Espatriare da soli è semplice. Farlo in due non poi così complicato. Espatriare in famiglia, portandosi dietro uno o più figli è un altro paio di maniche.
Quando a muoversi è una famiglia, ci sono bambini con età ed esigenze diverse il gioco si fa indubbiamente più interessante e più complesso.
I bambini e i ragazzi non faranno mai parte del processo decisionale del partire, ci seguiranno perché così è normale che sia, ma non per questo i loro pensieri non dovranno essere presi in considerazione.
I bambini sono abbastanza abitudinari ed ogni cambiamento è di sicuro un piccolo terremoto nelle loro giovani vite, cambiare paese, casa, scuola, amici, tutto insieme prima o poi si farà sentire, a parole o con comportamenti di vario tipo che possono andare dalla tristezza all’estrema euforia. Non è detto che la reazione sia violenta, tutt’altro, le nostre bambine quasi sempre si sono adattate al nuovo senza grandi scossoni, ma le notti difficili, le lacrime a fiume e i voglio tornare a casa non sono comunque mancati. Meglio comunque un bambino che si esprime, che dice cosa non va, che un bambino che si tiene dentro enormi sofferenze, in questo caso siamo noi a dover parlare, noi adulti a dover mettere da parte le nostre difficoltà nei primi momenti in una nuova città, per ascoltare all’infinito.
I bambini vanno preparati, qualsiasi sia l’età. Il tutto dovrà essere adattato ovviamente a cosa sono in grado di assimilare, inutile dilungarsi sulla bellezza della vita in Giappone con un marmocchietto di due anni, quando la sola cosa che potrà rassicurarlo sarà la presenza e la positività di papà e mamma, mischiata forse con il quanto sarà bella la nuova scuola, i giochi al parco, insomma un piccolo mondo a lui comprensibile.
Per i più grandi entrano indubbiamente in gioco tanti altri fattori, anche se basilare a qualsiasi età è vedere i genitori sereni e convinti della propria scelta di partire e ripartire. Quando si parte per la prima volta la carta dei benefici di una vita all’estero potrà sicuramente aiutare, una nuova lingua da imparare, amici nuovi di provenienza diversa, possono essere fattori eccitanti e angoscianti allo stesso tempo, ma vanno affrontati e se ne deve parlare, sempre sottolineando come sarà bello vivere tutto ciò in famiglia, l’idea dell’avventura tutta nostra per me è sempre stata vincente!
Se i bambini ci sono già passati non sarà più semplice per forza, ma sarà sicuramente più semplice da spiegare perché avremo riferimenti concreti ai quali appigliarci, del tipo dai ti ricordi quando siamo arrivati qui che avevi paura e poi il primo giorno di scuola sei uscito con il sorriso che faceva tre giri? Esserci già passati è globalmente per tutti molto più facile, ma mai sottovalutare un nuovo spostamento convinti che proprio perché abbiamo il libretto di istruzioni in tasca, andrà benissimo. L’età dei figli cambia e ogni volta spostiamo personcine un po’ diverse, con delle sensibilità che nel tempo sono cambiate, con aspettative che si sono affinante, con amicizie più solide da salutare e molte più competenze sociali da poterne frenare l’integrazione, spesso semplicissima per i cuccioli in giovanissima età.
Noi abbiamo sempre deciso tra adulti e una volta valutati tutti i pro e contro del nuovo spostamento, aver cercato informazioni, contattato persone, insomma aver preso una decisione con serenità e convinti entrambi, in quel momento abbiamo incominciato a parlare con loro, senza mai dar loro l’impressione che in un modo o nell’altro potessero interferire in una decisione già presa. Il discorso era chiaro: partiamo, ci spostiamo, scopriremo un nuovo paese, una nuova città, una parte di mondo, incontrerete nuovi amici, andrete in una nuova scuola, saremo noi cinque insieme, sarà fantastico, ma capiamo se siete tristi, capiamo se avete paura, capiamo anche che possiate non averne voglia, ma la decisione è presa e non si torna indietro.
