Ci siamo lasciati a Sapa e eccoci di nuovo su un taxi direzione Lao cai con di fronte a noi un viaggio piuttosto lungo:8 ore di treno per Hanoi, due ore abbondanti d’auto verso il mare, traghetto direzione Cat Ba circa 20 minuti, 30 minuti di taxi fino al barchino che in 15 minuti ci porterà in mezzo al paradiso.

L’hotel, Lan Ha Floating Homestay, è costituito da due case galleggianti in fondo ad una sorta di baia a distanza di remi (15 mn ) da un villaggio di pescatori. Solo sei stanze abbastanza spartane di cui tre con bagno privato (la nostra), colazione compresa, cena pantagruelica a 250000dong per persona. Tavolate condivise in una piacevole atmosfera da ostello che ci ha portate a chiacchiere piacevolmente con gli altri viaggiatori( americani e australiani). Un posto semplice e incredibilmente rilassante
Siamo avvolti da una natura sconvolgente e un po’ ai marginj dalla più turistica Ha Long Bay.
La scelta è stata vincente. Abbiamo fatto un tour in barca di circa 5 ore, solo noi, che ci ha comunque portate a Ha Long Bai, il cui nome in vietnamita significa dove il drago scende in mare. Oltre 2000 isole e isolotti sparpagliati che nel 2004 hanno portato l’area ad essere Patrimonio dell’Unesco. Essendo noi da sole, il tour è disegnato per noi e sbarchiamo a nostro piacimento su spiagge deserte il che ci regala una bella prospettiva del posto.









La mattina dopo ci siamo poi fatte un bel giro in canoa tra le isole. Eravamo solo noi ed è stato stupendo.
Avevo riflettuto a lungo organizzando se prenotare una notte in crociera a Ha Long Bay o l’opzione che ho poi scelto. A posteriori essendo dei turisti che amano i sentieri meno affollati, la scelta per me è stata vincente e la rifarei
Pronte adesso per l’ultima tappa del viaggio direzione Ho Chi Min city.
Battellino taxi traghetto taxi aeroporto aereo taxi.
Arriviamo in hotel a Ho Chi min alle 11 di sera. Ci chiediamo francamente se non avremmo dovuto limitarci al Nord.
Al risveglio il mattino dopo i punti interrogativi hanno lasciato il posto alla convinzione che abbiamo fatto bene.
L’ex Saigon ricca di storia, metropoli protesa verso il futuro, centro economico del paese, ci offre l’altra faccia del Vietnam quella che si muove in fretta per recuperare il tempo perduto.
Alloggiamo al Me Saigon boutique hotel, in pieno centro e molto carino.
Partenza per la giornata sul delta del Mekong con guida. Molto interessante l’introduzione sullo sviluppo della città e sull’economia del riso intorno al Mekong.








Un po’ più perplessa nello scoprire che tra il cibo dei locali ci sono i ratti grigliati. Okay la guida insiste sul fatto che sono molto diversi da quelli di città. Forse ma non li proveremo di sicuro !
Non esiste una religione di stato in Vietnam ma un miscuglio tra cui molti cattolici, la colonizzazione ha portato i suoi frutti. Tra le differenti credenze mi ha intrigata il coadaismo, religione che esiste solo in Vietnam dove è la terza più professata dopo il Buddismo e la religione Cattolica.
Il centro di questa confessione è la città di Tay Ninh sul delta del Mekong. Fondata nel 1925 da Ngo Van Cheu il quale dichiarò che una divinità, Cao Dai, gli ordinò di fondare una religione che fondamentalmente mescolasse tutte le altre. Il risultato? I coadaisti ( comunque 8 milioni) hanno preso :
Dal Buddhismo l’idea di karma e reincarnazione.
Dal Taoismo, l’armonia con l’universo; dal Confucianismo, l’etica e l’ordine sociale. E dal Cristianesimo, monoteismo e legge morale. Invece dalle credenze popolari religiose vietnamiti la venerazione degli spiriti e degli antenati. Un bel blend!
Prima di arrivare al fiume visitiamo la Pagoda Chùa Vĩnh Tràng, nata originariamente come un piccolo tempio attaccato alla residenza privata di un notabile locale. Nel 1849 venne allargato e divenne una pagoda buddista ed un importante centro religioso. Durante la colonizzazione francese vennero fatte importanti modifiche rendendo il tempio un caso unico di miscuglio di architettura cinese, vietnamita e europea( archi colonne e decorazioni in piastrelle cono europee).



