Nonostante l’abbondante nevicata dei giorni scorsi e i cumuli di neve che rendono impegnativo lo spostarsi in città, la vita continua.
Le temperature si stanno alzando e, di conseguenza, al bianco dominante degli scorsi giorni si aggiunge un grigio tendente al fango, molto meno bello. Ma anche questo non mi ferma nel continuare a vagare per questa città dalle mille sfumature.

Partiamo da Avenue du Park all’angolo con Boulevard St Joseph. Non è un tratto particolarmente interessante, ma rapidamente diventa gradevole.
Per fare il pieno di energie subito una pausa caffè da Micro Espresso Mile end, uno dei tanti posti carini che crescono come funghi nella zona.
Proseguiamo quindi verso Avenue du Mont Royal per poi andare dritti lungo le pendici del Mont Royal, assolutamente spettacolari in questi giorni d’inverno, ma altrettanto belle in qualsiasi stagione.
Se la pausa caffé non ci ha energizzati a dovere, piccola divagazione da Les madeleines d’Emilie su Avenue du Mont Royal, proprio davanti al parco.
Dalla parte opposta della strada il parco Jeanne Mance, che al primo raggio di sole un po’ caldo, assume sembianze estive, mentre ospita d’inverno una delle innumerevoli patinoire.
Arriviamo al monumento a Sir Georges Etienne Cartier. Politico e statista riconosciuto come uno dei padri della costituzione canadese.
Il monumento è opera di Georges Hill, e venne commissionato nel 1914 per i cento anni dalla nascita di Cartier. Causa prima guerra mondiale l’inaugurazione avvenne solo nel 1919. Alto 30 metri, è costituito da 18 personaggi di bronzo disposti intorno ad un blocco centrale di granito.
Ai piedi di questo monumento, da aprile a ottobre, ogni domenica una folla si raccoglie per quelli che hanno preso il nome di Tam Tam du Mont Royal. Non solo suonatori di ogni tipo, tra cui quelli di tam tam,ovviamente, ma anche gruppi che si ritrovano intorno a giochi vari e pic nic, famiglie, amici.





Da quasi cinquant’anni qui le domeniche primaverili e estive vanno così.
Con la neve adesso c’è invece una bella discesa gremita da bob e slittini, mentre poco più su si raggiunge la pista 3 di fondo che porta al Lac aux Castors.
Ma noi proseguiamo lasciandoci alle spalle il parco, e gettando un’occhiata al Gazebo dedicato allo scrittore Mordecai Richler. Il gazebo risale al 1928 e all’epoca ospitava degli ensemble musicali. Dopo la morte dello scrittore nel 2001 Fu presa la decisione di restaurarlo e di dedicarglielo, come ulteriore omaggio. ( A lui è anche dedicato un murales di fianco alla caserma dei pompieri su Laurier)
Imbocchiamo Rue Hamilton, più piacevole che Avenue du Park, e scendiamo fino a rue Sherbrooke.




Un susseguirsi di case una più carina dell’altra.
Da qui prendiamo a destra incamminandoci pian piano lungo questa via che con i suoi 30 chilometri totali, è la seconda più lunga dell’isola di Montreal. Per rendere l’idea oggi Sherbrooke attraversa 6 diversi quartieri, Côte des Neiges, le Plateau-Mont-Royal, Mercier–Hochelaga-Maisonneuve, Rivière-des-Prairies–Pointe-aux-Trembles, Rosemont–La Petite-Patrie, Ville-Marie.
La strada vide la luce nel 1796 nel suo primo tratto tra le vie Union e Saint-Laurent. Il suo nome inizialmente era Sainte-Marie. Divenne Sherbrooke nel 1817 in onore di Sir John Cooper Sherbrooke che fu governatore in capo dell’America britannica dal 1816 al 1818.







