Home is where your absence is felt, the echo of your voice kept alive, no matter how long you have been away or how far you may have strayed, a place that still beats with the pulse of your heart.
Ecco un’altra di quelle frasi che, nell’ultimo libro letto, della fantastica Elif Shafak, mi è saltata all’occhio. Casa, quanto spesso parliamo di casa noi expat. Quanto spesso ci viene chiesto : dov’è casa? Ti senti a casa? Torni a casa? Vai a casa?

Casa come rifugio, casa come posto in cui ci si sente vivi. Ma questa casa può essere veramente solo una o può moltiplicarsi all’infinito?
La risposta, credo, sia personale. Dipende dal nostro percorso, dal nostro forse sentirci bene in un posto, o essere stati capaci di sentirci bene. La mia risposta è quella di un moltiplicarsi all’infinito. Posti sparpagliati che considero casa e mi fanno sentire a casa.
Quello in cui vivo. Quelli in cui ho vissuto. Ma anche alcuni speciali in cui sono passata e che hanno lasciato il segno. Poi come le radici, tante e variate, più o meno lunghe, più o meno profonde, anche le case sparse hanno intensità diverse ma tutte a loro modo uniche.
Casa sono sensazioni, profumi, odori. Casa è posto sicuro, riposo, comfort. È famiglia, amici. Sono i ricordi, i sogni, i momenti intensi, felici e dolorosi che siano. Un miscuglio di tante cose che si sovrappongono, creando un qualcosa di unico.
La casa è per chi espatria molto mobile, ogni volta la si ricostruisce ma con le stesse cose che hanno reso casa la precedente. Le case si susseguono e in un certo senso si assomigliano perché nel ricostruire da una parte all’altra del mondo usiamo gli stessi elementi, mischiandoli in modo nuovo. C’è un certo ripetersi nel ricostruire casa, un ripetersi voluto, proprio, per quel bisogno di sicurezza con il quale circondarci.
Gli oggetti mi fanno sentire a casa. I mobili che mi seguono da anni e che in ogni spazio sono stati silenziosi testimoni delle nostre vite in movimento. I quadri, i libri le foto.
Per me la casa non sono muri, finestre, scale, è un qualcosa che mi conforta e protegge, al di là appunto di quegli stessi muri, delle stesse finestre. Forse per questo quando chiudo una porta, prima di aprirne un’altra piango, e poi asciugo le lacrime e sono pronta per ricominciare. So esattamente che la casa, il senso di casa me lo porto dentro.
Il contenuto non il contenitore è quello che racchiude bene la mia casa e di conseguenza la sensazione di essere nel mio porto sicuro. Per questo non ne vedo una sola ma tante. Tante come i paesi in cui ho vissuto, i cuori che ho sparpagliato, i sorrisi che ho condiviso, le porte che ho chiuso, i sapori che hanno rallegrato le mie papille, le mani che mi sono state tese e mi hanno accompagnato per un pezzo di strada.
E per voi cos’è casa?
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