Il Museo della Pointe à Callière e la storia di Tiohtià-ke.

C’è un bellissimo museo a Montreal, il Museo della Pointa à Callière in cui scoprire la storia della città, e nel quale le vestigia del passato di Montreal sono visibili ed emozionanti. Il Museo è costruito su un sito archeologico di tutto rispetto e grazie ai ritrovamenti fatti, la storia dagli autoctoni ai primi coloni, ha trovato il suo filo conduttore e la sua ricostruzione.

Dovrebbe essere la prima cosa da fare arrivando qui. Un piccolo giro in questo museo per veramente capire la storia del nostro nuovo paese, della nostra nuova città. Una storia che noi europei, per forza di cose, conosciamo poco e male.

Tiohtià:ke  è l’antico nome di Montréal .

Per la sua posizione centrale sull fiume Saint Laurent, l’isola di Montreal era un luogo commerciale strategico per le Prime Nazioni, in particolare gli Atikamekw a nord, gli Anishinaabe (Algonquins) a ovest e i Kanien ‘kehà:ka (Mohawk) della confederazione Haudenosaunee (Irochesi), a sud. Sopratutto i Kanien’kehà:ka costituiscono la Prima Nazione la cui esistenza è più intimamente legata all’isola di Montreal che proprio da loro venne chiamata Tiohtià: ke.

Le tracce dell’occupazione autoctona più antiche nell’area della città vecchia risalgono a 4000 anni fa. Almeno 1000 anni prima dell’arrivo degli europei l’isola era abitata dagli Algonquins, dagli Irochesi e dagli Hurons.

Nel 1535 l’esploratore francese Jacques Cartier, durante il suo secondo viaggio esplorativo in Canada,  scoprì questi luoghi, navigando lungo il Saint Laurent. Nell’ allora villaggio di Hochelaga, gli abitanti gli riservarono un caloroso benvenuto. Europei e amerindiani comunicarono tra loro attraverso il linguaggio dei segni, ma si capirono sufficientemente. Gli autoctoni accompagnarono il navigatore francese in cima al Mont Royal, dove rimase estasiato dal colpo d’occhio. E posso capirlo perché per me ogni volta è un vero piacere degli occhi!

Montreal è in nuce.

Cartier rientra in Francia portandosi dietro degli amerindiani, i quali furono così convincenti che, nel 1541, Francesco I sponsorizzò una vasta spedizione di colonizzazione e nominò comandante Jean-François de la Rocque, Segneur de Roberval. Cartier arrivò alla destinazione designata un anno prima di Roberval e stabilì un insediamento ai piedi delle scogliere di Cap-Rouge, dove eresse anche delle fortificazioni.

Dopo aver effettuato un secondo viaggio a Hochelaga, Cartier apprese che il percorso oltre le rapide di Lachine era lungo e difficile. Questa brutta notizia, insieme alla scoperta di quello che credeva essere oro e diamanti nelle rocce di Cap-Rouge, spiegano la sua fretta di tornare in Francia. Lungo il percorso, incontrerà Roberval a Terranova. Il comandante gli ordinò di tornare indietro. Cartier, ansioso di convertire il suo carico in contanti il ​​più rapidamente possibile, disobbedì. Roberval, che ora era privato dell’assistenza di Cartier, trascorse un inverno terribile e dovette rimpatriare la piccola colonia in Francia la primavera successiva. Il terzo viaggio di Cartier, destinato all’esplorazione e alla colonizzazione, si rivelò un fallimento. Così come lo fu il tentativo de Siegneur de Roberval di stabilirvi un insediamento. L’oro e i diamanti che Cartier credeva di aver scoperto non erano in realtà altro che pirite di ferro e quarzo!

Soltanto nel 1611 Samuel de Champlain liberò un appezzamento di terreno che chiamerà Place Royale. Qui oggi sorge il museo della Pointe-à-Callière, il che spiega il ricco patrimonio archeologico sottostante. Montreal fu fondata in questo luogo nel 1642, con il nome di Ville Marie.

Il 4 agosto del  1701 a Ville Marie, venne firmata la Grand Paix tra il governatore della nouvelle France, Louis-Hector de Callière (che aveva il suo palazzo proprio dove ora sorge il museo che ne riproduce la forma un po’ a punta) e gli autoctoni. Il trattato di pace tra la Nuova Francia e 39 Prime Nazioni del Nord America  pose fine alla Guerre des Castors. Il motivo primario della guerra era stato per decenni il dominio dal punto di vista commerciale sulle pellicce di castoro che facevano gola un po’ a tutti, europei compresi.

I francesi, alleati degli Uroni e degli Algonchini, garantirono 16 anni di relazioni pacifiche e commerciali prima che la guerra ricominciasse.

In ogni modo pace o no, nel 1760 fu la volta degli inglesi a mettere mano sul territorio e la colonia francese passò nelle mani dei britannici. 

La città si sviluppò così mescolando le sue diverse anime. Diventando nel tempo porto d’approdo per variegate comunità che installandosi nei vari quartieri, disegneranno i contorni di una multiculturalità percepibile ancora oggi, ad ogni passo. Se l’impronta francese è forte, la comunità anglofona non è da meno, e così tutte le altre che si sono succedute.

Il Boulevard Saint Laurent, chiamato comunemente The Main, la grande arteria commerciale che attraversa la città tagliandola in due , è un po’ il testimone silenzioso dell’installarsi di queste diverse comunità di migranti.

Greci, irlandesi, ebrei, italiani, portoghesi, tante comunità che hanno lasciato il segno e che continuano a costituire la multiculturalità che è la vera anima di questa città. Ne seguiremo di sicuro qui sul blog i vari spostamenti e le impronte lasciate nei vari quartieri. Rimanete connessi!

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