Sono seduta sul divano, le candele accese, fuori il cielo ha quel colore tipico delle notti d’inverno cariche di neve. Le feste di fine anno sono passate, le vacanze son finite, l’albero di Natale non occupa più il suo angolo. l’abbiamo disfatto, aveva l’aria talmente triste quando siamo rientrati, i rami vigorosi un mese fa, pendevano verso il basso.

La casa sa d’inverno, non più di festa. Macaron accovacciato di fianco a me tiene una zampa sulla mia spalla. Fa delle fusa fortissime, il loro ritmo riempie il silenzio, rimpiazza quel chiacchiericcioche fa da sottofondo a tutto quando le ragazze sono qui, quando siamo famiglia.
Le ragazze hanno rifatto le valigie, imballato con cura i regali di Natale, raccolto cose qua e là.
Siamo stati fortunati, per 15 giorni siamo tornati ad essere noi cinque. Per 15 giorni le nostre voci si sono mescolate, le mani si sono strette, i nostri occhi hanno guardato nella stessa direzione, contemplato gli stessi paesaggi, registrato le stesse immagini.
Poi com’è giusto che sia ognuno è tornato al suo posto e noi siamo rimasti qui fermi a guardare.
Camilla aveva le lacrime agli occhi, anche io. Non è un esercizio semplice anche quando si è abituati. Non è semplice anche quando si sa che è bello che sia così. Siamo fortunati perché riusciamo ancora a ritagliarci del tempo prezioso tutti insieme.
Mi da sempre un po’ di tristezza il periodo che segue Natale, sarà l’inverno ancora lungo davanti a noi, sarà che adoro Natale, sarà quel ritorno alla normalità che ormai riporta ognuno al proprio posto.
So che i prossimi mesi saranno intensi per tutti. Le ragazze saranno prese in mille progetti. Paolo come sempre tra un volo e l’altro. Iio a tenere in mano i fili che ci tengono uniti anche se pezzi sparsi di uno stesso cuore.
So anche che riusciremo sempre a ritagliarci del tempo insieme. Gli aerei sono fatti per questo, per portarmi da loro quando la nostalgia si fa sentire, per riportarle da noi quando hanno voglia di ricaricare le batterie.
Certo però la quotidianità manca. Mancano le voci che si scontrano, i corpi che si sfiorano, gli occhi che si incrociano senza lo schermo di mezzo. Ci si abitua o non ci si abitua mai. Questo è il bello di vederle crescere, quelle due facce della stessa medaglia, da una parte insieme e dall’altra lontani.
Va bene cosī.
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