L’isola di Montreal è dominata in altezza da una collina, chiamata Monte, che sovrasta la città con i suoi 233 metri e dalla quale si gode di una vista a 360 gradi della città. Il Parco del Mont Royal inaugurato nel 1872, disegnato da Frederick Law Olmsted, è luogo di attività in qualsiasi stagione. Dall’aria estiva che si respira intorno al suo Lac aux Castors, si passa rapidamente ad un’atmosfera montana quando l’inverno arriva, la neve segue e le piste da sci di fondo aprono.
Alle pendici del Monte un cimitero immerso nella natura e, nello stesso tempo, parte, oggi, della città. Luogo di passaggio e di passeggio. Mi capita spesso di girovagare al suo interno, e in questo autunno dal sapore d’estate vago con piacere tra le tombe storiche per godere dei colori stupendi che la natura ci regala.
Oggi ho partecipato ad una visita con tanto di guida, perché non finisco mai di fare la turista dove vivo, ed ogni volta le nuove scoperte mi fanno apprezzare ancora di più questa città nella quale abbiamo deciso di posare le nostre valigie.

Il cimitero è nato ancor prima del parco, nel 1852. Posizionato sul versante nord della montagna, è un susseguirsi di valli, colline, sentieri, il tutto immerso in una natura da togliere il fiato. 200000 tombe, le più vecchie risalgono ad epoche precedenti l’apertura, alcune famiglie decisero di trasportare qui i loro cari sepolti altrove quando il cimitero venne inaugurato.
Questa parte di città era allora campagna. Ci vollero10 anni prima di avere una strada che vi arrivasse e di conseguenza un vero e proprio ingresso. Oggi il cimitero è sempre in uso, e fa parte di un gruppo di 4 cimiteri praticamente uno attaccato all’altro. Fondato originariamente per la comunità protestante, mentre i cattolici andavano a Côte des Neiges, oggi ospita tutte le comunità religiose.



Quello di côte des Neiges di cui ho parlato qui , è collegato a quello del Mont Royal attraverso le aree dedicate ai caduti militari, e i due più piccoli, di cui quello ebraico di Sahara Hashomaylm, li si incontra sulla sinistra arrivando all’ingresso principale. In quello ebraico è seppellito Leonard Cohen.
Questo del Mont Royal è uno dei primi cimiteri rurali canadesi. All’epoca si tendeva a spostare i cimiteri inseriti in contesti urbani, verso zone più esterne con spazi più ampi per poter creare dei veri e propri luoghi di commemorazione all’interno di ampie aree verdi.
I monumenti di stile vario si susseguono. Famiglie importanti che hanno fatto non solo la storia del Quebec ma del Canada, sono qui riunite nel riposo eterno, con la garanzia di poter essere qui per sempre, visto che agli inquilini non riceveranno mai lo sfratto. Una volta seppelliti qui lo saranno per il resto della loro… morte.

Tanti personaggi celebri vi sono inumati. Visitarne le tombe è un tuffo nella storia, nelle diverse epoche e mode. Non tutti gli stili sono uguali. Ci sono mausolei immensi, tombe sulla cui lapide si racconta vita morte e miracoli del defunto, e altre più semplici e discrete. Nel tempo gli epitaffi si sono semplificati.

Ce ne sono anche molte in attesa, nel senso che cono incisi i nomi dei futuri inquilini con le date di nascita, e lo spazio vuoto per quella, spero per loro più lontana possibile, della morte. Per i cinesi ad esempio le iscrizioni in rosso delle lapidi sono quelle di coloro che sono ancora vivi. Verranno dipinte di bianco alla loro morte.

Industriali, politici, artisti, sportivi sono riuniti qui a regalarci uno spaccato della società montrealese. Tantissime citazioni e frasi celebri riportate su monumenti e lapidi. Se all’inizio infatti si utilizzavano solo riferimenti religiosi, nel tempo poemi, canzone e testi d’autore hanno preso il sopravvento.
Les oiseux font une joyeuse musique dans les airs. Les vagues, une triste melodie sur le rivage. Mais notre bien-aimée est silencieuse et nous n’entendons plus que la musique de sa douce voix
Sulla statua alla memoria di Ernestine Idler morta a 30 anni nel 1875. La famiglia è estinta ma qualcuno ogni settimana deposita dei fiori nelle mani della statua. Dello stile adotta una tomba e rendila gioiosa.

E tutto intorno a questo tripudio di lapidi, steli, sarcofagi, una fauna e una flora degna di un giardino botanico. 130 specie di uccelli, alberi e arbusti di ogni genere. L’insieme è imperdibile per i turisti che vengono in visita. E da Pine Hill Side si gode di una bellissima vista della città da una prospettiva diversa rispetto ai belvedere del parco.


Chi vive nei dintorni ci passeggia regolarmente, rendendolo un luogo di vita, anziché di morte. Io lo trovo particolarmente rilassante.
È bellissimo vedere come appunto un luogo di morte sia stato trasformato. Un bel modo anche di sdrammatizzare la nostra esistenza terrena e la sua precarietà. Ci sono persone che organizzano pic nic, bbq, che si fermano a sorseggiare un caffè, il tutto in modo molto sereno e normale. Non sarebbe male trasformare così anche i nostri cimiteri chiusi tra le loro mura e lontani dalla gioia di vivere! Pensiamoci.
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