TCK, third culture kids.

Non si può parlare di vita all’estero senza parlare di third culturekids, che ne sono vittime e artefici allo stesso tempo, prodotto del nostro girovagare e inconsapevoli compagni di viaggio.

Ma chi sono questi bambini e ragazzi cresciuti immersi in contesti  vari e culturalmente distanti da quello dei loro genitori? Sono i figli di un groviglio di culture che si mescolano e si fondono

l’una con l’altra, non appartengono a nessuna cultura e appartengono a

tutte allo stesso tempo. “Third culture kids are raised in a neither/nor world of their parents culture nor fully the world of the other culture (or cultures) in which they were raised. This neither/nor world is not merely a personal amalgamation of the various culture they have known. TCKs develop their own life patterns different from those who are basically born and bred in one place.” (David C. Pollock- Ruth E. Van Reken Third Culture Kids. Growing Up Among Worlds)

Sono i figli di questo girovagare continuo, di questo mettere radici in posti diversi dal nostro luogo di origine. Sono i nuovi a scuola il primo giorno, quelli che scrutano da lontano il resto della classe per capire chi è come loro, ci sono abituati! Sono aperti e socievoli perché per loro esserlo vuol

dire sopravvivere, ma possono anche essere estremamente timidi perché hanno bisogno di tempo per capire i nuovi meccanismi di socializzazione.

Possono apparire distaccati, sanno infatti che costruiranno rapporti destinati a finire, almeno in termini di quotidianità. Si adattano in fretta, perché non hanno scelta, hanno imparato le regole del gioco al secondo Trasloco, non per questo non soffrono e non hanno paura.

Si impossessano di ogni cultura dal suo interno, non la sfiorano soltanto, l’approfondiscono nei dettagli, se ne impadroniscono completamente, amalgamandola con la loro, e poi con le successive. Non saranno italiani, francesi, tedeschi o americani, saranno un qualcosa di diverso che

racchiude in sé elementi importanti di ogni cultura. Avranno unbackground culturale che è proprio solo ai bambini come loro, diventeranno adulti anch’essi definiti third culture adults, proprio

perché non potranno identificarsi in nessuna cultura in particolare.

Non vuol dire per questo non avere radici, possono semplicemente averne diverse, nel proprio paese, trasmesse da noi genitori, nei paesi in cui hanno vissuto, delle quali si sono appropriati. Non è detto che in questo mondo sempre più globale le radici debbano essere uniche.

L’importante è sentirsi parte di un qualcosa, e questo qualcosa per i TCK è il loro essere TCK.

I third culture kids crescono non completamente nella cultura dei loro genitori e allo stesso tempo non completamente in un ́altra cultura o in altre culture. Il loro mondo è, semplicemente, un miscuglio delle diverse culture che hanno conosciuto. Questi bambini sviluppano il loro proprio schema, diverso da chi è nato e cresciuto nello stesso posto.

Hanno i loro meccanismi culturali, le loro vie di comunicazione, il loro modo di adattarsi alle situazioni, spesso prendendone il meglio. Pensiamo alla scuola, all’adattarsi a qualcosa di nuovo, ad un mondo di facce mai viste, di treni in corsa sui quali saltare. Sono super adattabili perché non hanno tanta scelta, rapidamente devono ritrovare i punti di riferimento e lo fanno bene, perché pur essendo bambini di passaggioin un Paese, e lo sanno, se ne appropriano nel profondo vivendolo

dall’interno. Non hanno un altro mondo nel quale rifugiarsi, sono obbligati quindi a ricostruire tutto nel nuovo.

I TCK sviluppano svariate competenze grazie proprio al “possesso” di diverse lingue e culture. Hanno notevoli capacità di adattamento, vedono il mondo che li circonda in maniera più globale, sono estremamente tolleranti nei confronti delle differenze, sono essi stessi il prodotto della differenza, hanno amici che provengono da orizzonti diversi, di varie nazionalità. Accettano la loro diversità e, di conseguenza, quella degli altri, con molta apertura. Hanno delle fragilità questi bambini, come tutti i bambini, ma la più forte sta nel fatto che hanno un unico solo chiaro punto di riferimento, il proprio piccolo nucleo familiare. Il resto è lontano, fluttuante, variabile. Nonni, zii, cugini, ci sono, ma non a portata di mano. Gli amici cambiano spesso e possono essere lontani. I genitori, i fratelli restano l’unica costante chiara e tangibile. I legami sono forti perché cambia il contesto ma il nucleo familiare si sposta insieme, compatto, muove i primi passi all’unisono, affronta unito le prime difficoltà, nel momento più delicato, quando non si conosce nessuno e non ci si può appoggiare a nessuno. Non tutto è facile per loro. Arrivare in una nuova classe, scoprire nuovi compagni, ricreare relazioni, sono sfide importanti. Si deve tener conto Che molto spesso, anche se noi siamo lì con loro, devono fare gran parte del lavoro da soli, perché, nello stesso tempo, i genitori raccolgono le stesse sfide, professionali e sociali che siano, e sono concentrati nella ricostruzione del loro mondo.

Vivono nella costante ricerca di equilibrio tra la loro cultura di origine e le altre alle quali sono esposti, si fanno domande sulla propria identità, chi sono? Da dove vengo? E per trovare le risposte cercano di fondersi nella massa o di differenziarsene completamente, in un alternarsi

continuo.

Quando diventeranno adulti, quando incominceranno a volare con le loro ali, allora capiranno in pieno il grandioso regalo che è stato fatto loro, quella incredibile marcia in più che è data dal loro essere diversi ma talmente adattabili, dal loro barcamenarsi tra mille culture e mescolarle insieme con allegria, dal loro parlare tante lingue in un allegro miscuglio come se fossero una sola, dal loro essere cresciuti guardando tanti mondi, assimilandone aspetti preziosi.

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