Oggi la pagoda è un attivo monastero e infatti al nostro arrivo i Monaci stavano mangiando e alla fine del pasto hanno intonato alcune preghiere.
Da qui siamo arrivati all’imbarco a e da qui abbiamo visitato le isole che portano tutte il nome di uno degli animali sacri nella religione buddista: Drago, Tartaruga, Unicorno e Fenice.
Nel buddismo ognuno di questi animali incarna una virtù morale: nobiltà e intelligenza per il drago, longevità e saggezza la tartaruga, prosperità e giustizia L’unicorno e l’immortalità la fenice.
Sull’isola della Fenice tra l’altro si installò una strana religione, quella del cocco, tra gli anni 60 e 70. Qui un certo Nguyễn Thành Nam fondò la religione del cocco. I seguaci si nutrivano solo di cocco… lui era un promotore del pacifismo e credeva nella riconciliazione tra nord e sud del Vietnam. nel 1975 venne arrestato e il suo movimento si dissolse.
Un po’ di canoa, un po’ di bici, un pranzo tipico condiviso, tante informazioni interessanti, frutti esotici, caramelle al cocco, coccodrilli e serpenti, hanno riempito la giornata prima di rituffarsi nel traffico abbastanza infernale e rientrare in città.
L’appuntamento serale un’esperienza sensoriale incredibile al ristorante Noir, dove si cena al buio, in tutti i sensi: menù sorpresa e buio pesto nella sala. Ci è piaciuto molto.
La scelta di passare un giorno intero sul Delta del Mekong ha, ovviamente, tolto tempo alla visita della città e ci siamo ritrovate nella nostra ultimissima e cortissima giornata a cercare di vedere i fondamentali, concentrandoci sul Distretto 1 la zona intorno al nostro albergo.
Siamo comunque riuscite ad aggiungere una decina di chilometri al contatore oltreché a farci una piccola idea della città. Un giorno in più non sarebbe stato di troppo.
Comunque Ho Chi Min è la faccia più moderna del Vietnam e quella che mantiene ancora un qualcosa del passato francese. Testimone di quella che fu l’ambizione dei colonizzatori di trasformare Saigon nella Parigi d’Oriente.
In modo disordinato abbiamo visto da fuori e sotto le impalcature la









Cattedrale di Notre-Dame di Saigon
Costruita tra il 1863 e il 1880 in stile neo romanico, insolito per l’Asia di quegli anni. interamente con materiali importati dalla Francia (mattoni di Marsiglia, vetrate francesi), come chiaro simbolo del potere religioso e culturale coloniale. L’intento era all’epoca di europeizzare visivamente il centro della città.
Accanto alla cattedrale, l’ufficio postale centrale, Bưu điện Trung tâm Sài Gòn, costruito tra il 188 e il 1891 attribuito a Gustave Eiffel.
Al suo interno mappe storiche dell’Indocina francese e un enorme ritratto di Ho Chi Minh aggiunto dopo l’indipendenza. Alla stessa epoca si deve il Teatro dell’Opera di SaigonNhà hát Thành phố.
Costruito come quello di Hanoi su modelllo dell’Opéra Garnier. Quella di Hanoi è più grande e più fedele al modelllo parigino
Dopo il 1954 fu usato come parlamento del Vietnam del Sud, successivamente venne poi restaurato e riutilizzato teatro.
L’ex palazzo del comune, poi palazzo del comitato popolare, risale invece ai primi del 900, in stile neobarocco è molto parigino.
Molto bello anche l’hotel Continental Saigon che risale agli anni 80 dell’800.
Uno dei più antichi hotel del Vietnam, frequentato da scrittori, giornalisti e ufficiali francesi.
Durante la guerra del Vietnam divenne famoso come ritrovo dei corrispondenti di guerra occidentali.
Ci siamo prese una pausa nel bellissimo the Apartment café building uno di quei posti che raccontano la città meglio di mille musei. In realtà non è un solo edificio “ufficiale”, ma un modo tutto saigonese di riutilizzare palazzi vecchi, spesso coloniali o del primo periodo post-coloniale, trasformandoli in alveari di caffetterie indipendenti
Questo era palazzo residenziale degli anni ’60 (non francese in senso stretto, ma figlio diretto dell’urbanistica coloniale: affacciato su un boulevard, con una facciata europea e balconi profondi)
Al suo interno decine di caffè, studi creativi e negozietti. Per noi l’occasione di un ultimo egg coffee e coconut coffee prima di rientrare a recuperare le valigie, non senza una tappa finale in book street. anche se in vietnamita, come dice mia figlia, sarei stata capace di trovare un libro da comprare, io amante dei libri in ogni forma. ( in realtà ne cercavo veramente uno di cucina vietnamita da aggiungere alla mia collezione di libri di cucina, non l ‘ho trovato in inglese).
