrivato il momento di dire addio. La tazza sbreccata che non osavate buttare? Farle fare il giro del mondo non vale la pena, è il momento della separazione.
Ci sono poi delle cose che anche con il trasloco chiavi in mano voglio fare io. Vestiti e biancheria li imballo io o in scatole apposite che già utilizzo ad esempio per riporre i vestiti al momento del cambio di stagione, o nelle scatole dei traslocatori. Ne richiedo sempre un certo numero qualche settimana prima. Imballo io perché 1) non voglio dover rilavare tutto una volta arrivati a destinazione, quindi copro, metto lavanda, anti tarme e via dicendo. 2) perché voglio che le cose siano assemblate in un certo modo per facilitare la messa a posto arrivata a destinazione.
Metto sottovuoto piumoni e cuscini, coperte e copriletti, tutti con etichette. Salvo spazio e li proteggo nel viaggio. E poi è a volte anche questa l’occasione per eliminare con una lacrimuccia cose che mi trascino dietro da troppo tempo e traslocare per poi riporle in un armadio, e mai utilizzarle non vale la pena. Alla fine il copriletto indiano stava bene in India, ma in Canada? Non non me lo vedo.
Alla partenza ho il mio confort, il mio aiuto domestico, e un mio piccolo mondo sicuro che mi protegge dallo sconforto, è più facile gestire il carico di lavoro. All’arrivo difficilmente avrò subito una persona fidata a darmi una mano e soprattutto vorrò fare in fretta. La mia priorità sarà occuparmi di me e della mia nuova vita. Il mio motto da sempre è: ben organizzare tutto in partenza per sentirmi meglio all’arrivo.
Altra cosa importante è fare mente locale su cosa si porta o no, se si decidesse di lasciare qualcosa in un deposito o nella propria cantina, o spedirlo altrove. Noi partendo in California abbiamo lasciato una marea di cose in cantina nella nostra casa (tenuta per qualche anno), e poi rientrando in Europa le abbiamo recuperate. Stessa cosa quando dalla Francia siamo andati in Asia, lasciando molte cose in un deposito. Adesso faremo lo stesso. Abbiamo venduto casa qui quindi l’opzione cantina non è possibile. Probabilmente in un secondo tempo organizzeremo un trasloco verso la tanto agognata casa in sud Italia.(quando ci sarà).
Anche qui c’è una piccola logistica da mettere in moto perché non saranno i traslocatori a distinguere tra cosa parte in una direzione e cosa nell’altra. Io vado di post it. Questo parte qui, questo parte là. Ovviamente il giorno del trasloco rifaccio sempre un giro con il capo squadra, ma non si sa mai. Nei vari traslochi ho visto imballare roba che doveva partire dritta in pattumiera, quindi adesso metto tutto nero su bianco per sicurezza.
Un’altra cosa che faccio per preparare un atterraggio morbido è spolverare e pulire tutto: mobili, libri, quadri, cornici. Tutto parte pulito. I mobili con una bella passata di cera perché attraversare un oceano, e a volte due, richiede una bella preparazione anche per loro!
Alla fine i giorni del trasloco vero e proprio non ho molto da fare, se non buttare un occhio su come e cosa imballano (con tutti i traslochi alle spalle ho occhi attenti e posso essere molto pistina). La preparazione è la cosa che mi impegna di più. Quel lento avvicinarsi al giorno X, passando in rassegna ogni cassetto, ogni angolo, ogni dettaglio.
Un trasloco internazionale è impegnativo. Più impegnativo psicologicamente che fisicamente, certo. Alla fine sono traslochi “chiavi in mano” in cui tutto è imballato e sballato. Anche se sullo sballare stenderei un velo pietoso, sballano si ma a seconda del paese, ti possono anche semplicemente sballare tutto sul pavimento e arrivederci.
Psicologicamente però è un’altra storia. Siamo noi a doverci aiutare. Chiudere tutte le proprie cose in un container e saperle in giro per settimane, mette un po’ di stress. Certo normalmente tutto arriva alla meta, e i danni non sono mai tanti, anzi fin qui ci è andata benone. Però ci sono cose che hanno un valore affettivo che nessuna assicurazione potrà rimborsare, e sono quelle cose che ci fanno stare con il fiato sospeso fino quando la nave non arriva in porto.
Adoro l’espatrio, le nuove avventure, al vita all’estero con tutte le sue sfumature, ma il traslocare NO. MA si sa è un passaggio necessario. sopravviverò anche questa volta.
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