Empty nester
UK /ɛm(p)tɪ ˈnɛstə/noun (informal, mainly North American English)
a parent whose children have grown up and left home .
Gli empty nester siamo noi, i genitori di figli adulti o quasi che hanno ormai preso il volo. Che poi i figli tornino sempre un po’ indietro come i boomerang, è un altro discorso. Gli empty nester dopo anni di onorato servizio come genitori a tempo pieno, lo rimangono, ovviamente, ma a tempo un po’ meno pieno. In poche parole possono spegnere il telefono senza grandi sensi di colpa. Possono dedicarsi ad altro, riaccendendolo con 20 chiamate non risposte, ma almeno non è il nido, la scuola, il maestro piano che attende il pargolo che si è autogiustificato l’assenza (vita vissuta).

L’empty nester praticamente ritorna ad essere com’ era prima dei figli ma con due cose in più: gli anni e il potere d’acquisto. Diciamo che l’aumento direttamente proporzionale dei due fa si che si viva questa nuova fase della vita con tanta, tantissima leggerezza e un bel po’ di entusiasmo.
Siamo certo più vecchi ma ancora abbastanza giovani per divertirci senza moltiplicare il divertimento per il numero di membri della famiglia, gli umori e i desideri della prole. In parole povere gli empty nester diventano anche un po’ egoisti e se lo meritano. Dopo anni di tempo pieno, a gestire personcine in crescita, sono ben felici di prendersi grandi parentesi di “penso solo a me e a noi due”.
Tornare a pensare coppia anche quando la coppia non è mai stata dimenticata, intendiamoci, fa un gran bene. Fa talmente bene che poi ci si prende gusto e si assapora con entusiasmo una fase che vista dai trentenni che eravamo poteva spaventare. O forse ci spaventava l’idea di averne 5O di anni e vedere la prole ormai quasi indipendente? A 30 anni è difficile proiettarsi in una fase della vita che sembra così lontana, ma poi quando man mano ci si avvicina, beh tutto ha un senso.
Si arriva preparati insomma.
Ha un senso che i figli prendano il volo. Come lo ha il fatto di accogliere questo vuoto riempiendolo con tanti pieni (un nuovo espatrio ad esempio).
Sarebbe terribile se una volta i figli partiti si rimanesse li a chiedersi e adesso?, senza essere capaci diciamo di reinventarsi. Certo succede, tante coppie scoppiano dopo che l’ultimo figlio ha varcato la soglia di casa. Ma sicuramente sarebbero scoppiate prima e un’idea di protezione della famiglia le ha tenute insieme. Non è la partenza dei figli che fa scoppiare, è il loro rimanere che non fa sparpagliare i cocci.
Comunque di empty nester gioiosi e felici se ne vedono a palate. E questo nonostante i pensieri negativi di tanti. C’è un punto fondamentale da assimilare : i figli non li facciamo, o non dovremmo farli, come l’unico scopo della nostra vita. Sono la gran parte ma poi c’è il resto.
I figli sono la cosa più bella che la vita possa donarci. Nel momento però in cui li abbiamo in braccio per la prima volta e incominciamo a farli crescere, dovremmo farlo con l’unico scopo di renderli persone indipendenti. Allevare dei Tanguy* non fa bene né a noi né a loro.
Comunque per chi si appresta a vederli volare fuori dal nido non preoccupatevi se li avete fidelizzati ritornano sempre, e ritornano in massa, moltiplicati, ed è belissimo. Poi ripartono anche e ritrovare la pace e il silenzio e il vuoto e quel nido solo di due, va bene, benissimo.
È una fase della vita alla quale si arriva, per forza e per fortuna. Come tutte le fasi va vissuta con entusiasmo, e la tristezza di quelle sedie vuote intorno al tavolo è ampiamente compensata dal vederli diventare adulti.
Noi comunque per sicurezza abbiamo anche messo un oceano tra noi e loro, mai ci ripensassero… Scherzo ragazze!!
* film francese uscito nel 2001 che racconta la storia di un giovane del quale, in poche parole, genitori non riescono a sbarazzarsi, continua a vivere in casa e non lo sopportano più.
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