Sono di nuovo in volo. Meno di due settimane dal mio rientro dagli States eccomi su un nuovo aereo direzione Torino. Ho fatto la mamma a New York, adesso è arrivato il momento di fare la figlia, una parentesi di pochi giorni, che passeranno in fretta come sempre succede.
Stiamo sorvolando le Alpi, spruzzate di neve, Stoccolma sembra quasi lontana.
Eccomi sospesa come sempre tra mondi e città diverse, con pezzi di famiglia che si inseguono, si incontrano di separano. Con momenti da vivere insieme intensamente, perché poi come sempre ci si dovrà salutare.
Prestissimo questa mattina bevevo il mio caffè prima di uscire direzione aeroporto. In piedi in cucina, lo sguardo rivolto fuori dalla finestra, un fuori ancora buio, addormentato. Pensavo alla fortuna che abbiamo di vivere tutto ciò, nonostante i sacrifici, nonostante le separazioni, nonostante i mille equilibri.
Abbiamo costruito quello che volevamo, andando avanti per la nostra strada con tenacia, trattenendo le lacrime a volte, cercando sempre di guardare avanti.Siamo stati capaci di vivere senza paura mille vite, spostandoci da una parte all’altra del mondo, sempre curiosi, sempre pronti a trarne il meglio.
Ci siamo fatti un po’ male ogni tanto, quando il separarsi diventa dolore, quando l’installarsi è un arduo esercizio. Abbiamo sempre sorriso alle opportunità, abbiamo colto al volo occasioni che agli altri facevano paura. Abbiamo imparato a non voltarci mai con rimpianto, ma solo con un filo di emozione, abbiamo posato valigie, appeso quadri e reso casa mondi diversi.
Siamo anche stati capaci di divederci tra due mondi, rendendo normale il separarsi, un po’ qui un po’ là. Viviamo i momenti in cui non siamo insieme come passaggi normali prima di ritrovarci, adoriamo abbracciarci in un aeroporto e voltarci un ultima volta quando è arrivato il momento di ripartire.
Bevevo il mio caffè questa mattina, mentre il buio avvolgeva ancora la mia città. Mi sono guardata intorno spegnendo le luci prima di uscire, ho baciato nel sonno mio marito, rientrato meno di12 ore prima, di ritorno dal suo ennesimo viaggio, ho sfiorato la fronte di mia figlia, ho sorriso al gatto come sempre agitata alla vista di un bagaglio.
Ho chiuso la porta di casa mia, felice. Sotto di me ora una distesa di nuvole, sembra neve. Tra poco riconoscerò dall’alto il mio altro mondo, quello nel quale sono cresciuta, quello che tutto sommato mi ha insegnato a non avere paura di uscire dalle mie zone di confort e andare oltre. Sarò figlia per qualche giorno, fa bene ogni tanto.

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