Come costruire una rete sociale: istruzioni per l’uso.

Parlavo nel mio ultimo post di come la gente si stupisca del fatto che, dopo così pochi mesi nella mia nuova città, sia già riuscita ad imbastire delle relazioni sociali.

In pratica quali sono i consigli per riuscire, abbastanza in fretta, ad inserirsi in un nuovo tessuto sociale e sentirsi di nuovo parte di una comunità?

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Premetto che dalla mia ho ormai quasi tre decenni di esercizio alle spalle in questo senso, il che aiuta. So cosa fare, come farlo, dove andare a bussare. A questo aggiungerei che il mondo expat è tutto sommato un piccolo mondo, nel senso che, chi come noi si sposta, ha per forza di cose conosciuto persone che ad un certo punto si sono ritrovate nella città in cui attirerai.

Connessioni, di connessioni, amici di amici, una sorta di rete di sicurezza tra expat che si tendono una ( e anche due mani). Un bel modo per partire con il piede giusto.

Detto questo però ogni spostamento ha le sue difficoltà, e ogni paese ci accoglie con i suoi codici sociali che non sono sempre rapidi da capire e integrare.

Nonostante contatti e esperienze, dobbiamo comunque tirar fuori energie e voglia di aprirci, altrimenti, né i primi né le seconde servono a molto.

Alla vigilia del mio spostamento a Montreal ammetto che un po’ di apprensione ce l’avevo. Era la prima volta che ci spostavamo come coppia e non più come famiglia, e si sa che i figli aiutano a tessere connessioni e a crearsi un tessuto sociale.

Sapevo che non avrei avuto la scuola a fare da tramite tra me e il mio nuovo mondo. In più venivo da un’esperienza che dal punto di vista sociale era stata facilissima, quella di Stoccolma.

In Svezia la splendida comunità intorno alla scuola internazionale mi ha fornito amicizie su un piatto d’argento. I primi passi di allora furono quasi senza sforzo.

Qui sapevo che non avrei avuto la comunità scolastica, ma solo le mie forze da sommare con la voglia di conoscere gente.

Dal primo giorno ho messo in pratica i consigli che do sempre : uscire, incontrare gente, aprire la porta di casa propria.

Il mio presupposto di partenza è: chi arriva deve fare lo sforzo per integrarsi. Non ho mai esitato a invitare subito gente a casa mia, un caffè, un pranzo, una cena. Non ho mai aspettato che lo facessero gli altri.

Fondamentalmente nessuno verrà a cercarci e siamo noi a dover uscire fuori dal guscio e inserisci in un tessuto sociale che funziona anche senza di noi.

La fortuna di vivere in grandi città, o in luoghi con una forte presenza internazionale, facilita comunque molto. Ci sono tante persone come noi che hanno bisogno di ricreare legami in fretta e ci sono tanti organismi e associazioni che aiutano a farlo.

E in questo i francesi sono veramente bravi. Sanno come creare comunità. Sanno come tendere una mano ai nuovi arrivati.

Fu un Giappone che scoprì per la prima volta gli Accueil. Gli Accueil sono l’ ancora di salvezza di tanti espatriati, o almeno il punto di partenza per costruire legami e uscire alla scoperta del nostro paese d’accoglienza. Tantissime attività sono organizzate e, in linea di massima, chi vi partecipa ha voglia di fare e socializzare.

Ovviamente mi sono buttata a pesce, iscrivendomi a mille uscite, scoperte , pranzi e chi più ne ha più ne metta.

Come quelle francesi ce ne sono di internazionali, e tutte hanno lo stesso fine ultimo: creare connessioni!

Poi c’è lo sport. Anche lo sport crea legami, classi di attività varia, prima e dopo le quali gli incontri sono sempre possibili. Allo stesso modo ci sono attività varie, corsi di ceramica, lingue, pittura su seta, insomma l’imbarazzo della scelta e senza scuse.

È facile dirsi non ho tempo, devo organizzare la casa nuova, o essere colti dalla pigrizia, mescolata alla paura di doversi trovare in situazioni nuove, con codici sociali sconosciuti. In questo si deve ritornare un po’ con quella spensieratezza e facilità tutta infantile che facilita i contatti senza grandi timori.

In realtà sono i primi passi quelli difficili, una volta impostata l’andatura, saremo felici e ci sentiremo sulla buona strada.

Tante energie, una buona dose di curiosità, e zero timori: il trio vincente.

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