Tanti tipi d'expat

22 anni di vita all’estero immersa in un mondo composto in gran parte da espatriati, di orizzonti e con profili diversi, mi offre spunti e riflessioni su questo mondo variegato che si sposta allegramente da una parte all’altra del globo, portandosi dietro ansie e curiosità, container giganti e bambini in crescita, carriere trasportabili e sogni nel cassetto.

L’expat seriale ovvero quello che ogni due anni imballa tutto e riparte, spesso in balia dei capricci aziendali, spesso obbligato a cambiare paese nel giro di poche settimane senza preavviso, mantiene il sorriso ma dentro soffre, non chiude mai il cerchio, ha l’impressione di passare e andare senza lasciare traccia, vittima di un sistema dal quale a sprazzi vuole uscire, ma poi spaventato dal farlo perché farlo potrebbe dire fermarsi per sempre.
L’expat al traino, quello che non sarebbe mai partito perché alla fin fine come a casa propria non si sta, ma non ha scelta perché ha sposato o un expat seriale o un expat trainante, quello che decido io e tu non ci metti becco perché la carriera e mia e me la gestisco io. Nel 90% dei casi ( per essere ottimista) l’expat al traino è donna. Non le viene chiesto di dire sì alla nuova avventura ma si trova di fronte al fatto compiuto e si auto convince che sia giusto così. Vive sospesa per tutto il tempo dell’espatriazione incapace di trovare punti di riferimento, ci prova ma non ci riesce.
L’expat lamentoso, nel 50% dei casi è un expat al traino, passa tutto il tempo a pensare a quello che aveva prima e che non ha più, il nuovo paese vive di confronti continui con il paese d’origine e ne esce massacrato. Tutto non va dal cibo al clima, passando per i locali e la lingua locale. Le giornate sono un susseguirsi di negatività, viene la depressione solo a sentirli parlare. Nessun elemento positivo scalfisce la visione negativa del mondo che li circonda e se un barlume di speranza li pervade quando devono partire verso una nuova destinazione, rapidamente anche il paese successivo verrà massacrato dell’inevitabile confronto con la terra patria. Ogni vacanza è un ritorno alle origini ed ogni ritorno nel paese di adozione una nuova discesa agli inferi.
L’expat eccitato è quello che non passa mai la prima fase nel ciclo di vita dell’expat, la luna di miele. L’eccitato è innamorato perenne con il cuore che palpita e gli occhi a stella, guarda il nuovo paese come se fosse il paradiso terrestre, tutto è talmente stupendo, tutti talmente fantastici, tutto talmente perfetto…. ça va sans dire che qui è il paese d’origine che ne esce continuamente massacrato. L’incontro tra l’expat lamentoso e l’eccitato quando si affronta il tema “paese mio” assume contorni da incontro di box, gli scambi che ne derivano diventano accesi e ovviamente molto poco costruttivi, nessuno cederà mai tale è la convinzione di essere nel giusto.
L’expat come non fossi mai partito, è quello che ricrea paese mio in modo maniacale, frequenta solo connazionali, mangia solo prodotti suoi, parla ovviamente solo la propria lingua, se può mette i figli nel proprio sistema scolastico. Vive all’estero come vivrebbe a casa propria con l’unica differenza che il mondo intorno non corrisponde al suo, ma è un dettaglio, perché è talmente bravo a riprodurre casa sua che non se ne rende conto, entra nei negozi parlano la propria lingua e appare solo leggermente confuso quando si accorge di non essere capito… ma la confusione dura poco perché si rituffa nel suo mondo comodo e sospira di sollievo pensando che siano quelli fuori a sbagliare.
L’expat conto in banca, quello che ama sopratutto il lato economico dell’essere all’estero e più il paese è del terzo mondo più ci gode come un riccio perché può vivere da nababbo molto più facilmente. Dice di adorare la vita all’estero ma in realtà adora l’autista, la maid, la piscina riscaldata e i 1000 metri quadri in cui dimenticarsi dei figli,  che tanto poi sono con la tata 24 ore al giorno, ma son dettagli. Ogni partenza per una nuova missione è presa in base a benefit, viaggi pagati e dimensioni della dimora, l’aspetto culturale del nuovo paese ospitante non viene per nulla contemplato…  coerente, ottimo!
L’expat hippy è quello che parte all’avventura senza troppo preoccuparsi degli aspetti logistiche, tra i quali il lavoro, sbarca in un nuovo paese perché ha deciso che è lì che vuole installarsi, ne è attratto. Atterra, cerca di installarsi alla bel e meglio e poi si preoccupa del resto. Vive di poco e si nutre di scoperte… ad un certo punto però si accorge che anche in India per sopravvivere ci vuole un minimo, il mondo gli casca addosso.
L’expat previdente, pianifica, programma, valuta, pondera, visita, stabilisce, conosce già tutto prima di installarsi, quando arriva a destinazione non ha più nulla da scoprire e non ha sorprese, il foglio Excel davanti ai suoi occhi avrà tutte le risposte!
L’expat social, ha talmente tanti amici ovunque nel mondo che due ore dopo l’arrivo non ha più un buco neanche per un caffè in solitaria, le feste di susseguono, gli amici degli amici se lo contendono, anima qualsiasi occasione mondana, racconta aneddoti ai quali tutti ridono, sa cosa fare e dire in qualsiasi occasione, non soffre di solitudine e quando non è in compagnia è al telefono con qualcuno dall’altra parte del mondo, riceve inviti ai quattro angoli del pianeta e prende tre aerei per una semplice festa di compleanno, ovviamente tutto viene regolarmente postato sui social media, mai qualcuno si perdesse qualcosa. Il Social a volte coincide con l’expat social media, quello che molto cortesemente spartisce ogni istante della sua vita con gli amici virtuali di Fb, Instagram e compagnia. Ma non lo fa per se, lo fa per gli altri, pensa infatti che tutti siano lì a crepare di invidia alla vista dell’ennesimo mojito sorseggiato sfondo piscina, non sa che in realtà gli altri pensano poveretto se continua così finirà alcolizzato… ma è solo un dettaglio.
E poi ci sono quelli che partono perché questa vita ti entra dentro, perché l’ambiente internazionale che ti circonda ti da la carica, perché l’adrenalina del nuovo è unica, perché essere stranieri diverte, perché la voglia di scoprire diventa quasi una droga. Certo anche loro ogni tanto programmano tutto, si fanno due conti, postano due foto bicchiere alla mano, si ritrovano tra cumpaesà perché fa bene, tirano giù due santi dal calendario perché proprio certi meccanismi nel nuovo mondo non li capiscono, sono ogni tanto un po’ nostalgici e hanno voglia di radici, tutto in dosi piccole che si sommano, mischiano, equilibrano e alla fine ti fanno sentire a casa ovunque e con chiunque!

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