Da lunedì sono mamma di tre adulte. Potrei fermarmi qui e non andare oltre. Stendiamo un velo su come questi 18 anni siano volati.S trana sensazione. Era ieri che in modo dirompente Federica e Chiara, una sprizzando gioia e l’altra incazzata come una iena, entravano nella mia camera alla Clinique du Belvedere e si precipitavano a conoscere il tanto atteso bebé della pancia.
Avete una sorellina, aveva detto Paolo, stropicciato dalla mancanza di sonno al loro risveglio, dopo una bella notte in sala parto. In realtà notte cortissima perché la signorina che già da settimane era pronta a sorridere al mondo, è nata in un batter d’occhio.
Era ieri che la osservavo nella sua cullina di vetro, aspettando le mie bambine grandi, quattro e due anni appena compiuti, le sorelle maggiori. Una vita fa. 18 anni intensi, imbottiti di ricordi, di incontri, di avventure. 18 anni a muoversi da una parte all’altra del mondo, a cercare di contenere le loro energie, a osservarle pian piano diventare un po’ più autonome, al ritmo delle stagioni.
Tre adulte, mi fa un certo strano effetto. Era ieri che spingevo un passeggino, e adesso neanche più la giustificazione del ritardo a scuola da firmare. Alla fin fine dovrebbero dircelo quando abbiamo figli piccoli che poi passa, che passa troppo in fretta. Che quando la sera ci chiedono una storia in più, o quando arriva il capriccio di troppo, beh in un attimo nessuna storia, nessun capriccio, giovani adulti indipendenti che come per miracolo abbiamo educato noi, abbiamo fatto crescere noi, abbiamo condotto per mano fino alla loro quasi completa indipendenza.
Quando ero una giovane mamma ero affascinata da come, penso come tutte, i miei bebè, giorno dopo giorno progredissero, imparassero, dalle piccole scoperte quotidiane, dai primi passi, dalle prime letture. Ho passato anni a stupirmi, compiacermi, meravigliarmi. E adesso? Sono ancora più meravigliata nel vedere come nel giro di soli 18 anni tutto sommato dal ciuccirsi i piedi sdraiati in una candida culla, diventino adulti, forse non completamente indipendenti, ma adulti, con idee proprie, sogni chiari, voglia di autonomia.
C’è una cosa che poi mi affascina ancora di più, il fatto che siamo noi genitori gli artefici di tutto ciò, sono il nostro prodotto, volenti o nolenti, il frutto delle nostre notti insonni passate a cercare di addormentarli, delle nostre mani solide nelle loro piccole e fragili, dei nostri consigli dati al buio il nostro viso appoggiato al loro, dei loro occhi nei nostri. Essere genitori è una fantastica sfida quotidiana, un sottile gioco di equilibri, un impegno assoluto e mescolato con un amore intenso. Incomincia da quando per la prima volta cerchiamo di immaginare come saranno e poi continua per sempre, ritmato dal loro crescere e dal nostro lieve e impercettibile staccarci da loro. Arriva il giorno in cui non sei più sfinito a fine giornata, in cui nessuno ti ha svegliato di notte, in cui non ci sono più ginocchia sbucciate o lacrime all’uscita di scuola, ma anche se tutto questo è ricordo, ci sarà altro, saranno adulti ma sempre figli, va bene lo stesso..

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