Aria di vacanze

Sono in Canada ormai da sei mesi, felicemente direi.

Anche questa volta a pochissimo dalla mia partenza per la pausa estiva (super presto quest’anno), mi sento di dire: ce l’ho fatta.

skyscrapers in city at sunset

La partenza per le vacanze estive, lunghe, è sempre stata un po’ la presa di temperatura del primo periodo nel nuovo paese. Cosi come lo è il rientro dopo la parentesi estiva, con il sentimento, o no, di ritrovarmi a casa, di essere ritornata lì dove devo essere.

Anche se ormai di “mestiere” expat ne ho in abbondanza sulle spalle, ogni nuovo spostamento si porta sempre dietro tante incognite. Ce la farò anche questa volta, era la domanda più ricorrente che facevo a me stessa le settimane precedenti il trasloco.

Sicuramente avere gli strumenti necessari e esserci già passati, aiuta. Sapevo che, in un modo o nell’altro, avrei trovato il positivo, come sempre hp fatto.

Essere un’ottimista di carattere aiuta non poco. Vedere il bicchiere mezzo pieno, è, anche nell’affrontare l’espatrio, un bel vantaggio.

Adesso quasi quasi sono perfino triste di partire.Sono stata capace di ricreare talmente tanto in questi sei mesi, filati alla velocità della luce. Ho intrecciato relazioni, ripreso in mano il mio lavoro, finito al 99% un grosso progetto di scrittura al quale mi sono dedicata da un annetto. Ho avuto il tempo di scoprire la città, partendo come sempre dal mio quartiere e poi via man mano piû lontano. Sicuramente ho ritrovato tutte le attività ludico ricreative che mi stanno a cuore, ho organizzato pranzi, cene, serate, brindato e riso.

Partire mi sembra quasi un interrompere questa corsa verso la costruzione della mia nuova vita, anche se nuova non è più.

Parto però sapendo che quando rimetterò i piedi a Montreal, rientrerò a casa. Avrò le mie chiavi nella borsa, le mie cose ognuna al proprio posto, la gatta ad attendermi, le mie nuove amiche e i tanti piccoli punti di riferimento costruiti con tenacia. Lo so, ma mi dispiace quasi lasciarli. Come i bambini che arrivata l’ora di cena non vogliono lasciare il parco gioco, i loro amici e le corse sfrenate in bicicletta. Mi sento un po’ così.

Poi però una volta dall’altre parte del mare, sarò felice di riabbracciare tutti, sia chiaro, sarò felice e elettrizzata e quando arriverà il momento di ritornare da questa parte, ci sarà l tristezza ad annebbiare gi occhi. 

Però lascio casa, tornerò a casa, nel mezzo saranno mille cose che si incrociano, mille abbracci, mille scoperte. Ma casa è felicemente qui e questo, chi è expat lo sa, è fondamentale. 

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