Eccoci già ad aprile, la primavera lentamente (forse) arriva anche qui. L’anno scolastico in questa parte di mondo si avvia lentamente alla sua fine e per le famiglie expat questo spesso rima con cambiamento.

Quando si hanno figli in età scolare ed è possibile, si trasloca a fine anno scolastico. L’estate porta con sé il tempo necessario per “digerire” il cambiamento e iniziare nel nuovo con le energie conquistate durante una meritata pausa.
Questo è anche il periodo dei mille interrogativi legati alla scuola e alla scelta di un eventuale sistema scolastico. Molte le domande che frullano in testa. Se spesso la scelta più logica è proseguire sulla stessa linea, quindi stesso tipo di scuola, a volte non è logisticamente possibile e un cambiamento si impone.
Altre volte invece si coglie al balzo l’occasione di un nuovo spostamento per sperimentare un nuovo approccio scolastico, che può sembrarci più adatto.
Spesso è l’osservazione stessa dei nostri figli a spingerci a cambiare, cosa che forse faremmo con difficoltà maggiore vivessimo in un contesto più sedentario.
Non tutte le personalità calzano a pennello in ogni sistema. Approcci diversi possono meglio corrispondere a certi modi di apprendere.
Noi per anni non ci siamo fatti domande, anzi io ero abbastanza reticente all”idea di imporre alle nostre bambine anche un cambiamento di sistema scolastico. Hanno iniziato la scuola nel sistema francese, e fino ad un certo punto non valutavo altro. Mi sembrava troppo chiedere loro di scombussolare il loro mondo, scombussolando anche l’unica certezza che era quella del ritrovarsi in un sistema di cui conoscevano “trucchi e astuzie”.
La storia dice che poi ho cambiato idea. Il passaggio dal sistema francese all’americano è stato, valutato adesso a posteriori, uno dei migliori regali che potevamo far loro.
E questo per una serie di motivi tra cui in primis il mostrar loro che si può cambiare per qualcosa di veramente nuovo senza problemi e ricadendo in piedi. No non le abbiamo utilizzate come cavie da laboratorio, eravamo abbastanza sicuri che non si sarebbero tirate dietro traumi, ma a volte una prova un po’ di forza forgia gli spiriti e da una sferzata di energia.
Il sistema americano, si è poi dimostrato, almeno nella sua declinazione Silicon Valley, veramente valido, oltre a corrispondere alle esigenze e curiosità delle nostre fanciulle. Dall’inizio ne siamo rimasti entusiasti, evitando in tutto e per tutto i confronti con quello che frequentavano in precedenza, e con il sistema che conoscevamo noi.
Questa credo sia la chiave. Il confronto non porta a nulla di positivo. Se si cambia si cambia, e soprattutto ci si deve aspettare qualcosa di diverso. Meglio affrontare il nuovo sistema (come per tutte e novità in generale) con spirito abbastanza aperto e senza preconcetti.
Ammetto che arrivata a Palo Alto avevo una serie di dubbi sul sistema americano. Dubbi sviluppati cogliendo qua e la commenti di amiche e conoscenti, che spesso riportavano giudizi di seconda o terza mano. Sembrava una sorta di telefono senza fili, in cui l’informazione arrivava estrapolata dal contesto e mozza nei termini.
Rapidamente mi sono un po’ tappata le orecchie convinta che sarei stata capaci rapidamente di farmi un’idea, anche osservando le mie ragazze, semplicemente, e godendomi il loro entusiasmo.
Diciamo che l’entusiasmo nell’andare a scuola da parte dei nostri figli, dovrebbe essere il primo segno che va tutto bene. Successivamente poi ho sempre affrontato l’insegnamento impartito loro, senza pensare a quello impartito a me, sarebbe stato sciocco farlo e anche non costruttivo. Diciamo che ho approcciato il problema educazione con lo stesso spirito aperto con cui ho sempre affrontato un nuovo Paese: niente paraocchi e spirito di adattamento.
Scegliere un sistema scolastico non è mai semplice, si deve essere attenti, ma senza ansie. I bambini expat hanno risorse infinite e capacità di adattamento sorprendenti, sapranno stupirvi con effetti speciali. È importante però che anche noi dimostriamo la stessa capacità, affrontando con il sorriso anche quello che all’inizio stride con le nostre aspettative.
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