Torino Arlanda, via Milano, 1 agosto 2017

Un anno fa osservavo le valigie allineate nel corridoio di casa di mia mamma. Bevevo il mio caffè dopo una notte inframmezzata da risvegli, come tutte le notti prima dell’inizio di una nuova avventura. Gli Stati Uniti, la California, Los Altos e Alvarado Avenue erano ormai lontani, coperti dai ricordi di vacanza e dalle ansie del chissà come sarà. La Svezia mi aspettava.

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Ho svegliato Chiara e Camilla, super eccitate e fatto entrare a forza il gatto nella sua sacca da viaggio, si è opposta come sempre con tutte le sue forze, ma io come sempre ho avuto la meglio. Ho addentato una nastrina, condizione necessaria per affrontare un treno e un aereo e forse, nonostante l’abitudine, anche per darmi quel po’ di coraggio che non guasta mai. Il grosso è fatto ripetuto come un mantra tra Torino e Linate, forza dai ne hai fatti di salti, non sarà mica questo il più duro! ne hai aperte di porte, e alla fin fine sei sempre stata felice.
C’era un caos indicibile all’aeroporto, il primo di agosto è giorno di partenze, il primo di agosto sembra che di colpo le città si svuotino e aeroporti e stazioni si riempiano ai limiti della loro capienza, e della nostra pazienza.
Valigie allineate davanti al check in, la gatta inquieta cercava di roteare su se stessa con incerto successo, guardandomi attraverso gli spiragli della sua temporanea prigione con occhi spaventati ( credo pensasse ma che palle, ma quando finirà questo continuo andare, questo eterno viaggiare)
Era primo pomeriggio quando siamo arrivate ad Arlanda, noi tre, le valigie, il gatto, le nostre ansie, un po’ di paura, un pizzico di sana follia che sempre ci accompagna ad ogni spostamento.
Rapidamente il taxi ha caricato il mio bagaglio di pensieri e ci ha depositate sotto casa, o forse dovrei dire sotto una casa, quella che per il momento non era mia, quella dalla quale sono sbucati sorridenti Paolo e Federica il nostro comitato di accoglienza già in loco.
Sono salita in quello che doveva essere il nostro appartamento, ma che non lo era, perché non puoi sentir tuo un qualcosa che scopri lì per lì… ci vuole tempo, ci vogliono giorni, ci vogliono ricordi che si accumulano, risate e liti per rendere un posto il tuo e non uno tra tanti.
Poi siamo usciti lasciando il gatto fare un giro di quelle stanze vuote, anche lei doveva capire, impossessarsi dei luoghi, sentirli suoi.
Abbiamo cenato in un buon ristorante, e osservavo i visi sorridenti delle mie ragazze e di mio marito, tutta la positività dell inizio di una nuova avventura, la mia ansia però era sempre lì, complice anche un’estate ben lungi dall’essere rilassante, come tutte le estati dei traslochi, e il pensiero che da lì a poche settimane anche Chiara avrebbe preso il volo e avrei dovuto gestire anche questa nuova separazione, oltre a tutto il resto.
Oggi un’anno dopo abbiamo in tasca le chiavi del nostro nuovo appartamento, tra poche settimane ci sottoporremo ad un nuovo trasloco, ma muoversi di qualche isolato, quasi non vale come trasloco. Oggi Stoccolma è casa e non una di quelle che tolleri e ti fai andare bene perché non hai scelta, è una casa che ci è entrata nel cuore, dove adoriamo vivere, di cui amiamo ogni sfumatura. Dopo 12mesi mi fa ancora stupire e battere il cuore, dopo 12mesi atterro ad Arlanda e sono felice.
L’estate è stata sicuramente più rilassante della precedente, le ansie sono volate via, Chiara riprenderà il volo anche in questa fine estate, come Federica, e va bene così, loro da quella parte dell’oceano, noi qualche migliaia di chilometri più in là, loro nella cucina arancione nell’est village e noi in quella bianca di Ostermalm, ma non mi spaventa più.
Cammino con le mie chiavi in tasca, sono le mie, cammino in una città che conosco, dove so muovermi, dove ho i miei  punti di riferimento e dove in un anno ho disegnato una vita che mi corrisponde.
Questa sera tornerò a dormire nella casetta sul mare che ci ospita in questi giorni per l’ultimo stralcio di vacanza, ci tornerò con le mie chiavi in tasca e la consapevolezza che sono estremamente fortunata, anche qui al nord non è stato difficile sentirmi a casa, alla fin fine basta sapere scegliere se voler essere felici o passare il tempo a cercarla la felicità!

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