Negli anni 40 dell’Ottocento era una strada elegante, con edifici pubblici e residenze private di personaggi di spicco del mondo industriale dell’epoca. La via scorre lungo le pendici del Mont Royal e segna uno dei confini di quello che ancora oggi è chiamato il Golden Square Mile o Mille carré doré.
Il nome indica l’area a partire dagli anni anni 30, mentre in precedenza il quartiere era conosciuto come New Town o Uptown. Si deve al giornalista Charlie Lazarus l’aggiunta di golden.
A partire dal 1790, gli industriali di Montreal guardarono oltre la città vecchia, alla ricerca di siti spaziosi su cui costruire le loro case di campagna. Svilupparono così i terreni agricoli sulle pendici del Monte Royal a nord di Sherbrooke, creando un quartiere famoso per la sua grandiosità e audacia architettonica. Nel momento d’oro dello Square Mile tra il 1850-1930, i suoi residenti includevano i proprietari della maggior parte delle industrie canadesi, ferroviarie, marittime, del legname, minerarie, delle pellicce e bancarie. Dal 1870 al 1900 circa, il 70% di tutta la ricchezza del Canada era detenuta da questo piccolo gruppo di una cinquantina di personaggi.
Negli anni ’30, molteplici fattori portarono al declino del quartiere, tra cui la Grande Depressione, la nascente industria automobilistica, il bisogno di case più efficienti dal punto di vista termico. Le generazioni più giovani delle famiglie che avevano costruito queste case si trasferirono in gran parte a Westmount. Durante la Rivoluzione Silenziosa, alcune delle attività commerciali create a Montreal, sulle cui fortune era stato costruito lo Square Mile, si trasferirono a Toronto. In questo periodo, molte delle vecchie case vennero demolite. Ma per fortuna tante altre sono ancora lì per il piacere degli occhi, per l’importante testimonianza storica che veicolano, e per accompagnarci nella nostra passeggiata fino al museo delle Belle Arti.
L’architettura era un mix eclettico di stili, dal neoclassico, al neogotico, dal romanico, all’ Art Nouveau.
L’arenaria scozzese e il granito locale erano i materiali comunemente usati e la maggior parte delle case aveva terreni ampi, grandi atri e grandi verande. Molti degli Square Milers erano appassionati orticoltori e, a parte i loro giardini, si divertivano a conservare i fiori in serra durante i lunghi inverni. Le strade dello Square Mile erano fiancheggiate da olmi, abeti rossi e aceri, ma un’epidemia negli anni ’70 ha decimato quelli che un tempo fiancheggiavano Sherbrooke.
Girando su Sherbrooke a destra, camminiamo sul lato sinistro della strada per arrivare al Museo Mc Cord.
Interessantissimo museo inaugurato nel 1921 che raccoglie oggetti, documenti e testimonianze relative alle popolazioni autoctone. Belle mostre temporanee completano la collezione permanente.
Per una piccola pausa caffè croissant, possiamo fermarci al caffè Notman, all’interno del museo. Il caffè prende il nome dal fotografo William Notman, il primo fotografo canadese ad essere riconosciuto a livello internazionale. Tra l’altro la casa in cui visse fino alla sua morte nel 1891, Maison Notman, si trova anche su Sherbrooke, all’angolo con Clark, uno dei pochi esempi di architettura neoclassica a Montreal.
Proseguendo troveremo alla nostra destra l’ingresso del campus dell’Università Mcgill e sul nostro marciapiede la Maison Molson, all’angolo con Avenue Mc Gill College. Con davanti una curiosa statua in bronzo che rappresenta uno studente intento a scrivere al computer (2018).
Per pranzo potremo fermarci a due passi da Japote, una sorta di mensa giapponese abbastanza autentica, aperta solo a pranzo ed in settimana. .
Proseguendo dopo rue Stanley arriviamo alla Maison Alcan, un insieme che unisce vecchie costruzioni con una parte più moderna. Quello che una volta era il Berkeley Hotel, ne costituisce oggi l’ingresso principale e l’atrio. Per il suo carattere particolare, dato appunto dall’unione di edifici storici e non, l’edificio attuale è tutelato dal Ministero della cultura. Il vecchio hotel, venne progettato dagli architetti Harold Lawson e Harold Robert Little, con chiare influenze di Art Déco.
Qui per brunch o lunch uno dei miei posti preferiti, il Caffé Amea, veramente buono. Piatti di ispirazione mediterranea, e diversi dessert niente male, e poi l’ambiente piacevolissimo. Le toilette sono una vera e propria galleria d’arte!



