Esiste un paese perfetto in cui vivere?
Ecco la grande domanda intorno alla quella abbiamo discusso recentemente insieme a degli amici. C’è un paese che offre tutte le componenti giuste per poter essere eletto il paese perfetto? Non penso.
Subito di getto io ho risposto il Giappone, la nostra esperienza di vita in terra nipponica è stata straordinaria. Giustamente però mio marito mi ha fatto notare come noi vivessimo a Tokyo in una condizione ideale, espatriati di una grossa azienda, casa e scuole pagate, e tutti i benefit del caso.
Per me Tokyo è stata veramente un’esperienza di vita “semplice”, ovviamente dal punto di vista logistico, nonostante sia una megalopoli, viverci con tre bambini è stato facile, tutto mi sembrava a misura di famiglia e soprattutto la pulizia e la sicurezza erano una bella ciliegina sulla torta. Ovviamente sono conscia di averla vissuta da privilegiata e questo mi fa dire che la percezione di paese perfetto sia molto legata al come siamo portati a vivere il paese stesso, ai mezzi che ci sono dati per installarci (o che ci siamo dati), alle opportunità che ci hanno portati li e anche alla fase della nostra vita in cui viviamo il paese.
Forse fossi andata in Giappone senza figli o con figli adolescenti la percezione che ne avrei avuto sarebbe stata totalmente diversa.
Le fasi della nostra vita non si assomigliano tra di loro, noi cresciamo, cambiamo, e così i figli che ci portiamo dietro in questa vita itinerante. Un paese può calzare a pennello in un periodo preciso e non nel precedente o nel successivo, proprio perché in ogni momento abbiamo bisogno di cose diverse.
Ho adorato l’India con dei bambini relativamente piccoli ma non troppo piccoli, era il paese perfetto per godere di certe libertà, come la vita all’aria aperta tra mare e piscina, un vestitino leggero sulla pelle e i piedi sempre scalzi, sicuramente fossero state piccolissime sarebbe stato più complicato e se avessero avuto 15 anni non credo avrebbero apprezzato.
È anche vero che molto spesso la voglia di sentirci bene da qualche parte è talmente tanta da spingerci a idealizzare il paese stesso, da farci vedere il tutto attraverso un filtro messo li davanti ai nostri occhi per facilitarci la vita. Solo in un secondo momento una volta partiti e rimosso il filtro si vedranno i difetti chiari e netti e l’idealizzazione verrà meno, il paese diventerà meno perfetto e impareremo a convivere con una sua nuova immagine, ma ormai saremo lontani.
È un po’ quello che sto sviluppando nel tempo nei confronti degli Stati Uniti, che ho adorato, in cui abbiamo passato 5 anni stupendi, e soprattutto cinque anni perfetti per quella che era la nostra famiglia in quel momento. Adesso a distanza di 4 anni mi rendo conto che è un paese in cui abbiamo vissuto bene ma ben lontano da essere un posto dove sognerei di vivere tutta la vita, è un paese dai pesanti contrasti e dalle forti ineguaglianze, che ti sbatte in faccia realtà difficili che evolvono parallele a mondi dorati, insomma ben lontano dal posto idilliaco dove consiglierei a qualcuno di mettere radici.
Ma allora? Adeguarsi e accontentarsi sembrerebbe l’unico atteggiamento possibile, cercare di assorbire il meglio lasciando scivolare il peggio, non aspettarsi la perfezione, perché scavando i difetti sono ovunque, adeguare il posto al momento che stiamo vivendo e al limite spostarci per cogliere ogni volta il giusto per la fase di vita in cui ci troviamo.
In perenne movimento alla ricerca dell’isola che non c’è!

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