Mentirei se dicessi che la reazione sia sempre stata, che bello andiamo… ma non è mai neanche stata un NO disperato. Magari il No disperato è arrivato al momento di salire sull’aereo e lasciare concretamente quella che fin li era casa, mi ricordo ancora le lacrime di sperate di Chiara, 9 anni, mentre la macchina filava verso l’aeroporto di Chennai e qualche ora dopo la nostra parentesi Indiana si sarebbe chiusa. Lei la sua migliore amica non voleva lasciarla, in quel momento il dolore era troppo forte. Avrebbe lasciato noi li su due piedi e sarebbe corsa indietro nel suo mondo noto e tranquillo, tra le braccia della sua amichetta. Le abbiamo detto che capivamo, che anche per noi era dura, le lacrime rigavano la mia faccia, un po’ per la tenerezza che mi faceva, un po’ perché faceva male anche a me vedere la mia India dissolversi pian piano e diventare ricordo. Ho cercato di spiegarle che era dura per tutti, che la sua amica sarebbe rimasta tale anche a distanza perché le belle amicizie resistono se ci si impegna a mantenerle tali, che sarebbe stato bellissimo essere in un nuovo posto, una nuova scuola, tanti nuovi amici. Ci credevo e ci credo, non ho tirato fuori parole solo per tranquillizzarla, ci credevo e ci credo credo che le amicizie rimangono, che le nuove avventure sono fantastiche, che voltare pagina e atterrare nel nuovo fa un po’ male ma che è talmente eccitante che ne vale la pena. Non ho mai mentito alle nostre figlie perché ho sempre scelto con entusiasmo e questo mi da la carica e l’ottimismo giusto per tuffarmi alla cieca in una nuova vita.
Siamo solo noi genitori a poter comunicare entusiasmo ai nostri figli, a poter trasmettere loro la sicurezza che quello che stiamo vivendo sia giusto e bello, che nonostante le piccole difficoltà me usciremo vincenti.
Quante volte negli anni ho incontrato mamme che mi dicevano sconsolate mio figlio non si adatta, mia figlia non ama questo posto… ho sempre risposto con una domanda: e tu, ti adatti? Lo ami?
Noi siamo la chiave.
Dal lato pratico poi cosa fare: coinvolgerli nella scelta della scuola, in quella della casa, mostrar loro delle foto dei posti che da lì a poco diventeranno familiari. Portar dietro le cose importanti perché si sentano subito a casa, ricostruire il loro mondo altrove è essenziale, non solo per loro ma anche per noi. Arrivate in Giappone le mie bambine sono entrate in un appartamento mai visto, super moderno rispetto alla casa ottocentesca che era casa prima, circondata dal suo grande giardino con in fondo l’orto e le altalene. Sono corse nelle loro camerette ( il trasloco era arrivato prima di noi e Paolo aveva avuto il tempo di preparare tutto) i giocattoli erano al loro posto, quelli imballati due mesi prima, il castello dei playmobil era montato e pronto per l’uso, i letti fati con le stesse lenzuola dai disegni colorati che erano abituate a vedere. C’era stata l’estate di mezzo che aveva allontanato un po’ i ricordi e a piccoli passi ci aveva avvicinati alla nuova tappa, entrare in quelle stanze era come ritornare a casa, anche se tutto intorno era nettamente diverso. Rassicurante.
Abbiamo negli anni, nei cambiamenti e paese dopo paese affinato le nostre tecniche di atterraggio e migliorato anche quelle di partenza, l’esperienza ci ha aiutati, ma ovviamente come ho già detto nel frattempo loro sono cresciute, le loro esigenze sono cambiate, e il castello dei palymobil è diventato meno importante… ma abbiamo sempre trasmesso loro la convinzione che la scelta presa fosse quella giusta, e questo indubbiamente ha dato loro sicurezza e la giusta carica di positività per accettare il nuovo ed essere felici.

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