Parto.
Sono di nuovo in un aeroporto, nuovo decollo, nuovo atterraggio, il ritmo della mia estate.
Lascio Torino questa volta, come sempre un po’ di tristezza. Ho abbracciato la mamma e chiuso piano la porta, fuori l’alba. Il taxi che mi porta a Caselle, le montagne incredibilmente belle ad accompagnarmi nella mia corsa verso l’aeroporto.
I soliti gesti che ripeto all’infinito da anni, ad ogni partenza. I soliti pensieri che mi porto dietro quando ho lasciola mia città. 27 anni dopo sempre gli stessi. 27 anni dopo alcuni più tristi.

La vita scorre, gli affetti invecchiano, le fragilità fanno capolino, ti rendi conto di come tutto fili in fretta, te ne rendi conto ad ogni partenza.
Salutare le persone che si amano non è mai semplice, la tristezza dei primi attimi dopo aver chiuso una porta è il peso delle nostre scelte di costruire casa nel mondo.
Ogni volta mi dico che avrei potuto fare di più, fare meglio. Ci sono sempre persone che avrei voluto vedere ma non sono riuscita, cose che avrei voluto fare e non ce l’ho fatta. Cerco di dividermi, di equilibrare i tempi, di accontentare tutti, di nutrirmi di ogni istante, con la paura, a volte, che al prossimo giro non possa più essere così.



Ho imparato ad essere fatalista, a cogliere ogni attimo senza l’ansia del dopo. Guardo avanti convinta che ci sarà sempre un domani. Mi proteggo forse dalla paura della perdita. Ad ogni nuovo atterraggio la mappa degli affetti cambia e certi vuoti si sentono.
Parto con il cielo blu e un sole splendente, lascio una Torino che ho trovato più bella del solito, più pulita e vivace. Lascio la mia mamma che nonostante gli anni mantiene una forma smagliante. Lascio pezzi di cuore che sanno sempre regalarmi serenità. Vado ad abbracciarne altri in questo mio continuo vagare tra partenze e arrivi. Avrò il sole all’atterraggio.
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