Eccomi a Torino. La mia Torino. come sempre un tuffo in quelle radici che 28 anni fa ho impacchettato e messo in valigia. Le ho stiracchiate e portate in giro per il mondo, aggrovigliandole con tante altre. Ma sono radici tenaci e sempre mi guidano nel mio tornare indietro a respirare ricordi.

Mia mamma non vive piu nella casa della mia infanzia, quella in cui con la macchinina rossa arrivavo pedalando in cucina dopo aver percorso un corridoio che mi sembrava lunghissimo, ma che adesso forse lo sarebbe molto meno. Non vive neppure nella casa della mia adolescenza, quella che le mie figlie hanno conosciuto bambine, quella in cui papà tornava ancora dall’ufficio, aprendo la porta come sempre alle otto di sera.
Il suo appartamento sa di ricordi recenti, ma ne contiene anche mille che parlano di passato, di noi bambine, di nonni e bisnonni, di momenti di vita che sono stati. Mi tuffo spesso in questo mondo che è un po’ il mio ieri. Mi piace affondare le mani nelle vecchie foto, cercare nei profili di avi lontani, i visi delle mie figlie. Il passato è importante, le sue tante sfumature ci rendono quelli che siamo e saremo.
La mamma mi ha fatto trovare due lettere e un orrendo foulard firmato Juliette, frutto di un corso di pittura su seta, che già allora aveva dovuto sottolineare le mei scarse doti artistiche.
Una lettera è rivolta a me e non è poi così vecchia, risale alla primavera del 2017. La seconda invece è per mio padre scritta un paio di mesi dopo la sua morte nel novembre del 2003.
Parlano di amicizia. E l’amicizia è un qualcosa che da sempre mi parla.
La prima lettera, Mia cara Giulietta, è scritta da uno dei piu vecchi e cari amici di mio padre. La seconda, Caro Pierre, è invece stata scritta da un’altra amica di mio padre, una sua compagna di scorribande veliche, di folli boline e di serate in rada.
Con Gigi, l’autore della lettera a me rivolta, papà è stato amico dai sei anni in poi. Dalla seconda elementare alla fine del liceo sono stati compagni nel severissimo istituto sociale dei padri gesuiti. Poi i loro percorsi universitari presero strade diverse, ingegneria papà, legge Gigi. L’amicizia però è rimasta sempre e per sempre, diventando adulti, un gruppetto di amici.
Erano una banda di bambini, di ragazzini, di adolescenti, e di questi mi parla nella sua lettera. Attraverso le sue parole rivedo mio padre. Le scorribande all’uscita di scuola quando uno dopo l’altro si accompagnavano nelle rispettive case. Quel girovagare a zig zag mi ha donato le amicizie per la vita. Tutto nel dettaglio per spiegarmi la genesi dell’amicizia che ci ha legati per decenni fino a quando a uno a uno gli altri se ne sono andati, piantandomi qui.
Avrebbero tutti 90 anni oggi. Solo lui li ha e solo lui ha ancora quella memoria del gruppo cresciuto insieme che ha continuato anche una volta diventati adulti, genitori e poi nonni, a ritrovarsi, ogni anno e ogni anno sempre in meno. C’è tanta tristezza nelle sue parole, un senso di “abbandono” da parte degli altri, una nostalgia del tempo che fu. Ci sono però anche ben tracciati i contorni di amicizie vere, quelle amicizie che rimangono per sempre, capaci di crescere e diventare grandi. E parlando di questa amicizia affiora la gioia di quei momenti, l’allegria della giovinezza, quando la vita era tutta davanti e tutto sembrava possibile.
L’altra lettera è invece quella di un’amicizia nata da adulti, ma forte e sincera come la precedente. L’amicizia di mio padre con Patrizia, amica velista, conosciuta quando lei era poco più che ventenne e papà una ventina d’anni più vecchio. Per ringraziarti dei ricordi che mi hai lasciato, mi fermo oggi a scriverti. Ricordi fatti di vento, di salsedine, di spruzzi spumeggianti. Ricordi di un compagno di viaggio con il quale avrei attraversato l’oceano se me l’avesse chiesto.
Non era un’amicizia nata e cresciuta insieme, ma era un’amicizia nata dopo, quando si è già grandi. LA dimostrazione di come sia possibile creare legami forti anche lontano dall’infanzia e dalla giovinezza.
Grazie per la tua simpatia, la tua sagacia, il tuo spirito frizzante che ti permetteva di dire sempre la verità senza mai ferire, di guidare senza importi, di consigliare senza mortificare. Questo era mio padre e leggerlo mi fa piacere e mi fa bene.
Sono storie di amicizia , l’amicizia che per me è talmente importante. L’amicizia che ha mille sfaccettature e si declina in colori diversi. Non ho mai creduto che ci fossero amicizie più forti di altre, che quale dell’infanzia fossero le uniche resistere all’usura del tempo, che fossero in cima alla graduatoria. Ogni amicizia vale per quello che è. Vale per dove è nata. Per cosa ci regala ad ogni istante, che sia vecchia di 50 anni o fresca di un paio di mesi.
Lo vedo ancor di più nel contesto particolare dell’espatrio, quanto le amicizie siano uniche ed indispensabili. Sono 3 decenni che costruisco relazioni da adulta e tante si sono trasformate in amicizie insostituibili e inossidabili, andandosi a sommare a tutte le precedenti.
Ogni energia spesa per costruirle e mantenerle, rileggendo oggi le parole di Gigi e Patrizia, mi fanno dire che si , ne vale la pena. Che vita sarebbe senza?
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