Valigie recuperate, un ultimo giro di taxi nel traffico sempre caotico, arrivo all’aeroporto e rientro ad Hong Kong.
Bilancio: tutto è stato perfetto, forse tornassimo indietro salteremmo Sapa, il treno e il giro nelle montagne che, benché bellissime, ci hanno lasciato un po’ con l’immagine di un turismo dozzinale che prenderà presto piede, soppiantando i veri amanti della natura che vanno lì per cogliere l’autenticità degli spazi.
Piccolo sospiro di sollievo per non esserci fatte investire: la gestione dell’attraversamento perdonale sia ad Hanoi che ad Ho Chi Min è veramente problematica.
Tanta gioia di aver fatto questo viaggetto noi due, godere di un figlio alla volta in modo così intenso è un privilegio raro. Da rifare sempre e ovunque!
Between Cat Ba and Ho Chi Minh City
We said goodbye to Sapa and here we are again, in a taxi heading to Lao Cai, with a rather long journey ahead of us: 8 hours by train to Hanoi, a good two hours by car toward the sea, a ferry to Cat Ba (about 20 minutes), then 30 minutes by taxi to a small boat that, in just 15 minutes, will take us right into paradise.
Our hotel, Lan Ha Floating Homestay, is made up of two floating houses tucked away at the end of a kind of bay, just a rowing distance (15 minutes) from a fishing village. Only six very simple rooms, three with private bathrooms (ours included). Breakfast is included, and dinner is a generous feast at 250,000 dong per person. Long shared tables, a pleasant hostel-like atmosphere that naturally led to easy conversations with other travelers (Americans and Australians). A simple place, incredibly relaxing.
We are wrapped in overwhelming nature and slightly off the beaten track compared to the more touristy Ha Long Bay.
The choice turned out to be a winning one.
We took a private boat tour of about five hours, just the two of us, which still brought us into Ha Long Bay, whose name in Vietnamese means “where the dragon descends into the sea.” More than 2,000 islands and islets scattered across the water earned the area UNESCO World Heritage status in 2004. Being alone, the tour was tailored entirely to us, and we could land wherever we wished on deserted beaches, giving us a wonderful, intimate perspective of the place.
The following morning, we went canoeing among the islands. Just us again. Absolutely magical.
While planning the trip, I spent a long time debating whether to book a night on a cruise in Ha Long Bay or go with the option I eventually chose. In hindsight, as travelers who love less crowded paths, this choice was perfect for us, and I would make it again without hesitation.
Now we’re ready for the last leg of the journey: Ho Chi Minh City.
Boat, taxi, ferry, taxi, airport, plane, taxi.
We arrive at our hotel in Ho Chi Minh City at 11 p.m. and honestly wonder whether we should have limited ourselves to the North.
The next morning, those question marks give way to the firm conviction that we did the right thing.
Former Saigon, rich in history, a metropolis leaning toward the future, the country’s economic center, shows us the other face of Vietnam: the one moving fast, trying to make up for lost time.
We stay at the Me Saigon Boutique Hotel, right in the city center and very charming.
We set off for a guided day trip to the Mekong Delta. The introduction to the city’s development and the rice-based economy around the Mekong is fascinating. Slightly more unsettling is discovering that grilled rats are among local foods. Okay, the guide insists they’re very different from city rats. Maybe, but we’ll definitely pass!
Vietnam has no official state religion, but rather a mix of beliefs, including many Catholics, a lasting result of colonization. Among the various faiths, I was particularly intrigued by Caodaism, a religion that exists only in Vietnam and is the third most practiced after Buddhism and Catholicism.
The center of Caodaism is Tay Ninh, in the Mekong Delta. It was founded in 1925 by Ngô Văn Chiêu, who claimed that a deity, Cao Dai, ordered him to establish a religion that essentially blended all others.
The result? Caodaists (about 8 million followers) adopted:
From Buddhism: karma and reincarnation, from Taoism: harmony with the universe, after from Confucianism: ethics and social order and from Christianity: monotheism and moral law. At the end from Vietnamese folk beliefs: the worship of spirits and ancestors
A pretty impressive blend.
