La scuola senza muri…

4 gradi questa mattina a Stoccolma. 4 gradi quando, come ogni martedì da tre anni a questa parte, ho camminato verso il mio bootcamp all’aperto. Eh si io a Stoccolma mi alleno nel parco, nonostante le temperature non sempre simpatiche e nonostante pioggia, neve e vento. Sono sopravvissuta e anzi ogni anni ricomincio da capo, attraversando stagioni e sempre con lo stesso entusiasmo. Ma non è della mia sportiva resistenza alle intemperie che voglio parlare. Voglio invece parlare dei bambini, dell’aria aperta, degli spazi di scuola non contenuti in un’aula dai muri un po’ cupi. Questa mattina caminavo svelta avvolta nel mio piumino, e come ogni mattina loro, i bambini, ma quelli piccoli piccoli, erano lì a giocare, con i loro pantaloni impermeabili e le giacche perfette per saltare nelle pozzanghere. Allegramente si arrampicavano sui giochi all’aperto sotto lo sguardo attento delle maestre. Bambini simili o forse gli stessi, qualche giorno fa, sotto il diluvio universale, facevano la merenda riparati da una tettoia. Pian piano, come sempre, come ogni giorno, il parco si è animato, non solo adulti sportivi o diretti a passo svelto verso l’ufficio, ma soprattutto tanti bambini e ragazzi accompagnati dai loro insegnanti, chi per la lezione di ginnastica, ma anche chi per la lezione di altro, perché quassù al Nord la scuola è molto spesso senza muri, si esce, si respira e, ribadisco, senza stagione che tenga.

In questo periodo in cui tanto si discute sulle attività al chiuso, la formula nordica dovrebbe essere applicata ovunque, e ancor di più in paesi in cui il clima è tendenzialmente più mite.

Leggo sui giornali le polemiche relative ai “poveri” bambini sottoposti nelle scuole italiane, alle lezioni  con le finestre spalancate, leggo e sorrido pensando ai duenni, seienni, dodicenni svedesi sempre in giro. Mi chiedo se questa pandemia non potrebbe creare spunti per rivedere il modo stesso di fare scuola, per aprire porte e portoni e approfittare degli spazi all’aperto, per insegnare e imparare in un modo nuovo?

Se i bambini scandinavi sopravvivono a tutto ciò, credo che anche i nostri bambini possano farcela, anche se credo che quella da cambiare sia proprio la mentalità della canottiera e sciarpa di lana, del non correre che sudi e via discorrendo.

Come dicono da queste parte non esiste tempo cattivo, esistono solo vestiti non adatti… vi assicuro che è vero.

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