Parenting e disordini alimentari

Diverse settimane sono passate da quando mia figlia ha parlato apertamente al mondo della sua anoressia. Settimane in cui tra alti e bassi abbiamo continuato la nostra battaglia contro la malattia e cercato di tenere la testa fuori dall’acqua e la mente lucida.

Sono state settimane difficili, ce ne saranno altre. Tanti gli alti e bassi, sia nostri che suoi, tantissime le energie spese.

Sopravviviamo e in fondo al tunnel intravvediamo sempre più netta e chiara una luce. La raggiungeremo non sappiamo quando, e sarà un bel traguardo, anche se il traguardo vero sarà mantenersi lontano dal buco nero nel quale siamo caduti, ma questa è un’altra storia.

In queste settimane difficili ho riflettuto molto sul come e perché siamo arrivati a questo punto, sul dove abbiamo sbagliato, se di errori si può parlare, sul cosa avremmo voluto fare e non abbiamo fatto o l’abbiamo fatto goffamente.

Sicuramente di base abbiamo chiuso gli occhi, ci siamo voltati dall’altra parte e non abbiamo ascoltato anche soltanto le altre nostre figlie che cercavano con forza di farci capire la gravità della situazione. Penso che i genitori per amore siano alla fin fine gli ultimi a vederci chiaro. L’affetto profondo ci rende miopi e insistiamo a non voler mettere gli occhiali. Forse è anche solo una forma di protezione, cerchiamo di proteggerci dalla realtà perché una volta realizzato che c’è un problema non ci sono più scusa e si deve agire.

 

Abbiamo perso tempo a discutere tra di noi senza capire che non valeva la pena sprecare energie a dirci uno con l’altra cosa sarebbe stato meglio fare, convinti entrambi di essere nel giusto. Se ci fossimo allineati più in fretta sarebbe stato un gran bene.

Ma forse anche questo era un percorso necessario, dovevamo mettere sul piatto approcci svariati per poi arrivare ad averne uno comune efficace sul serio.

Abbiamo avuto la presunzione di potercela fare solo con il nostro amore. No l’anoressia non la si guarisce abbracciando la propria figlia e dicendole “mangia per far piacere alla mamma”, l’anoressia è cibo rifiutato ma anche altro. l’anoressia non guarisce con la sola volontà di chi sta intorno al malato e neanche con la volontà del malato stesso, ci vuole una guida solida che ci accolga tutti tra le sue braccia e ci prenda per mano nell’arduo cammino.

L’abbiamo lasciata da sola a gestirsi pensando che per chissà quale strana alchimia di colpo la cosa si risolvesse da sola.

Abbiamo avuto bisogno di vederla veramente al limite per realizzare.

Oggi come oggi avrei voluto avere qualcuno capace di scuotermi e di dirmi apri gli occhi, qualcuno con le spalle abbastanza larghe da prendersi il mal di pancia di guardarmi in faccia e dirmi guarda che la situazione è fuori controllo, guarda che non stai aiutando tua figlia e rischi di non poterlo proprio più aiutare.

Avrei voluto essere molto più preparata alla battaglia anziché sentirmi trascinata nella tempesta senza aver realizzato la portata del tutto.

Avrei voluto amarla meglio, per proteggerla di più. Avrei anche voluto non essere cresciuta in un mondo che tollera la magrezza estrema, le immagini di donne ridotte all’osso e le sbatte in faccia alle ragazze come modelli sani, rendendole fragilissime.

 Avrei voluto aprire gli occhi prima su certi meccanismi nei quali sono cresciuta, pensieri e considerazioni intorno al magro come canone supremo di bellezza, meccanismi che non ho mai emulato ma dai quali forse non ho saputo proteggere le mie figlie.

Oggi come genitore dico ai genitori che mi leggono di essere attenti, attenti alle riflessioni sul corpo, attenti a quelle sul cibo, attenti all’atmosfera che si crea intorno al tavolo, attenti ai segni precursori di possibili disordini alimentari, il troppo sport, la selezione del cibo, il dire non ad un dolce, ad un gelato. Occhi aperti e sensi all’allerta, noi non siamo stati capaci di farlo e adesso rimediamo con sofferenza, nostra e sua.

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