Before reaching the river, we visit Vĩnh Tràng Pagoda, which originally began as a small temple attached to the private residence of a local dignitary. In 1849 it was expanded and became a Buddhist pagoda and an important religious center. During French colonization, major changes were made, turning it into a unique mix of Chinese, Vietnamese, and European architecture (arches, columns, and European-style tiled decorations).
Today the pagoda is an active monastery. When we arrive, the monks are eating, and at the end of their meal they chant prayers.
From there we head to the pier and visit islands named after sacred animals in Buddhism: Dragon, Turtle, Unicorn, and Phoenix.
In Buddhism, each animal represents a moral virtue:t he Dragon, nobility and intelligence, the Turtle: longevity and wisdom. For the Unicorn, prosperity and justice and the Phoenix: for immortality.
On Phoenix Island, interestingly enough, a strange religion once took hold in the 1960s and 70s: the Coconut Religion. A man named Nguyễn Thành Nam founded it, and its followers lived on coconuts alone. He promoted pacifism and believed in reconciliation between North and South Vietnam. In 1975 he was arrested, and the movement dissolved.
A bit of canoeing, some cycling, a shared traditional lunch, lots of interesting information, exotic fruits, coconut candies, crocodiles and snakes, all filled the day before plunging back into the rather infernal traffic and returning to the city.
That evening, we treat ourselves to an incredible sensory experience at Noir Restaurant, where you dine in complete darkness: surprise menu, pitch-black room. We loved it.
Spending a full day in the Mekong Delta obviously took time away from visiting the city, so on our very last, and very short, day we tried to see the essentials, focusing on District 1, around our hotel. We still managed to add about ten kilometers to our step counter and get a small sense of the city. One extra day wouldn’t have been too much.
Ho Chi Minh City is the most modern face of Vietnam, and the one that still preserves something of its French past—evidence of the colonizers’ ambition to turn Saigon into the Paris of the East.
In a somewhat disordered way, we see from the outside (and under scaffolding) the Notre-Dame Cathedral of Saigon, built between 1863 and 1880 in neo-Romanesque style, unusual for Asia at the time, and entirely with materials imported from France (Marseille bricks, French stained glass), a clear symbol of colonial religious and cultural power.
Next to it stands the Central Post Office, built between 1886 and 1891 and attributed to Gustave Eiffel. Inside are historical maps of French Indochina and a huge portrait of Ho Chi Minh added after independence.
From the same era comes the Saigon Opera House, modeled after the Opéra Garnier in Paris (the Hanoi one is larger and more faithful to the original). After 1954 it was used as the parliament of South Vietnam, and later restored to its theatrical function.
The former City Hall, now the People’s Committee building, dates back to the early 1900s. Neo-baroque in style, it feels very Parisian.
Also beautiful is the Hotel Continental Saigon, dating back to the 1880s—one of the oldest hotels in Vietnam, once frequented by writers, journalists, and French officers. During the Vietnam War it became famous as a meeting place for Western war correspondents.
We take a break at the wonderful The Apartment Café Building, one of those places that tells the story of the city better than a thousand museums. It’s not a single “official” building, but a very Saigon-style reuse of old buildings, often colonial or early post-colonial, turned into hives of independent cafés. This one was a residential building from the 1960s, directly shaped by colonial urban planning: facing a boulevard, European façade, deep balconies.
Inside are dozens of cafés, creative studios, and little shops. For us, it’s the perfect excuse for one last egg coffee and coconut coffee before heading back to pick up our luggage, after a final stop at Book Street. Even in Vietnamese, as my daughter says, I would have been capable of buying a book anyway. I love books in every form. (In reality, I was truly looking for a Vietnamese cookbook to add to my collection, but couldn’t find one in English.)
Bags collected, one last taxi ride through the ever-chaotic traffic, arrival at the airport, and back to Hong Kong.
Final balance: everything was perfect. If we could go back, we might skip Sapa, the train, and the mountain tour, which, while beautiful, left us with the impression of a somewhat generic tourism that will soon take over, pushing aside true nature lovers searching for authentic spaces.
A small sigh of relief for not having been run over: pedestrian crossings in both Hanoi and Ho Chi Minh City are truly challenging.
And above all, so much joy in having taken this trip just the two of us. Enjoying one child at a time, this intensely, is a rare privilege. To be repeated, always and everywhere.
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