Diventare ed essere genitori all’estero ci cambia, nel senso che come genitori non possiamo più definirci, italiani, francesi inglesi, ma globali. Educare i propri bambini sotto lo sguardo vigile di un contesto educativo diverso dal nostro di origine, ci porta a assimilare molteplici aspetti che spesso non sono presenti nel mondo dal quale veniamo. Saremo per forza genitori diversi dai nostri amici rimasti in Patria e questo per questo continuo confrontarci con la cultura e le culture che ci ospitano. L’esperienza di far crescere i propri figli in un contesto globale e non chiuso in un’unica cultura è estremamente arricchente per i genitoriche siamo, ci costruiamo come tali all’estero spesso stravolgendo le basi della nostra stessa educazione, trovandoci a lottare con strutture educative radicate in noi. È una grande prova d’apertura mettersi in discussione come genitori e accettare il confronto con il modo di far crescere i bambini in altri paese. Mi piace pensare che vivere in molti contesti diversi ci porti a assimilare il meglio di ogni contesto, creando un modello educativo veramente adatto alla globalizzazione.
E non solo. Far crescere un figlio all’estero ci spinge anche ad assimilare la cultura del nostro nuovo paese in modo molto più forte, un piccolino che va al nido, alla materna o alle elementari in un contesto nuovo per noi, sarà propenso a coinvolgerci nel suo nuovo mondo infantile fatto di canti, giochi, storielle, proprie alla sua nuova cultura, della quale noi saremo digiuni all’inizio e che poi assimileremo per forza. Continueremo a cantare loro canzoncine a noi note e a leggere le nostre storie, quelle legate alla nostra infanzia, ma dovremo per forza adeguarci anche a canzoni e storie nuove, che diventeranno poi gli elementi di base dell’infanzia dei nostri figli. Questo a volte può essere non facile da accettare, una cultura di base che si sviluppa in modo diverso, radici che affondono in storie, che a loro volta richiamano elementi culturali che possono dirci poco, ma parlare ai nostri figli.
Fondamentalmente sarà importante adeguarci al nuovo contesto, e ridefinire certe cose ogni volta che il contesto stesso cambia quindi ogni volta che si cambia Paese. In Giappone ho sempre fatto più attenzione a certe aspetti, sapendo ad esempio che i Giapponesi sono meno tolleranti rispetto a certi comportamenti in pubblico, in India ho cercato di mantenerle con i piedi per terra, mostrando loro che il contesto in cui vivevamo era non normale ma eccezionale, e così in ogni Paese, in una continua ricerca di equilibrio per non prendere direzioni educative che ci porterebbero subito ad essere molto diversi dagli altri.
Con questo ovviamente le nostre linee educative rimarranno le stesse, ma dovranno sicuramente smussare certi angoli, o compiere certi ritocchi per fare in modo che il nostro essere genitori non stoni con il contesto.
Ogni tanto mi soffermo a osservare come certi genitori asiatici, qui in America, stentino ad uscire dalle linee guida della loro cultura, imponendo ai loro figli di crescere con un tipo di modello educativo che stona con il resto del mondo che li circonda con regole che non sono le stesse per gli amichetti di scuola. La cosa mi intriga soprattutto perché mi chiedo come riescano a ” dominare” le creature, le quali per gran parte della giornata evolvono però in un contesto americano e occidentale. Questo non aiuta a facilitare l’integrazione. Ad esempio mi rendo conto che per molti italiani il concetto di sleepover, il dormire dagli amichetti, fin dai primi anni di scuola, sia assolutamente inconcepibile. Quando invece qui in America è una cosa comune, fa parte dei meccanismi di socializzazione tra bambini, privarne i nostri figli equivale a tolglier loro un importante mezzo di
contatto con i loro coetanei. Per me ormai questa del dormire dagli amici o di far venire gli amici a casa, è sempre stata pratica nota fin dai primi anni francesi, le mie figlie ci sono cresciute, rendendolo sempre un importante momento di socializzazione, un modo di approfondire una relazione di amicizia al di la del pomeriggio passato a giocare, non si può sottovalutare quanto sia magico per un bambino condividere la colazione con l’amichetto del cuore, dopo una serata a raccontarsi storie sotto le coperte.
È estremamente importante adattarsi al contesto, non possiamo far crescere i nostri figli privandoli di cose normali tra i loro coetanei, e questo anche se implica un venire a compromessi con certi nostri modi di vedere. Anche in questo sta parte dell’adattarsi ai nuovi contesti culturali nei quali viviamo.
L’educazione fa parte di una cultura. Ci saranno sempre cose che ci colpiscono e impossibili da integrare, nessuno si metterà a insegnare ai propri figli a sputare per terra alla moda cinese o a tirare su con il naso per non usare il fazzoletto, visto come non educato dai giapponesi. Ma ci saranno altre abitudini educative che potranno farci riflettere, modi di fare che integreremo in parte o in toto, atteggiamenti genitoriali che riprenderemo non solo per adeguarci al contesto, ma perché tutto
sommato alla fine ci sembreranno non male.
Perché il bello di vivere all’estero è anche questa possibilità di confronto con ciò che è diverso da noi e dall’essere genitori mono culturali: la possibilità di tuffarci in qualcosa di diverso da quello che conosciamo ma altrettanto valido, il che forse diventa l’unico modello educativo applicabile ai nostri bambini expat!



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