Espatriare
/e·spa·trià·re/
intransitivo
Lasciare il territorio della patria, di solito per sempre o per lungo tempo

Sempre attuale il dibattito intorno alla definizione di espatriato. Sorrido quando qualcuno che vive all’estero ci tiene a sottolineare il fatto di non esserlo, terrorizzato soprattutto dall’essere accomunato a chi all’estero ci va perché mandato per un periodo temporaneo da una società che se ne prende a carico gran parte delle spese, se non tutte.
Fa riflettere questa “quasi” paura di essere “mescolati” con quella categoria di “migranti” che, agli occhi degli altri, hanno la vita facile e tutta lustrini e paillettes.
Fa sorridere perché tecnicamente che si abbia il pacchetto expat e un biglietto di andata e ritorno, o nulla di nulla e un biglietto posto ponte senza ritorno, tutti appartengono alla categoria degli espatriati. Tutti hanno lasciato la patria per un periodo più lungo di un viaggio, per uno, due, dieci o vent’anni. Non rende più bravi o più forti averlo fatto perché non accompagnati da certi vantaggi economici o supportati dall’inizio da un’azienda. Non esiste eroismo nell’espatrio o forse in un certo senso lo siamo tutti un po’ eroici!
Le sfumature dell’espatriare sono tante e sono esattamente le stesse di chi dal proprio paesello nativo non si è mai mosso. Salari e benefit diversi, così come sono diverse le esigenze stesse di ogni persona e di ogni famiglia.
Noi siamo espatriati ormai da tre decenni e lo siamo stati con tutte le formule e ibridi possibili, dal pacchetto a 360 gradi al vuoto cosmico, ma di una cosa sono sempre stata certa del fatto che lo fossimo, da quel primo volo con biglietto di sola andata per Parigi per me (per Londra per Paolo).
Definire gli individui per la traiettoria che prendono che li porta a varcare i confini del proprio paese è giusto, chiamarli espatriati è corretto, perché installandosi altrove lo sono diventati.
Definirli per quello che viene dato loro in termini economici, per fare questo salto, invece non è corretto. E non lo è definirli espatriati solo in base ai benefici che hanno.
Nei due casi si emigra all’estero per un periodo. Si hanno le stesse difficoltà e gli stessi benefici in termini di apertura mentale e sguardo sul mondo… Smettiamo allora di precisare, noi non siamo expat, perché lo siamo tutti, ma proprio tutti fuori dal nostro confort nazionale e fuori dai nostri confini!
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