Dalla parte opposta incrociamo tre edifici che rappresentano alcune delle case superstiti del sopracitato Gold Square Mile: il Mount Royal Club(edificio del 1906), la Maison Louis Joseph Forgé, in stile Napoleone III, e la Maison Corby (1882). Il nome Corby è legato alle distillerie Corby, che vi trasferirono la sede negli anni 50, fino al 1976.
Camminando dal nostro lato incontriamo l’Hotel Ritz Carlton. Aperto nel 1912, fu il secondo Hotel Ritz Carton in Nord America. Il giorno di San Valentino del 1916 dall’hotel fu effettuata la prima telefonata transcontinentale canadese. La storia narra che un pubblico di duecento uomini d’affari abbia ascoltato la domanda del presidente della Bell Telephone Company, Salve. Siamo a Vancouver? La risposta Sì venne accolta con approvazione e champagne.
Oggi è possibile degustare un so British tea time, o un’ottima cena nel ristorante Maison Boulud gestito dallo chef pluristellato Daniel Boulud. (molto più buono per me il suo ristorante qui, che il due stelle Michelin a New York, Daniel ).
Dall’altra parte della strada, all’angolo con Drummond, molto carine le Statue in bronzo delle scimmie che leggono, dell’artista québécoise, Laurence Vallières.


Subito dopo il Ritz Carlton, l’isolato successivo passiamo davanti all’Holt Renfrew. L’edifico venne costruito per i 100 anni del negozio Holt . Chiaro esempio di come negli anni 30 a Montreal si tendesse verso un architettura che univa elementi classici e il desiderio di modernità. L’edifico che vediamo oggi è il risultato di alcune modifiche e aggiunte, pur mantenendo ben visibili degli elementi come gli stemmi reali sopra le finestre e le porte decorate in bronzo, che sottolineano l’importanza all’epoca di Holt Renfrew, che fu dalla seconda metà dell’ottocento, luogo rinomato per il commercio dei prodotti di lusso, in primis le pellicce.

Dal lato opposto l’immenso edificio degli Appartements Le Chateau. L’edificio commissionato da Pamphile Réal Du Tremblay, che era all’epoca proprietario del quotidiano La Presse. Costruito tra il novembre del 1924 e il 1925, ispirandosi ai castelli scozzesi e francesi. La facciata è in pietra calcarea Tyndall del Manitoba e la struttura è in acciaio. L’altezza dell’edificio varia da 12 a 14 piani.
136 appartamente che videro tra i suoi residenti personaggi celebri, tra i quali Mordecai Richler, quello del gazebo che abbiamo incontrato all’inizio della nostra passeggiata.
Ed eccoci finalmente al Museo delle Belle arti, dove vale assolutamente la pena fare un giro. Bellissima struttura costituita da un insieme di edifici in totale armonia tra loro. Una collezione permanente molto interessante, e tantissime esposizioni temporanee che non mi hanno mai delusa.




Nel 1860 il vescovo anglicano Francis Fulford, ha fondato l’Art Association of Montreal con lo scopo di incoraggiare l’apprezzamento delle belle arti tra la gente comune.
Poiché non disponeva di un luogo permanente in cui conservare le acquisizioni, l’Associazione artistica non era in grado di acquisire opere da esporre né di cercare opere da collezionisti. Nei vent’anni successivi l’organizzazione ebbe un’esistenza itinerante durante la quale i suoi spettacoli ed esposizioni si tennero in varie parti della città.
Nel 1877, l’Art Association ricevette un dono eccezionale dall’uomo d’affari Benaiah Gibb: 72 tele e 4 bronzi. Oltre alle opera ha anche donato un terreno edificabile all’angolo nord est di Square Phillip e 8.000 dollari. La donazione degli 8000$ era subordinata alla costruzione di un nuovo museo sul sito entro tre anni.
Nel 1879 il Museo venne inaugurato per poi spostarsi nel 1912 su Sherbrooke.
Il museo che vediamo oggi è suddiviso in cinque padiglioni: il primo edificio risale al 1912 progettato da William Sutherland Maxwell e dal fratello Edward Maxwell, il padiglione modernista Jean-Noël Desmarais dall’altra parte della strada, progettato da Moshe Safdie, costruito nel 1991; il Padiglione Liliane e David M. Stewart, il Padiglione Claire e Marc Bourgie costruito nel 2011 il Padiglione per la Pace di Michal e Renata Hornstein, il più recente.
A questo punto possiamo dedicare al museo tutto il tempo che vogliamo e tornarci senza moderazione perché ne vale la pena!
Per fermarsi lungo la strada segnalo anche
Buvette chez Simone et Bar à flot sur Avenue du Park, uno di fianco all’altro, L’ideale per bere un bicchiere o per una cena tipo tapas.
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