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| primo giorno di High School a Los Altos |
Tra pochi giorni si chiude un ciclo, il primo vero importante per la maggiore delle nostre figlie. 4 anni di college sono volati, solo ieri imballavamo le sue cose per partire a New York da sola, per volare fuori dal nido, e noi li a guardarla prendere lo slancio.
Mi sembrano tanti ieri tutti vicini, i tanti piccoli passi che ha fatto in giro per il mondo, i tanti primi giorni di scuola, le ultime campanelle a indicare le vacanze in arrivo. Mi sembrano ieri le recite, le festicciole, i lavoretti fieramente portati a casa, il violino che strimpellava timido e incerto, i
suoi mille perché. Mi sembrano ieri le sue paure nell’affrontare un nuovo inizio, il suo rigirarsi nel letto terrorizzata, per poi sorridere il giorno dopo da bravo soldatino. Ogni volta la paura sembrava spazzata via con coraggio, ogni timore si allontanava al primo rientro a casa, nel raccontare senza soste e senza respiro tutte le piccole novità. Ci sono state lacrime e risate in abbondanza, ci sono stati adulti incapaci di capirla e tanti affascinati da questa bambina fuori dagli schemi. Ci sono stati amici che si sono allontanati e altri che sono stati capaci di essere lì nonostante le distanze, i cambiamenti, le vite che scorrono con ritmi diversi in mondi diversi.
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Arrivo a NYU
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Aveva i codini e la salopette rosa, era settembre in Normandia, il suo primo giorno alla materna, non aveva neanche tre anni. Avevamo lasciato Chiara al nido per occuparci solo di lei, per accompagnarla. Ha camminato in mezzo a noi dando la mano a entrambi, emozionata e felice. Tanti bambini piangevano aggrappati alle loro mamme e ai loro papà, lei ci ha guardati, abbracciati ed è entrata in classe con il sorriso, noi siamo rimasti lì e ci sembrava già talmente grande, ci siamo guardati e ci siamo detti “beh andiamo”, l’abbiamo osservata con la coda dell’occhio, giocava.
Ha sempre affrontato così ogni nuovo primo giorno di scuola con paura e determinazione, con il sorriso e gli occhietti brillanti.
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| partenza al college |
Ha sempre avuto fiducia in noi, si è fatta sballottare tra scuole e sistemi scolastici, tra lingue diverse e facce nuove, ha sempre cercato di fare del suo meglio per sorridere anche quando faceva male, anche quando integrarsi come ultima arrivata non era facile, anche quando noi eravamo talmente immersi nel nostro tentativo di ricostruire tutto da voler credere che per lei e le sue sorelle filasse tutto liscio.
Quattro anni fa ero terrorizzata all’idea che partisse, non so neanche se gliel’ho mai detto, o se gliel’ho detto così. Mi svegliavo la notte con un peso in mezzo al petto e credevo che non ce l’avrei fatta a vederla partire, che la separazione sarebbe stata dura troppo dura. Razionalmente mi dicevo che era giusto e normale, ma poi la parte irrazionale ed egoistica prendeva il sopravvento e avevo paura, paura della distanza, del vuoto in casa, paura della mancanza della sua voce, della mancanza dei suoi passi leggeri quando rientrava da scuola, paura della sua camera ordinata e silenziosa.
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| primo giorno a Saint Germain en Laye |
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| Tokyo primo giorno di scuola |
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| a Chennai |
Poi l’ho lasciata a New York e sono tornata a casa, ho volato da JFK a San Francisco con un nodo in gola e le lacrime che volevano uscire e che cercavo a stento di trattenere. E poi poi l’ho sentita felice, l’ho sentita allegra, e mi sono detta che no, non avevo il diritto di essere triste, non avevo il diritto di tenerla con me. E allora ho passato questi quattro anni un po’ con lo stesso spirito che avevo quando la osservavo con i suoi codini ballerini il suo primo giorno di materna, quando sulla porta ero felice di vederla lì a giocare, a crescere indipendente e sicura.
Ha paura anche adesso, ha paura di questo nuovo capitolo sul quale sta mettendo il punto finale, ha paura ma sa che anche questa volta se ne aprirà uno nuovo, entusiasmante e avvincente e lei saprà affrontarlo con la tenacia che la contraddistingue, con la curiosità che l’ha sempre guidata in tutto e con la passione che mette in quello che fa! E poi noi siamo sempre qui a osservarla, senza più codini e salopette rosa, pronti a lasciarla andare ancora un po’ più lontano, senza più nodi alla gola e solo lacrime di gioia, fieri di te.
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| prima elementare |







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