L’espatrio e l’occasione di reinventarsi.

 Parlo, parlo, parlo tanto, penso di averlo sempre fatto dalle prime sillabe pronunciate in poi. Deve essere un po’ genetico, mia mamma è cosi e lo sono anche le mie figlie. 

Mi sono resa conto che quando parlo di espatrio, parlo ancora di più, e questo già da prima dei miei libri, da quando ho incominciato a rendermi conto che condividere il mio bagaglio di esperienze con chi si apprestava a muovere i primi passi su questo terreno felicemente impervio che è l’espatrio, poteva essere utile, utilissimo.

Negli ultimi due giorni mi sono ritrovata per ben due volte a misurare quanto gigantesco sia il “peso” di 25 anni di vita all’estero, saltellando da un paese all’altro, costruendo vite e disfando case, al ritmo di sogni che con tenacia abbiamo trasformato in realtà. 25 anni, per tanti saranno forse un niente, ma per molti sono un numero incredibile di anni passati a costruire casa lontano da casa. Per chi muove i primi passi, con le paure tipiche di chi non sa assolutamente cosa voglia dire vivere all’estero, il nostro percorso pare incredibile, vedi un misto di ammirazione e stupore negli occhi: ammirazione perche in tanti mollano prima, stupore perché nonostante tutto siamo ancora contenti in questo costruire ricordi tra lingue e culture diverse.

Parlare di vita all’estero mi entusiasma. Parlare di come vivere per il 90% del proprio tempo fuori dalla propria zona di confort, sia un esercizio incredibile, che ci da molto, che di fa crescere e nutre anima e mente. Parlare di carriera in espatrio e dei mille percorsi possibili che si aprono a noi  quando abbiamo la possibilità di poter “giocare”a reinventarci, seguendo la carriera della persona che amiamo, è uno dei miei cavalli di battaglia. L’ho fatto così tante volte che mi sembra una delle sensazioni migliori che l’espatrio ci regala, il sentimento del tutto è possibile, il sentimento del se ci provo ci riesco, e se non ci riesco completamente, va bene così.

Fa paura il reinventarsi, fa quasi più paura del mollare tutto. Mollare tutto perché si segue un compagno o una compagna in un’esperienza di vita all’estero, pare quasi una cosa logica. Magari ci sarà chi critica, chi si permette di dire la sua sull’abbandonare una carriera o un sogno di carriera per seguire un sogno e una carriera di un altro. Che poi per me i sogni dovrebbero essere comuni, ma questa è un’atra storia.

Balzare invece sul cambiamento per deviare dal proprio percorso spaventa, e spaventa perché  si ha spesso la paura di deludere, i genitori, la famiglia in generale, chi ci ha visti avviati su certi sentieri. Deviare dal proprio percorso di origine, quello per il quale si è studiato, non è cosa che viene vista spesso di buon occhio. Se si sospende il tutto e si parte all’estero, si rimane comunque avvocato, medico, giornalista, insegnante. Se invece si parte all’estero e ci si reinventa, può essere tutto un sistema sociale lasciatoci alle spalle che fatica ad accettarlo. Ma quale occasione più ghiotta se non quella di essere lontano dagli occhi lontano dal cuore e darci una spinta per riflettere su qualcosa che magari abbiamo sempre immaginato come uno sbocco, ma che non abbiamo mai osato prendere in considerazione proprio per quella paura di deludere.

Ho visto nei miei tanti anni di vita all’estero tantissime persone, uomini e donne, cogliere l’occasione per una nuova partenza, lontano da schemi precostituiti e anche, aggiungerei, da occhi che potrebbero rimanere delusi dalla scelta. Tutti hanno realizzato un qualcosa che li ha fatti stare bene, e tanti non avrebbero forse osato fare lo stesso se non si fossero mai mossi.

L’espatrio offre enormi opportunità per realizzarsi, offre mille strade per capire veramente quello che ci può rendere felici, è un terreno di gioco ghiotto e divertente, dal quale uscire vincenti, e questo anche se si segue la realizzazione di qualcun’altro.

Parlare del proprio percorso è utile proprio per questo, per far vedere che l’espatrio da ali per volare in alto verso orizzonti nuovi e, a volte, neanche immaginati!

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