Dopo Londra ecco il turno di Oxford e devo dire che me la sono proprio goduta, complice anche una meteo non troppo malvagia mescolata con la voglia di scoprire il più possibile insieme a Federica. Alla fin fine il programma suddiviso tra i cinque giorni a Londra ad occuparmi della più piccola e i successivi tre e qualcosa ad Oxford ad aiutare la maggiore, è stato perfetto.
Avevo visitato Oxford due volte in precedenza, ma sempre più come una toccata e fuga, senza mai veramente avere il tempo di scoprire anche in modo meno turistico, come piace a me, entrando nei supermercatini e esplorando quartieri contemplati solo di striscio dalle guide turistiche.
La scelta dell’hotel è stata vincente, sia come zona che come struttura, un piccolo boutique hotel a 10 minuti a piedi dal centro, con stanze carinissime, ottima colazione è personale estremamente gentile. Tra l’altro siamo state fortunate perché avevano ripreso il servizio colazione il giorno del nostro arrivo, come tutte le strutture ricettive hanno dovuto adeguarsi alle norme anti covid.
The Porterhouse dove è anche possibile mangiare, ed è sicuramente il posto in cui abbiamo mangiato meglio nelle nostre tre cene ad Oxford, carne grigliata perfetta e presentata benissimo.
Dall’hotel ci siamo sempre mosse a piedi, il che ci ha permesso di esplorare al massimo e scoprire tanti posti carini.
La residenza universitaria di Federica è ad est della città, in direzione diametralmente opposta alla sede del suo College, St Cross.( l’università di Oxford è costituita da diversi college che hanno le loro proprie strutture ricettive e , all’interno delle quali tipo mini campus, si svolge la vita studentesca, alcuni college accolgono solo studenti in undergrad altri solo in grad school, come nel caso di quello di mia figlia)
Il fatto di esser in zone diametralmente opposte ci ha permesso di scoprire parti diverse della città, praticamente una sorta di triangolo tra i tre punti che erano l’hotel dove abbiamo veramente passato poco tempo, la residenza dove siamo state più volte cariche come muli con valigie e acquisti, il college per le sue pratiche amministrative.
St Cross è a due passi dal centro e al limite di un bellissimo quartiere molto residenziale chic. La residenza è in un quartiere estremamente multietnico con casine più piccole e un susseguirsi di negozietti e ristorantini da scoprire pian piano. Per ora ci siamo concentrate in priorità sul capire dove comperare i prodotti alimentari che fanno gola alla mia ragazza, appassionata di cucina e estremamente attenta a ciò che mette nel piatto in termini di qualità.
Il primo giro al supermercato vicino a casa ci ha lasciate entrambe con delle facce un po’ serie, io cercavo di sdrammatizzare, ma si vedeva che non ne ero tanto convinta!
Per fortuna non ci siamo lasciate abbattere e perlustrando il quartiere abbiamo scoperto nell’ordine: una macelleria piccola e ben fornita, un negozietto di prodotti alimentari italiani, dove alla vista della passata Mutti il viso di Federica ha ripreso colore, una susseguirsi di piccoli negozi di alimentari che vanno dall’Indiano al giapponese passando attraverso il coreano, tutto ciò che adora in cucina. Ciliegina sulla torta poi il bellissimo mercato coperto, questo in centro città, con fruttivendolo, formaggiaio e pescivendolo. Potrà continuare nel tempo perso a sbizzarrirsi in cucina allegramente.
Lato ristoranti sicuramente avremmo dovuto avere più tempo e forse anche più fortuna nei posti scelti, oltre al ristorante dell’hotel, consiglio per una pausa tè o un pranzo veloce The grand café, un posto molto piacevole con servizio cortese, buoni scones e sandwich all’inglese.
Un ristorantino greco in cui siamo entrate per caso a pranzo Brousko, ambiente molto gradevole e molto mediterraneo, e piatti greci dai sapori semplici e autentici con prezzi ottimi.
Un ristorante thai Bangkok house, che vale il giro anche solo per la decorazione super kitsch. Tavoli e sedie di legno massiccio intarsiati da far impallidire le peggiori decorazioni pacchiane dei ristoranti cinesi nella Torino degli anni ottanta. Piatti buoni, curry, pad Thai, i classici della cucina thailandese.
Oxford mi è piaciuta molto, o meglio molto di più delle due volte precedenti, sicuramente essere rimasta più a lungo mi ha aiutata a sviluppare sentimenti e sensazioni, ed è solo l’inizio, covid permettendo conto di ritornarci spesso.
Oxford però, proprio come Londra, era l’ombra di se stessa, una città molto più spenta, e questo benché sia la settimana dell’arrivo degli studenti. Certo la si gira tranquillamente ma con quel senso di inusuale che da un po’ fastidio. Ovunque ho visto attenzione per le norme anti covid, mascherine, disinfettanti, rispetto delle distanze. Spero veramente che presto una parvenza di normalità torni a regnare in posti come questo che traggono il loro fascino anche da quel mescolarsi di allegria che le folle di giovani adulti proiettati verso il loro futuro si trascinano dietro.






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