Avevamo pian piano scoperto il nostro quartiere, cercato di capire qualcosa della nostra nuova vita, trovato qualche nuovo punto fermo, il parco, il supermercato, il panettiere dell’angolo con le baguette più buone delle francesi.
Faceva caldissimo. Le bambine erano eccitate. Camilla incominciava la scuola materna al liceo Franco giapponese, la tanto attesa scuola, dopo anni di nido per lei troppo lunghi, desiderosa com’era di emulare le sue sorelle e tuffarsi in un mondo dei grandi. Aveva tre anni, un caschetto biondo ed energie da vendere, era felice come una pasqua, Federica un po’ spaventata ma curiosa, Chiara assolutamente contraria all’idea di dover nuovamente staccarsi da me e di tuffarsi in un qualcosa di sconosciuto.
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| Primo giorno di scuola a Tokyo |
Per la prima volta avrei smesso di correre tra una scuola e l’altra, averle tutte e tre insieme nello stesso posto era un sogno diventato realtà. Finite le corse al mattino, il dividermi tra tre posti diversi, quel trascinarle nella fretta e poi correre dai miei di allievi.
Avevamo già percorso un paio di volte la strada le grandi sulle loro biciclettine, Camilla dietro di me.
Quella strada che negli anni sarebbe diventata famigliare, da percorrere ad occhi chiusi, un momento spesso condiviso con gli amici che come noi ogni mattina pedalavano verso Fujimi.
I cartelloni delle classi, ecco allora petite section con Stephane per Camilla che scalpita per vedere, andare, incontrare. Il suo giovane maestro dall’aria assonnata ci accoglie alla porta, avrà la stessa aria di chi ha appena messo i piedi giù dal letto per tutto l’anno, ma un sorriso e una passione nel suo lavoro che trasmettono entusiasmo. La biondina che gli si para davanti con gli occhietti brillanti non deve lasciargli alcun dubbio, non sarà semplice con lei. L’anno è stato un susseguirsi di :” madame Cerruti ho una cosetta da dirle, madame Cerruti oggi Camilla…. madame Cerruti…”., seguiti da un cenno con la mano per richiamare la mia attenzione e quella di tutti gli altri genitori ordianatamente in fila. Quella biondina tutto pepe faticava a seguire le regole e sembrava posseduta da una voglia di fare un po’spiazzante per il suo caro maestro.
Ogni volta partivo con delle lunghe spiegazioni sulle regole, sul fatto che dovesse smetterla di fare la buffona in classe, ma poi di fronte a quel faccino tenero e luminoso mi veniva sempre un po’ da ridere, un piccolo concentrato di voglia di fare, di curiosità, di energie prorompenti mescolati con la voglia continua di fare tutto come le sue sorelle, se non meglio.
È proseguito così il suo modo di affrontare la vita e la scuola, voglia di scoprire, voglia di crescere, momenti di noia e frustrazione, quando le cose erano lente e per lei non abbastanza interessanti. È proseguito sempre con la voglia di raggiungere e superare le sue sorelle più grandi, non è facile essere la piccola di casa e osservare in silenzio i traguardi delle maggiori, avendo voglia di arrivarci alla stesso tempo.
Determinazione, curiosità, una maturità a volte spiazzante, sono stati i motori del suo procedere tra scuole, sistemi scolastici, cambi di rotta, atterraggi e separazioni dolorose.
Come alle sue sorelle le abbiamo chiesto tanto, le abbiamo chiesto di adattarsi, di seguirci, di prendere il meglio da ogni cambiamento. Le abbiamo chiesto di salutare amici, di chiudere porte, di accettare le nostre scelte. Non è stato semplice, non è stato semplice per nessuna di loro, ma forse per Camilla è stato ancora più complicato, soprattutto l’ultimo salto fatto da sola con noi, come un bravo soldatino, come sempre, ma con una sofferenza che forse ogni tanto abbiamo fatto fatica a vedere.
Giappone India Francia Stati Uniti e Svezia sono state le tappe del suo percorso scolastico, sempre brillante, spesso sofferto per gli adulti che sul suo cammino faticavano a capirla.
Siamo arrivati alla fine di questo lungo percorso, avremmo dovuto chiudere il cerchio di questi 15 anni di scuola con un viaggio nella nostra Tokyo, un ritorno alle origini, un passo indietro nella memoria dei suoi primi anni a scuola. Non potremo farlo, vista la situazione attuale, ma lo faremo appena il mondo ricomincerà a girare per il verso giusto, appena potremo di nuovo serenamente prendere un aereo e volare dall’altra parte del mondo.
Nel frattempo in un modo strano si sta chiudendo questo capitolo e il successivo sarà mille volte più eccitante, ricco di scoperte e di entusiasmanti incontri da affrontare con le stesse energie e curiosità di quel primo giorno di scuola a settembre nel 2005, a Tokyo, Giappone.

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