Sistemi scolastici: non esiste il migliore!

L’estate si avvicina, almeno nella nostra parte di mondo, e con l’arrivo dell’estate la fine della scuola. Per noi ormai sono lontani i tempi in cui i ritmi familiari erano dettati, e dominati, dall’apertura e chiusura dei cancelli di scuole varie sparse da est ad ovest. 

photo of empty class room

Come tanti espatriati ci siamo spesso trovati a far cambiare scuola e sistema scolastico ai nostri figli. Sempre abbiamo scelto l’estate come momento di cesura e passaggio. Della serie i mesi estivi ricaricheranno le batterie dei nostri figli prima di buttarli in una mischia tutta nuova. Avranno bisogno di mille energie in quel momenti cruciale.

In questo delicato gioco del cambiamento abbiamo sempre cercato di tener ben presente un punto: tutti i sistemi scolastici sono buoni, con le loro caratteristiche e peculiarità. Il confronto non è possibile. 

Certo più di una volta ci siamo fatti domande. Ci siamo chiesti se direzioni e approcci fossero quelli giusti.  Non abbiamo però mai stilato classifiche e dichiarato che un approccio fosse migliore di un altro. 

Il fine ultimo è formare delle persone pensanti in autonomia, munite di una capacità di analisi e ovviamente di una serie di conoscenze di base fondamentali per proseguire negli step educativi successivi.

Proprio per questo, tutte le volte che leggo frasi che inneggiano alla superiorità di un sistema scolastico su un altro, rabbrividisco. E devo dire che in questo noi italiani, e con noi i francesi, siamo dei campioni. Trovo ci sia molta arroganza nel credere che nel nostro paese ci sia il sistema educativo migliore. Il punto è che cosa rende un sistema migliore di un altro? 

E con questo non dico che non sia ottimo, ben lungi, ma lo è nelle sue sfumature esattamente come lo sono tanti altri.

Ho imparato negli anni, e anche un po’ sulla pelle delle mie ragazze, che approcci scolastici diversi portano tutti più o meno allo stesso risultato. La differenza sta nel modo di arrivarci. Non definirei un sistema pessimo perché non sommerge gli studenti di compiti, così come non lo definirei migliore di tutti conteggiando le ore di studio dopo scuola.

Così su due piedi per me ,ad esempio, il lavoro, il grosso del lavoro, va fatto a scuola, a casa si dovrebbe dedicare allo studio solo il tempo necessario per fissare certi concetti, già appresi in classe. Se un bambino dopo scuola passa parte del resto della giornata a studiare, è un problema. Quando avrà il tempo di fare tutta quella serie di cose necessarie per sviluppare la sua personalità? Il gioco, lo sport, la noia assoluta, sono fondamentali per crescere con equilibrio.

I giudizi buttati lì su scuole e sistemi mi stupiscono ancora di più quando a pronunciarli sono genitori che vivendo all’estero dovrebbero dimostrare apertura totale verso le differenze. E nelle differenze i diversi approcci entrano con forza. Non possiamo educare i nostri figli immersi in culture diverse se poi noi stessi ne critichiamo i contorni, promuovendo la nostra come superiore. Dobbiamo accettare che le cose vengano fatte in modo “diverso”, aiutando i nostri figli nel processo di integrazione senza paraocchi. 

Alla fine tutti, ma proprio tutti, da qualsiasi tipo di sistema scolastico arrivano pronti per affrontare gli studi superiori e successivamente a prendere il volo verso la vita adulta.

Provare per credere.

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